Per Giulio e tutte le Giulia e i Giulio del mondo

Quattro anni senza Giulio Regeni. Nei giorni scorsi è uscito da Feltrinelli il libro Giulio fa cose, scritto dall’avvocata Alessandra Ballerini insieme ai genitori di Giulio Regeni. Un libro in cui Paola Deffendi e Claudio Regeni, ricostruiscono questi ultimi 4 anni delle loro vite stravolte.

Giulio Regeni era nato a Trieste, studiava a Cambridge. La sua storia è simile a quella di migliaia di altre e altri studenti, giovani appassionati del mondo, con lo sguardo oltre i confini e carichi di curiosità e passione. Giulio era al Cairo per portare avanti il suo dottorato di ricerca. Lavoro che non ha mai potuto concludere perché la sera del 25 gennaio 2016 si sono perse le sue tracce. Il suo corpo, senza vita ed irriconoscibile per le feroci torture subite, è stato ritrovato il 3 febbraio, nella periferia del Cairo. Oggi sono 4 anni dalla scomparsa. In sua memoria in Italia sono previste oltre 100 fiaccolate e iniziative nelle scuole e nelle università.

Anche noi a Como non lo abbiamo dimenticato e continueremo a chiedere verità e giustizia.

Verità e giustizia per l’assassinio di Giulio sono diritti per la famiglia, per amiche e amici, per i giovani ricercatori e ricercatrici, per tutte e tutti noi cittadine e cittadine attivi in Italia e nel mondo per i diritti umani.

È un dovere per il nostro governo. Non ci si può arrendere. Non sarà facile, lo sappiamo. Ma lotteremo perché non avvenga quanto accadde dopo il sequestro in Iraq di Giuliana Sgrena, che si concluse con la liberazione di Giuliana, ma con l’uccisione di Nicola Calipari. Allora la lotta per la verità sulla morte di Calipari, un uomo importante dei servizi segreti, franò sotto la ragion di stato, il nostro governo rinunciò a far valere la propria sovranità nei confronti degli Stati uniti. Fu facile insabbiare il caso e imporre il silenzio. L’immagine di una persona che non c’è più si può trascinare nel fango, innalzare su un altare o far sparire nelle sabbie mobili, senza pudore.

Noi non ci stancheremo di chiedere verità e giustizia per Giulio, come non ci stancheremo di chiedere verità a giustizia per Nicola e per tutti gli altri casi irrisolti. Perché il governo italiano non abbandoni la ricerca di verità e giustizia per Giulio Regni e perché la ragion di Stato non metta a tacere la giustizia, occorre una mobilitazione continua.

All’omertà delle autorità egiziane infatti si intrecciano gli enormi interessi economici italiani. Nonostante le importanti rivelazioni emerse sulla dinamica dell’omicidio (a dicembre 2019 il procuratore di Roma ha affermato che l’Egitto, per sviare le indagini sulla morte di Giulio, ha messo in atto depistaggi scoperti dagli inquirenti italiani), nonostante, le dichiarazioni del governo in carica, nonostante l’istituzione di una Commissione monocamerale d’inchiesta, presieduta dal deputato di Sinistra Italiana – Leu Erasmo Palazzotto, pochi avanzamenti concreti sono stati compiuti. Nel frattempo, però, sono stati conclusi ulteriori importanti accordi commerciali ed economici con l’Egitto.

Dal Rapporto sulle esportazioni di armi e munizioni dall’Italia dell'”Osservatorio Permanente sulle Armi leggere e le Politiche di difesa e sicurezza”, apprendiamo che in due anni (2014 e 2015) sono state fornite dall’Italia 30mila pistole a forze di polizia e corpi di sicurezza del regime di Al Sisi, per un valore di quasi 8 milioni di euro e 3.661 fucili o carabine per un valore di oltre 3,8 milioni di euro, nonostante la decisione del Consiglio dell’Unione europea di non vendere armi all’Egitto.

Scoprire la verità sull’assassinio di Giulio aiuterà anche chi in Egitto si batte per la democrazia e la libertà. Il presidente egiziano ha spudoratamente sostenuto che sui diritti umani che noi, dal 10 dicembre 1948 riteniamo universali, in Egitto “non è possibile applicare gli standard europei”. Uccisioni e torture continuano a essere all’ordine del giorno al Cairo, così come gli arresti degli oppositori e degli attivisti che nel 2011 avevano cominciato la loro rivoluzione nonviolenta in piazza Tahrir. Tra gli attivisti e giornalisti egiziani e stranieri arrestati anche Ahmed Abdullah, presidente della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, l’organizzazione non governativa per i diritti umani, che ha fornito e fornisce consulenze ai legali della famiglia Regeni. [Celeste Grossi, ecoinformazioni]

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