Nazra: da Balerna uno sguardo sulla Palestina

Nazra in arabo significa sguardo. È il nome che è stato dato a un festival indipendente e autoprodotto ideato in Italia da alcune associazioni che sostengono i diritti palestinesi e dedicato appunto a cortometraggi che raccontano la realtà dell’occupazione in Cisgiordania e a Gaza.

Come tutte (o quasi) le iniziative nate dal basso non gode di troppa eco sui principali mezzi di comunicazione e quindi non è facile accedere alle sue proposte. Ed è un vero peccato, perché le opere presentate a questo festival sono di grandissimo valore e di grandissimo interesse. Quindi è stata un’occasione veramente importante quella offerta a Balerna (pochi chilometri passato il confine elvetico) dall’Associazione di Cultura Popolare e dall’Associazione Svizzera Palestina sabato 18 gennaio per vedere una selezione di video presentati (e premiati) alle prime tre edizioni del Festival.

Monica Macchi

Introdotti con competenza, misura ed efficacia da Monica Macchi, collaboratrice del festival Nazra e grande esperta di Medio Oriente e di Palestina in particolare, i video proiettati a Balerna hanno offerto una panoramica ricca e stimolante non solo sulla situazione attuale in Palestina (nelle zone occupate ma anche in Israele) ma anche sul fermento culturale della produzione cinematografica palestinese (all’interno della quale hanno un ruolo fondamentale i giovani e le donne), che nonostante le ristrettezze e le limitazioni imposte dal regime di occupazione militare sa trovare modi di espressione straordinari.

La selezione ha spaziato dai documentari “classici” di denuncia delle criticità della vita quotidiana palestinese (con una presenza insistita dell’esperienza dei checkpoint ), a riflessioni sulla storia della Nakhba e della Palestina prima della fondazione dello Stato di Israele, fino a elaborazione narrative di grande malinconia ma anche di liberatorio humor.

Un’inquadratura del video Ave Maria di Basil Khalil

Tra tutti, il più straordinario ci è sembrato Ave Maria del giovane Basil Khalil (attualmente residente a Londra): racconto di un surreale incontro-scontro tra una famiglia di coloni ebrei e una piccola comunità di suore carmelitane votate al silenzio, proprio all’inizio dello Shabbath, e alle prese con le rispettive rigide regole…

The parrot (Il pappagallo) di Darin J. Sallam

Con efficace piglio narrativo, The Parrot (Il pappagallo), della regista Darin J. Sallam, racconta della stratificazione della società israeliana, dove gli immigrati di area sefardita (i Mizrahim) sono evidentemente, e fin dalle origini, marginalizzati rispetto ai più facoltosi e culturalizzati askenaziti.

Rana Alamuddin nel video Bomboné di Rakan Mayasi

Bomboné affronta il tema dei “rapporti di coppia” attraverso le sbarre delle carceri israeliane: marito e moglie (interpretati da Saleh Bakri e Rana Akamuddin, capaci davvero di comunicare attraverso un gesto o uno sguardo un intero mondo) sono costretti al contrabbando di sperma pur di riuscire ad avere un figlio e non rinunciare quindi al loro sogno di futuro.

Ma bisognerebbe ricordare anche altri video, tutti utili per farsi un’idea meno approssimativa della situazione in Palestina (bisogna almeno citare High Hopes Grandi speranze – che con materiali d’archivio segue il fallimento degli accordi di Oslo attraverso la parabola dell’oppressione dei beduini palestinesi – con una toccante testimonianza del grande Eduard Said); tutti infatti fanno parte della lotta del popolo palestinese per affermare i propri diritti, tra cui anche quello all’espressione culturale.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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