Video/ Fff denuncia le prese in giro del Comune di Como e lotta per l’ambiente

Con una comunicato [Riportato integralmente in basso] diffuso nella mattina del quarto sciopero globale Fridays for future denuncia che la trattativa con il Comune non può continuare perché la Giunta Landriscina non l’ha mai iniziata. Nella manifestazione di oggi solo alcune centinaia di persone ma grande chiarezza sulle politiche necessarie per salvare la vita sul pianeta Terra lottando anche contro la cattiva politica che ha determinato l’attuale stato di cose. Piena la collaborazione con l’Unione degli studenti con Fff Como che invita a lottare per l’ambiente fuori della scuola e per quello dentro le scuole nelle quali ragazzi e ragazze hanno il diritto di essere menti e corpi insieme. L’ambientalismo scientifico e l’innovazione didatti della scuola come ambiente sono afcce diverse della stessa proposta di futuro. Già on line sul canale di ecoinformazioni i video delle iniziative del mattino. Presto on line gli altri appuntamenti del 29 novembre: assemblea e nuovo corteo.

« Fridays for future abbandona il “tavolo” con il Comune. «Siamo delusi: ormai abbiamo capito che l’Amministrazione non ha alcuna intenzione di istituire una consulta per l’Ambiente, che è invece indispensabile per la città»
La comunicazione inviataci dal sindaco Mario Landriscina il 27 novembre us., in risposta alla nostra sollecitazione a darci una risposta chiara e definitiva sulla istituzione di una consulta comunale sull’Ambiente, ci ha deluso e definitivamente convinto che l’Amministrazione non ha alcuna volontà politica di procedere in questa direzione. 
Pur ringraziando il primo cittadino per l’apertura – purtroppo rivelatasi soltanto formale – dimostrata nei nostri confronti, riteniamo dilatorie le sue considerazioni sui tempi necessari e pretestuosamente depistanti i suoi inviti, prima a partecipare a una commissione consiliare, poi a coinvolgere l’Amministrazione provinciale. 
«Non ho preclusioni personali riguardo all’istituzione della Consulta che esigete – ci scrive il sindaco – ma prevedo un percorso dai tempi necessariamente ragguardevoli sia per la predisposizione di un opportuno regolamento e relativa approvazione in Consiglio Comunale, sia per i presupposti che dovranno disciplinarne i contenuti e ancor prima definire i criteri e i requisiti di accreditamento dei Soggetti che faranno richiesta di  partecipazione sulla base della loro rappresentatività, oltre che individuare le modalità di funzionamento di questo Strumento».
Non abbiamo dubbi che l’iter costitutivo sia laborioso, ma desideriamo ricordare che la nostra richiesta avrebbe potuto avere corso la prima volta che l’assessore all’Ambiente Marco Galli portò il nostro documento in Giunta, cioè nel lontano luglio scorso. Ci chiediamo quindi perché si è invece preferito lasciare trascorrere tutto questo tempo.  
«Certamente il Comune di Como riveste una notevole importanza sul piano dell’interesse territoriale – continua il sindaco – ma con spirito esclusivamente collaborativo vi propongo una riflessione sulla opportunità di estendere l’ambito di azione coinvolgendo l’Amministrazione Provinciale di Como quale Soggetto espressione di un’area necessariamente più ampia e significativa anche in termini di partecipazione attiva delle altre Amministrazioni».
Il coinvolgimento di un numero maggiore di Amministrazioni non può che vederci favorevoli, ma se il sindaco si mostra colto da questa “illuminazione” non all’inizio del dialogo con noi, ma solo dopo tutti questi mesi, ci viene il dubbio che ci abbia rivolto questo suggerimento non tanto per «spirito esclusivamente collaborativo», quanto per sottrarsi all’istituzione di una consulta cittadina.
Del resto la trattativa con il Comune ci era apparsa complicata fin dall’inizio, quando nel giugno scorso il nostro gruppo presentò un’istanza di Dichiarazione di emergenza climatica e ambientale, collegata a una serie di misure ecosostenibili da applicare in città. Inviammo la stessa istanza a tutti i comuni della provincia, tre dei quali (Limido comasco, Casnate con Bernate e Bregnano) nelle settimane successive decisero di aderire.
