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A Milano continua la lotta/ No CPR, mai più lager

Sabato 16 febbraio le strade di Milano si sono di nuovo riempite di gente, dopo l’1 dicembre 2018, per il secondo atto della lotta contro l’apertura del cpr di via Corelli voluto dal governo in ottemperanza al decreto Minniti, che prevede l’istituzione di un centro detentivo per persone migranti in ogni regione italiana.

Più di cinquemila persone, moltissimi giovani (un intero “spezzone”, allegrissimo, formato da studenti), hanno risposto alla chiamata della rete Mai più lager e hanno sfilato da piazzale Piola a piazza Leonardo da Vinci, attraversando zone nevralgiche del meticciato cittadino, come via Padova, Lambrate e Città studi.
Il corteo non ha toccato via Corelli simbolicamente, per sottolineare l’intenzione di opporsi non alla specifica decisione, ma all’intero apparato politico di Salvini, del governo gialloverde e di tutte le manifestazioni di razzismo, classismo e discriminazione.

La manifestazione, che si è mossa intorno alle tre, ha avuto un primo momento caldo a piazzale Loreto, quando dal carro alla testa del corteo è stato lanciato un appello per l’apertura dei porti e la fine delle morti dei migranti. Se si sono ridotte in mare è solo perché i blocchi in Libia si sono inaspriti e sono sempre di più le persone recluse nei campi di prigionia e tortura delle coste libiche.
Invece di chiudersi, l’Europa dovrebbe essere aperta e accogliente, non respingere le persone migranti negando loro l’asilo e il permesso di soggiorno.


Il corteo in via Padova

In via Padova il discorso è proseguito in termini se possibile ancora più drastici: chi non muore in Libia o in mare viene sottoposto a snervanti e interminabili procedure burocratiche, spesso concluse con il rifiuto della richiesta d’asilo.
Se lo stato distingue tra cittadini di serie a e persone di serie b da cancellare, discriminare, rifiutare, gli antirazzisti si schierano con il secondo gruppo: è stato allestito, in via Padova, un campo provvisorio con tende e sacchi a pelo, e alla testa del corteo sono stati distribuiti dei permessi di soggiorno negati che i manifestanti hanno bruciato.

Via Padova è una zona multietnica, spesso accostata dalla stampa locale a malavita e delinquenza.
Il corteo l’ha attraversata per evidenziare che quello che per i media e per Salvini è un campo di battaglia per far scontrare bianchi e neri e per mettere poveri contro più poveri, per chi si oppone a queste logiche una zona come questa è terreno fertile di meticciato, integrazione e scambio culturale.

La manifestazione ha vissuto anche un momento di silenziosa commemorazione quando si è giunti in corrispondenza della lapide dedicata a Fausto e Iaio, uccisi dai fascisti; il corteo si è fermato, in una sorta di minuto di silenzio commosso e rabbiosamente antifascista.

Il corteo è poi giunto all’ultima tappa prima del finale in piazza Leonardo da Vinci: Lambrate/Città studi.
Qui è stata inscenata la vera e propria protesta contro i Cpr, con la testa del corteo che è stata avvolta con della rete arancione da cantiere, che l’ha imprigionata come le barricate che imprigioneranno i migranti nel futuro cpr di via Corelli.
Davanti ai prigionieri, poi liberati, è stato scritto “Mai più cpr. Mai più lager.”

Il corteo è poi arrivato in piazza Leonardo da Vinci, dove è stata rilanciata la prosecuzione della lotta contro ogni razzismo e ogni fascismo, a Milano come ovunque.

Tra gli interventi finali anche quello di Annamaria Francescato, portavoce della rete Como senza frontiere, che partecipa alla rete No CPR e che insieme ad altre organizzazioni comasche ha partecipato alla al corte di Milano

[Pietro Caresana, ecoinformazioni – fotografie di Pietro Caresana e Fabio Cani, ecoinformazioni]

Altre immagini del corteo di Milano.

Annamaria Francescato di Como senza frontiere durante l’intervento in piazza Leonardo
Lo striscione No CPR in piazza Leonardo da Vinci, alla fine del corteo

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