La riscoperta di Marx e le sfide della sinistra

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In sala Villa, l’11 gennaio sera,ad Albate, Paolo Ferrero, vicepresidente del Partito della sinistra europea, ha presentato il libro, scritto con Bruno Morandi: Marx oltre i luoghi comuni [2018, Deriveapprodi, 14 euro].Ad accompagnarlo nella presentazione, Antonello Patta, segretario regionale di Rifondazione comunista, che ha organizzato la serata. 

[Presto on line suecoinformazioni articolo e video di Massimo Patrignani].

L’incontro, molto partecipato, si è svolto su più piani: dall’analisi del pensiero marxista ( nel 2018 correva il duecentenario della nascita del pensatore) alla situazione economica contemporanea, passando inevitabilmente per la diagnosi della sinistra italiana ed europea in un’epoca storica decisamente poco favorevole. Il libro è stato scritto da Ferrero allo scopo di creare un contributo fruibile da tutti, in linea con il film Il giovane Marx [2017] quanto a comprensibilità e accessibilità al grande pubblico. Si divide in tre sezioni: una prima biografica, una teorica, scritta da Morandi, e una finale sul filosofo-economista oggi, un tentativo di superare i luoghi comuni che circondano la sua figura fraintendendone il messaggio. L’eredità marxiana è attuale oggi quanto nell’800, quando è stata prodotta. Marx si avvicinò alla realtà sociale nel corso della propria esperienza alla In sala Villa, l’11 gennaio sera,ad Albate, Paolo Ferrero, vicepresidente del Partito della sinistra europea, ha presentato il libro, scritto con Bruno Morandi: Marx oltre i luoghi comuni [2018, Deriveapprodi, 14 euro].Ad accompagnarlo nella presentazione, Antonello Patta, segretario regionale di Rifondazione comunista, che ha organizzato la serata.Gazzetta renana; da lì ebbe inizio una vita da radicale democratico, fatta di peripezie in giro per l’Europa, vita in condizioni pessime nonostante i prestiti dell’amico Engels e fogli di via dovuti alla sua attività politica che lo portò più volte, come nel caso della Comune parigina del 1871, ad aderire a movimenti che sapeva destinati a fallire pur di aderire al moto delle masse popolari.
Sono questi i presupposti da cui parte l’analisi sociale di Marx, un lavoro enorme (100.000 pagine pubblicate, altrettante inedite) che ha come elemento portante il tentativo di dare scientificità allo studio della storia, superando l’idealismo di Fichte, Schelling ed Hegel in nome del materialismo storico.

Lo studio di Marx, secondo molti, è cristallizato nel proprio tempo. Ferrero è in disaccordo con questa tesi: secondo il politico, Marx è universale, declinabile in qualunque tempo e talmente preciso nella propria trattazione da essere letto da quelli che il relatore ha definito “padroni”, i “ricchi”.
La crisi del 2007/2008 è stata analizzata ai vertici del capitalismo proprio in base a Il capitale.
Se però l’autore di Treviri parla di un capitalismo che consente inediti risultati in termini di produzione e quindi di benessere per l’umanità, gli sviluppi concreti dell’economia vedono una maldistribuzione della ricchezza che porta alla povertà di molti e alla ricchezza esagerata di pochi. Ciò che doveva far uscire l’uomo dalla condizione di bisogno, stato che sarebbe stato nuovo nella storia umana e che avrebbe separato definitivamente l’umanità dalla bestialità, è diventato in realtà un mezzo di disuguaglianza, sfruttamento, sofferenza e crisi.

L’accumulo privato di ricchezza è innaturale per molti motivi: se da un lato crea una sospensione finanziaria in cui la ricchezza diventa inutile, non viene impiegata e ristagna, sul piano di chi non la possiede corrisponde a insicurezza e guerra tra poveri.
Il bivio marxiano tra benessere e barbarie sembra vedere il genere umano dirigersi convintamente verso la seconda opzione; e non sarebbe la prima volta.
Già la Belle époque (1900-1914) aveva caratteri simili a quelli odierni e ha portato alla Grande guerra prima e poi, nel corso di appena vent’anni, al Secondo conflitto mondiale.
Oggi le potenze più a rischio sono gli Stati uniti e la Cina, legati da un rapporto ciclico che vede l’acquisto di prodotti cinesi di fatto scambiati con titoli di stato americani, per non bloccare la finanza; se il dollaro perdesse forza a fronte dell’avanzata del gigante orientale, non è detto che gli Stati uniti accettino di cedere la corona mondiale.

L’analisi di Marx offrirebbe una soluzione a questa situazione, ma il capitalismo è stato abile, dice Ferrero, a far credere che la situazione corrente sia l’unica possibile.
Una sinistra marxista dovrebbe saper non solo discutere con chi aderisce o anche semplicemente crede a questa visione, ma anche sapergli spiegare le contraddizioni della realtà in cui si vive.
Un esempio in questo senso è quello dei migranti: se viene fatto credere che non ci sia abbastanza ricchezza per tutti e che con l’arrivo di qualcun altro verrà tolto a chi possiede già poco, è evidente che costui non vorrà dividere i suoi averi con un estraneo. Ma, nel caso specifico italiano, la situazione è tutt’altro che di carestia. Secondo le cifre riportate dal relatore, l’Italia ha un debito privato (quello delle imprese) pari a 8 miliardi di euro; la Germania ha invece 4 miliardi; il debito pubblico italiano è pari a un quarto di quello privato. Il problema non è dunque che c’è mancanza di ricchezza, ma che la ricchezza è mal distribuita.

In questo discorso, che si allontana dalla teoria marxista ma non perde di vista il suo risvolto pratico, la creazione di una coscienza di classe tra i “non ricchi”, è fondamentale il linguaggio.
Termini come “proletariato”, “padroni”, “ricchi” o “sfruttati” sono usciti dal vocabolario comune, sia perché sostituiti dalla classe dirigente con altri termini (“imprenditori”, “collaboratori”, “dirigenti”) sia perché le classi a cui si riferiscono non si riconoscono in essi; quale operaio, quale infermiere vorrebbe sentirsi dire che è un proletario?
La sfida della sinistra, nelle parole di Ferrero, si dipana allora su vari livelli legati. Il primo, quello semantico della riappropriazione e ricreazione del linguaggio, è stato appena descritto.
Ad esso si affianca una questione politica, vale a dire la creazione di una nuova unione di classe che sappia confrontarsi, anche in termini di rivolta se necessario, con i padroni.
Il terzo fattore chiave della ripresa della sinistra è quello economico. La lotta contro la disuguaglianza economica deve avere come scopo la redistribuzione della ricchezza e la nascita di un nuovo sistema che porti benessere all’intero genere umano.
Infine l’argomento della serata, la riscoperta, il ricordo e il commento di Marx invocano una revisione ideologica e metodologica: la sinistra deve ristudiare la realtà e la storia per comprendere e reinterpretare i problemi della contemporaneità; una via per farlo è sicuramente quella di diventare più trasversale, universale tra le vittime del furto capitalista, indipendentemente dalla loro ideologia, e critica verso la sinistra borghese e chi ha interessi nel mantenere lo status quo liberista.
Un’impresa che appare quantomeno difficile. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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Su Marx ecoinformazioni ha svolto un’importante iniziativa al Volta di Como. Vai all’artcolo e ai video dell’iniziativa.




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