Sardina a chi?

Quando domenica 24 novembre è stato creato il profilo fb “6000 sardine Como” c’erano quattro persone animate dal motore dell’indignazione e dal desiderio di emulare i successi delle sardine di Bologna; dopo dieci giorni il profilo ha più di quattromila sostenitori e centinaia di attivisti e attiviste del web. In comune abbiamo scoperto uno stato d’animo ampiamente condiviso, il desiderio di ritornare nello spazio pubblico con un linguaggio e un discorso differenti, con valori positivi, capaci di unire e non di separare, con obiettivi politici che sembrano minimi, ma che sono alla radice della democrazia.

Andiamo con ordine e proviamo a ricostruire il percorso per parole chiave. Le sardine non sono (ancora) un movimento nel senso socio-politico del termine, non hanno ancora un programma né un obiettivo di media durata e quindi non è calcolabile una ipotetica ricaduta elettorale; sono uno stato d’animo collettivo che è maturato negli anni dalla consapevolezza che la dimensione irrazionale aveva ormai colonizzato lo spazio pubblico e che serviva un nuovo racconto capace di ridare dignità ai valori fondanti la democrazia. Il lessico pubblico degli ultimi decenni si è andato impoverendo, è divenuto affermativo, assertivo e ha perso la dimensione del dubbio e della critica dialettica, con il risultato che dall’inutilità della cultura dell’era berlusconiana si è arrivati alla dannosità della cultura dell’era salviniana, aspetto questo che ha anche un risvolto nel mondo del lavoro nel caso di giovani che nascondono la loro formazione pur di trovare lavori manuali. L’antifascismo non è una formula vuota e retorica, né tesa a ribadire che la Costituzione è nata dalla Resistenza, cosa per altro sacrosanta e importante, ma la constatazione che nella società stanno crescendo comportamenti che legittimano l’omofobia, l’intolleranza, il razzismo, la xenofobia, l’incitamento all’odio on line, l’antisemitismo. Il fascismo non è soltanto il nome di una formazione socio-politica storica italiana, ma un sentimento e un comportamento già presenti in Italia prima del 1922, quindi l’antifascismo delle sardine si rivolge prima di tutto all’antropologia di una parte dell’Italia a cui le estreme destre guardano come base di consenso. L’individualismo è la cifra del nostro tempo, ma viene dalla cultura liberale storica, non l’ha inventato Berlusconi né Salvini; forse qualcuno ricorda che già nell’era craxiana si cominciò a parlare di un individuo che diviene imprenditore di se stesso. In questa concezione non esiste una dimensione collettiva né l’idea che la felicità pubblica sia un risultato sistemico e condiviso, appare piuttosto come una condizione economica di cui vantarsi, non a caso si usa da trent’anni il termine “successo”. La scelta dell’immagine della sardina è l’affermazione della dimensione collettiva nello spazio pubblico, della sua forza capace di influire sull’immaginario collettivo. Conseguenza di questa visione individualistica della vita, della politica, dell’economia, vi è l’idea di un uomo solo al comando (e non donna!),cioè che un uomo dotato di particolare carisma possa in un momento di difficoltà risollevare le sorti di un paese. Berlusconi, Renzi, Salvini sono stati artefici e vittime di questa cultura che è fortemente rappresentata nei paesi del mediterraneo e latini americani; è una visione della politica che testimonia un deficit di democrazia e che i corpi intermedi della società, che sono stati un anello importante di congiunzione tra stato e individuo, hanno perso nel tempo capacità critiche e dinamismo. Le sardine sono la dimostrazione che è ormai cresciuta una nuova generazione di cittadini europei che chiede spazio e voce e sarà in grado di rigenerare nuovi corpi intermedi. Per anni la sociologia ci ha spiegato che le nuove generazioni erano schiacciate sul presente, senza memoria, radici e senza speranza per il futuro. Credo che le sardine pongano il tema del “futuro”, consapevoli delle forti radici costituzionali e antifasciste, dicano cioè “noi ci siamo, e vogliamo riprendere il futuro nelle nostre mani”. Ecco perché si può parlare di un diverso racconto del presente che non vuole soltanto contrapporsi alla narrazione leghista di una società di homo homini lupus; esiste una parte della società italiana, e non è minoritaria, che guarda ai valori umani, alla cultura dei diritti, alla salvaguardia dell’ambiente come saperi fondanti di un diverso patto sociale. Allora sardina a chi? [Marco Lorenzini, ecoinformazioni] [Dal sito di ecoinformazioni https://sullorlodelcraterehome.wordpress.com/ ]

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