Ma il sindaco gelò la nostra delegazione: prima, negando l’esistenza di una emergenza climatica ormai riconosciuta dalla quasi totalità degli scienziati; poi, sottraendosi alla indubbia valenza politica di questo atto («Io non faccio politica», ci aveva detto); infine subordinando la realizzazione di una parte delle misure da noi richieste all’«evoluzione dei vostri rapporti con l’Amministrazione comunale», come se l’introduzione di correttivi per contrastare i cambiamenti climatici dipendano non dalla necessità e urgenza richiesta dalla situazione, bensì dal nostro comportamento con il Comune.
A riprova del nostro desiderio di stabilire un rapporto costruttivo e volto all’azione, noi evitammo di ritenere pregiudiziale la Dichiarazione di emergenza climatica – per quanto essa possa considerarsi un valore fondante per il nostro Movimento -, rispettammo pazientemente i tempi dettati Galli e dal sindaco, accettammo di proseguire comunque la contrattazione con la richiesta di istituzione di una consulta per l’Ambiente, già promossa da numerosi altri comuni italiani. Ovvero un organismo consultivo e propositivo delle azioni programmatiche e progettuali dell’Amministrazione comunale in campo ambientale, con il compito di facilitare la promozione della tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile.
Dopo altri mesi di attesa, al termine dell’estate il vicesindaco Adriano Caldara (in rappresentanza del sindaco, quel giorno assente) con l’assessore Galli ci dissero che l’ipotesi di Consulta era inadeguata alle necessità da noi rappresentate, e che la soluzione migliore sarebbe stata una nostra partecipazione attiva nella commissione consiliare 2 (con competenze su Ambiente ed Ecologia), costringendoci a rivedere ancora una volta la nostra richiesta e a documentarci su meccanismi amministrativi di non immediata intelligibilità per i non addetti ai lavori.
I nostri approfondimenti ci hanno però convinto che, trattandosi di un organismo interno composto da soli consiglieri comunali, l’eventuale nostra partecipazione alla commissione sarebbe stata limitata al ruolo testimoniale di semplici uditori. Per tale motivo il 25 novembre abbiamo ribadito al sindaco la nostra convinzione che ciò che oggi serve davvero alla città di Como sia una Consulta per l’Ambiente.
Ma il sindaco Landriscina vede evidentemente in questo strumento di partecipazione democratica un rischio politico per la sua Giunta, perché nella sua risposta, già citata, confida «che abbiate maturato la vostra scelta nella piena autonomia che vi contraddistingue, poiché, qualora non  risultasse espressione di un libero pensiero, diverrebbe condizionante». E insiste auspicando «un proficuo confronto che ritengo debba restare estraneo a logiche viziate da provenienze e concezioni potenzialmente strumentalizzabili», adombrando evidentemente l’ipotesi che la nostra istanza sia eterodiretta e il nostro gruppo composto da giovani attivisti politicamente manipolati.
Invitiamo quindi il sindaco, che si preoccupa di una nostra possibile strumentalizzazione, a iniziare a guardare in casa propria. Perché se tentativi vi siano stati di manipolare, differire e infine depistare le nostre istanze, ci risulta siano venuti proprio dal Comune, al quale ci siamo sempre rivolti con fiducia e osservanza.  
Rimaniamo fermamente convinti che la dichiarazione di emergenza climatica e l’istituzione di una consulta sull’Ambiente siano atti necessari e urgenti da introdurre nella nostra città. La Scienza afferma che per riuscire a salvare il pianeta – ovvero il futuro di tanti giovani come noi e dei nostri futuri figli di cui la cattiva politica si è impossessata – mancano soltanto dieci anni: il sindaco e l’intera cittadinanza devono sapere che spendere ben cinque dei nostri mesi in trattative dalle quali non siamo riusciti a ottenere nulla per la città è una enormità che non vogliamo e non possiamo permetterci ulteriormente». [Fridays for future – Como]

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