L’ambientalismo dei ricchi

Confindustria e Officina Como, martedì 21 gennaio hanno organizzato la presentazione del Manifesto per il clima con un incontro pubblico dal titolo “Un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica”, che ha richiamato un pubblico folto ed eterogeneo per ascoltare il Presidente Aram Manoukian, Paolo De Santis e Barbara Minghetti di Officina, ed i due relatori, Fabio Renzi di Symbola e Daniele Petrini di Federchimica. Un tema interessante, una serata deludente.

Se ne esce, dalla serata, con tre punti fermi:

1) la consistenza del conto in banca influisce in modo determinante sulla percezione dei problemi;

2) la pervasività del pensiero unico liberista è enorme ed invade anche il mondo ambientalista;

3) il provincialismo della classe dirigente comasca è cronico.

Serata classica, con il saluto del padrone di casa e le brevi introduzioni dei co – organizzatori. Lo spunto rilevante è il giudizio di Manuokian su Greta: “fa tenerezza per la sua giovane età”, dice testuale il capo degli industriali comaschi. Un’analisi sociopolitica sicuramente compressa dai tempi brevi dell’intervento. Meglio così, su tempi più lunghi avrebbe potuto persino fare e dire di peggio.

Fabio Renzi, un passato in Legambiente, oggi guida la fondazione Symbola. Il lettore potrà trovare qui tutte le news su questa Fondazione che produce ogni anno interessanti report in materia ambientale e non solo.

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La sua Italia in 10 selfie è una bella raccolta di cose positive (che ovviamente nessuno nega e che anzi è giusto evidenziare), dalle quali trae la conclusione che la sfida al cambiamento climatico possa essere vinta. Anzi, che più che una sfida sia una grande opportunità per riformare in profondità il Paese, e che questa grande riforma possa molto basarsi sulla forza trasformatrice dei “mercati”, fino ad azzerare nel 2050 le emissioni di CO2, se assecondata da “politiche serie e lungimiranti”

In questa cornice ecumenica, trovano posto l’enciclica papale (che, “badate bene, è integrale ma non integralista”) e lo “straordinario fenomeno di Greta”. Anche per Renzi la ragazza è un’ingenua però “ha dietro un vento, l’idea che il momento è giunto, la stessa di 181 manager” a vocazione ambientalista.

Ottimismo dunque! C’è il piano Europa verde della nuova Commissione, c’è l’Italia dei 10 selfie dove si riesce a fare innovazione persino nell’opera lirica, dove avanzano processi di culturalizzazione dell’economia (a noi sembrano piuttosto processi di economizzazione della cultura n.d.r.), dove abbiamo 432mila imprese Green con la Lombardia regione leader e Como ben messa nella classifica regionale, sesta con 4251 imprese.

Senza scordare il quadro generale: siamo pur sempre un paese con un surplus manifatturiero superiore a 100 mld. di dollari, il quinto al mondo in questa graduatoria, e siamo i campioni nell’economia circolare, con una percentuale di riciclo del 79% contro una media europea del 39%, con 70mila agricoltori biologici.

In conclusione, non ci sarebbe tanto bisogno di scendere in piazza per rivendicare, quanto piuttosto di continuare su una strada già tracciata, magari con più appoggio da parte della politica.

Sarà, ma qualcuno la vede diversamente, a cominciare dalla delegazione di FFF che, sollecitata ad intervenire, non si fa certo pregare. Prendono il microfono in tre, con tre tagli diversi, competenti, motivati, per niente a disagio nell’ambiente ovattato che li ospita.

Francesco studia fisica all’Università e fa fatica a condividere gli inviti al coraggio e alla fiducia che arrivano dal palco. Il suo sguardo è globale, ricorda che al calo delle emissioni in Italia corrisponde un aumento su scale mondiale e sottolinea che la relazione ha completamente trascurato questa interconnessione, così come si è trascurato il fatto che l’Italia subisce più di altri  gli effetti del riscaldamento globale. Non può assolutamente bastare l’impegno di una parte del mondo industriale. serve quindi molta più politica, buona politica!

Carlo rifiuta l’etichetta di ingenuo e dimostra di non esserlo affatto. mette sul tavolo il tema dell’estrattivismo, dello sfruttamento intensivo delle risorse naturali, ammonisce che circolano studi che riducono a soli 8 anni il tempo a disposizione per invertire la tendenza; non ha timore ad evocare l’estinzione della specie e, allo stesso tempo a ricordare i diritti della altre specie viventi; contesta i dati sul riciclo della plastica, che di fatto sarebbe un semplice compattamento, ricordando che a livello mondiale siamo solo al 4%, mentre il 96% è disperso per mare e per terra.

Un terzo giovane “bacchetta” con educazione  l’inganno comunicativo che viene messo in campo quando si parla delle plastiche e mette l’accento sulla necessità di combattere la cultura e la pratica dell’usa e getta.

Renzi, con i suoi equilibrismi tra integrale e integralista, appare molto distante da questa radicalità. Ai rilievi dei giovani, qualche attempato sessantottino potrebbe aggiungere il silenzio sul contributo all’inquinamento delle spese militari; oppure l’assoluta mancanza di riferimenti al tema delle disuguaglianze, che pure nel Manifesto è ben presente ma in casa Confindustria è sempre meglio non evocare; oppure il disinvolto sorvolare su aspetti geopolitici di primaria importanza.

Per non parlare, poi,  dell’esponente di Federchimica che scivola anche sulla buccia di banana della differenza di genere. Tutto preso a difendere la plastica, ci ricorda le magnifiche sorti progressive del Moplen, che avrebbe alleviato lo sforzo fisico della massaia-lavandaia. Ottimo esempio di patriarcato industrialista: io ti faccio fare meno fatica, tu continua a lavare i panni e a stirarmi le camicie.

Spazio anche per  uno dei re della seta comasca, che ha piantumato 2000 alberi in due anni  grazie ai led installati nella sua azienda, con la bolletta elettrica che si è ridotta del 64%. Si fosse fermato qui, avrebbe meritato un grande applauso. Ha aggiunto però che con quel il risparmio potrebbe assumere 20 persone. Alle sue spalle, un giovane irriguardoso ha mormorato “perché non lo fai?” ma la voce era forse troppo flebile per ottenere una risposta.

Sia chiaro: ogni passo, ogni azione che contrasti l’emergenza climatica è positiva. Ben venga il Manifesto, ben vengano tutte le alleanze e tutti gli sforzi. Ma, come sottolinea sempre Guido Viale, serve un cambiamento radicale, non una spruzzata di verde. Greta l’ha capito perfettamente, altro che ingenua! [Massimo Patrignani, ecoinformazioni] [Dal blog di ecoinformazioni Periferie].

2 thoughts on “L’ambientalismo dei ricchi

  1. Caro Massimo Patrignani, in merito al passaggio che mi vede coinvolto: Spazio anche per uno dei re della seta comasca, che ha piantumato 2000 alberi in due anni grazie ai led installati nella sua azienda, con la bolletta elettrica che si è ridotta del 64%. Si fosse fermato qui, avrebbe meritato un grande applauso. Ha aggiunto però che con quel il risparmio potrebbe assumere 20 persone. Alle sue spalle, un giovane irriguardoso ha mormorato “perché non lo fai?” ma la voce era forse troppo flebile per ottenere una risposta. Sono a precisare che, grazie alla sostituzione della lampade in azienda e l’installazione di pannelli solari sui tetti, insieme al recupero di calore ottenuto con la sostituzione della caldaia, avremmo, si, ottenuto risparmi che ci avrebbero permesso di assumere 20 persone. Invece, ne abbiamo assunte, nei due anni trascorsi, ben 80 ! Naturalmente non solo con il risparmio energetico, però, anno dopo anno, i risparmi che ne deriveranno, saranno sicuramente di supporto. Un caro saluto Moritz Mantero

  2. Grazie della precisazione. Ne prendo atto con piacere e non mancherò di riferirla al ragazzo che aveva posto il problema, Cordiali saluti.

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