Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 347.3674825, ecoinformazionicomo@gmail.com

La “sicurezza” di Salvini è sicurezza per le mafie

Sbaglia chi crede che il decreto Salvini sia solo uno strumento anticostituzionale di oppressione razzista contro i migranti. Il governo fascioleghista ha obbiettivi ancora più devastanti. L’azione governativa è contro i diritti di tutti e a favore delle mafie e della malavita organizzata. Basti notare come il Decreto Salvini attacca in nome della “sicurezza” la legalità per favorire le mafie e apre la strada alla restituzione al clan mafiosi di quanto la giustizia anche grazie all’eroismo civile di cittadini, cittadine e forze dell’ordine aveva sottratto alla violenza criminale. Una vergogna contro la quale si mobilitano Acli, Arci, Articolo 21, Avviso Pubblico, Centro Studi “Pio La Torre”, Cgil, Cisl, Uil,  Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Legambiente, Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e Usigrai.

«Appello delle Associazioni. No alla vendita dei beni confiscati, niente regali alle mafie e ai corrotti.   Ventitré anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di  approvare la legge per l’ uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le  forze politich e, che votarono all’unanimità la  legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a  cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le  ricchezze accumulate illegalmente.

Nel 2012 le scriventi organizzazioni sindacali e associazioni, nel segno della continuità di impegno  civile e responsabile, si sono rese promotrici del disegno di legge di iniziativa popolare “Io Riattivo  il Lavoro”, dalla quale è nato il testo di riforma del Codice Antimafia approvato nel novembre del  2017.  Oggi quell’impegno rischia di essere tradito. Insieme con quello profuso quotidianamente  dalle forze di polizia e dalla magistratura in materia di sequestri e confische. Nei prossimi giorni il Parlamento si accinge ad approvare il Decreto Sicurezza dove si prevede  l’estensione della vendita dei beni immobili confiscati a tutti i soggetti privati. E’ facile immaginare,  grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà  avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli  del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi a discapito dei diritti  e della dignità  delle persone. La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di  fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. Ed il  ritorno di quei beni  –  a causa di  cautele  insufficienti e inadeguate  –  nelle disponibilità dei clan a cui  erano stati sottratti  avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle Istituzioni.    Per queste ragioni chiediamo al Parlamento che la vendita venga considerata in maniera chiara e  in equivocabile una extrema ratio (con procedure e controlli più stringenti) e  non  una scorciatoia per  evitare le criticità che si riscontrano nella destinazione e assegnazione dei beni.

Chiediamo al Parlamento di rafforzare, piuttosto, l’azione di aggressione ai patrimoni delle mafie e  della criminalità economica/finanziaria e di dare concreta attuazione alle norme che stabiliscono la  confisca di beni ai corrotti. Non vendiamo quei beni confiscati che creano opportunità e rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile e responsabile, onesta e coraggiosa, come dimostrano le oltre 800 realtà dell’associazionismo, del volontariato e della cooperazione sociale impegnate in tutta Italia nella  loro concreta restituzione alla collettività e che hanno saput o superare  –  assieme ai rappresentanti  istituzionali e degli enti locali  –  quelle criticità che appaiono a volte insormontabili.    Chiediamo, infine, un rafforzamento complessivo dell’Agenzia nazionale e che la  costituzione dei  tavoli provinciali per le azi ende sequestrate e confiscate non sia lasciata alla discrezionalità delle  Prefetture come invece recita in modo chiaro il testo in vigore del Codice Antimafia. Chiediamo, altresì, che i fondi pubblici per gli investimenti e per l’accesso al credito costituiti nel 2016 siano resi pienamente operativi così come la previsione di risorse dedicate ai progetti di  riutilizzo sociale a favore degli Enti pubblici destinatari dei beni e delle associazioni/cooperative  assegnatarie. In questo senso si possono utilizza re i proventi delle vendite dei beni, laddove si  realizzino seppur in ultima istanza, come previsto dal l’emendamento approvato dalla Commissione  Affari Costituzionali del Senato per sostenere finanziariamente i Comuni nella loro azione di presa  in carico d ei beni confiscati. Ma si deve fare molto di più. I n particolar modo si possono utilizzare  tutte le liquidità già disponibili del Fondo Unico Giustizia e quelle dei programmi nazionali e  regionali delle politiche di coesione, inseriti nella Strategia nazionale per la valorizzazione dei beni  sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, approvata la scorsa settimana dal Comitato  interministeriale per la programmazione economica.    Un appello a tutte le forze politiche in Parlamento perché  si fermino e  ripensino quanto stanno per  votare e  considerino  le proposte che, forti della esperienza accumulata e nello spirito di  collaborazione, le scriventi organizzazioni sindacali e associazioni hanno sempre evidenziato. Non  possiamo rischiare che il provvedimento si  traduca in un ulteriore “regalo” alle mafie». [Acli, Arci, Articolo 21, Avviso Pubblico, Centro Studi “Pio La Torre”, Cgil, Cisl, Uil,  Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Legambiente, Libera . Associazioni, nomi e  numeri contro le mafie  e Usigrai]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 5 novembre 2018 da in antimafia con tag , .

Arci ecoinformazioni

Circolo Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 327.4395884, ecoinformazionicomo@ gmail.com, www.ecoinformazioni.it. Registrazione Tribunale di Como n. 15/95 del 19.07.95. Direzione: Fabio Cani, Jlenia Luraschi, Andrea Rosso, Gianpaolo Rosso (responsabile). Proprietà della testata Associazione ecoinformazioni - Arci. Consiglio direttivo: Fabio Cani (presidente), Gianpaolo Rosso (vicepresidente), Jlenia Luraschi (tesoriera), Michele Donegana, Marisa Bacchin.

Benzoni gioielli Benzonibijoux

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: