Se Ambiente e Lavoro fanno rima con Pace/ Convegno a Como su Agenda 2030

È possibile riunire sindacati, amministratori pubblici, rappresentanti di imprese e curia vescovile in una conferenza su Pace & ambiente evitando che da parte dei convenuti si decanti un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale allo scopo di distogliere l’attenzione pubblica dagli effetti negativi? D’accordo, la risposta è fin troppo scontata perché, in una realtà individualista e culturalmente arretrata come quella comasca la pratica del greenwashing, ovvero la strategia di comunicazione sopra descritta, sembra purtroppo inevitabile.

I 17 obiettivi previsti da Agenda 2030

Ciò però non significa che nel corso della conferenza Agenda 2030 strumento di pace. La sostenibilità si costruisce nel territorio, tenutasi il 29 gennaio in Pinacoteca e alla quale erano presenti rappresentanti di sindacati confederali, Pastorale del lavoro della Diocesi, Camera di Commercio e Comune di Lecco, non siano comunque emersi elementi degni di rispetto e approfondimento.

Il senso dell’incontro era principalmente basato sui seguenti interrogativi: ha senso coniugare un programma di azione per le persone, il pianeta e la prosperità con il tema della pace? Qual è il rapporto tra sostenibilità ambientale e giustizia sociale? È possibile costruire sostenibilità nel territorio senza creare reti e connessioni?

Un momento dell’incontro

Alla prima domanda ha risposto don Gianpaolo Romano, della Diocesi di Como, il quale ha proposto la figura del prisma quale simmetria introdotta da papa Francesco per descrivere la realtà. Perché sarà ovvio e scontato, ma la realtà è davvero piena di sfaccettature come i raggi emanati dal poliedro colpito da un raggio di sole. Raggi multicolori come quelli dell’arcobaleno, che non a caso è riprodotto nel logo di Agenda 2030 programma di azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’Onu. E non è neppure casuale che la connessione lavoro-pace-ambiente sia stata richiamata proprio nel Mese della pace, senza la quale la salvezza – non solo eterna – dell’umanità risulta essere complicata.

Ma cos’è esattamente Agenda 2030 e come procede il percorso di avvicinamento ai suoi 17 obiettivi e 169 target, a circa un terzo della sua durata e a soli 11 anni dalla scadenza fissata dal piano d’azione Onu? «L’ultimo rapporto Asvi (Alleanza per lo sviluppo sostenibile, nata nel 2016 per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030, ndr) riferisce di grandi difficoltà, da parte dell’Italia, a raggiungere gli obiettivi prefissati – afferma Salvatore Monteduro, segretario Cst-Uil dela Lario -. In particolare nel nostro Paese si rilevano miglioramenti per nove obiettivi, una sostanziale stabilità per due e un peggioramento per i rimanenti sei».

Secondo il Rapporto, è necessario modificare significativamente le politiche pubbliche, nazionali ed europee, le strategie aziendali e i comportamenti individuali. L’urgenza è anche dettata dal fatto che 21 dei 169 Target in cui si articolano gli Obiettivi di sviluppo sostenibile prevedono obblighi riferiti al 2020 e che su buona parte di essi l’Italia è in grave ritardo. «In particolare – conclude Monteduro – gli obiettivi 2030 e quelli del Piano stretegico di sviluppo saranno raggiungibili solo mediante il coinvolgimento degli enti territoriali e istituzionali».

Virginio Brivio, sindaco di Lecco

L’assist del sindacalista sugli enti locali sembra fatto su misura per Virginio Brivio, sindaco di Lecco e già presidente di Anci (Associazione nazionale comuni italiani) Lombardia, che per ruolo professionale e curriculum ha le carte in regola per enunciare la sua ricetta di sostenibilità. «Nelle amministrazioni è necessario privilegiare i processi alle competenze – afferma – mediante strumenti come il documento unico di programmazione che il consiglio comunale esamina prima di approvare il bilancio». Ma è anche il caso di rinunciare, o quantomeno limitare il numero di decisioni prese unilateralmente. «Puoi continuare a fare delibere – spiega Brivio – ma se non incidi sulla programmazione quotidiana coinvolgendo anche i soggetti esterni, le decisioni saranno sempre calate dall’alto».

Altri temi da implementare maggiormente nella pratica amministrativa, secondo Brivio, sono la sussidiarietà nei confronti dei cittadini, l’intermodalità del trasporto pubblico, la pratica della partnership in sostituzione della delega, l’introduzione di convenzioni per condividere l’esercizio di competenze comuni. Temi, questi, che riguardano anche il rapporto tra cittadini, perché l’obiettivo deve essere quello di costruire comunità più coese. In sostanza, gli obiettivi di Agenda 2030 reclamano una comunità più consapevole e una minore autoreferenzialità, secondo Brivio, che conclude così: «Dobbiamo diventare esperti dell’insieme anziché specialisti del parziale. La politica non deve seguire le emozioni del momento e dovrebbe mettersi al riparo dalle semplificazioni mediatiche».

E a proposito di semplificazioni, è seguito l’intervento di Marco Galimberti, presidente delle Camere di commercio di Como e Lecco, il quale ha subito annunciato che a parere delle imprese che rappresenta il secondo lotto della tangenziale di Como deve essere completato, «ma in modo intelligente utilizzando il meno possibile il suolo». E successivamente ha letto un testo scritto per lui dall’Ufficio studi contenente una serie di affermazioni autoreferenziali, autoincensanti e discutibili come la tesi secondo cui «la sostenibilità non rappresenta un costo per l’impresa e deve segnare una continuità di business».

Massimo Balzarini, segretario regionale Cgil (a sinistra) e Francesco Cavalleri, studente

Roba da leccarsi i baffi per lo studente di Fisica Francesco Cavalleri, già attivista di Fridays for future (Fff), il quale, anche in risposta a Galimberti, per ribattergli ha rispolverato una sintesi dei temi fondanti del Movimento: «È necessario richiamare il ruolo della scienza e non solo quello del pensiero tecnico», ha esordito. A suo dire Fff non propone un nuovo modello di sviluppo, ma si limita a indicare contraddizioni. «Contesto – ha proseguito – la tesi secondo cui la classe politica da sola con quella imprenditoriale possa svolgere la transizione ecologica. Dobbiamo invece unire le forze e puntare a una sintesi conveniente a tutte le parti in causa».

Secondo lo studente il principio della massificazione del profitto non è affatto sostenibile. E la sostenibilità non deve essere messa in discussione se viene meno la produttività. «Se così fosse – ha aggiunto Cavalleri – c’è il rischio che le aziende non rispettino più le leggi ambientali, come ad esempio i parametri delle emissioni. E allora è necessario fare entrare nel dibattito il ruolo della Scienza. Ci vuole maggiore collaborazione con il mondo accademico. E gli scioperi per il clima di Fff devono continuare per essere da stimolo per chi non ha ancora colto le problematiche ambientali o per chi ha appena iniziato a lottare».

La battaglia per il clima è per Cavalleri una battaglia per i diritti, e come in tutte le conquiste le lotte devono essere portate avanti da chi ne ha titolo, quindi dai giovani perché è a loro che appartiene il futuro. Il clima deve diventare una causa inclusiva che unisce le persone attraverso il dialogo non violento, ha concluso lo studente citando una massima dello scrittore Noam Chomsky recentemente ripresa da Greta Thunberg alla Cop25 di Madrid: «L’ottimismo è una strategia. Se non credi che sia possibile un futuro migliore, non farai mai un passo che renderà il futuro migliore. Se pensi che non ci sia speranza, non lo farà. La scelta è tua».

Caterina Valsecchi, della segreteria Cisl dei Laghi

Materie di riflessione anche per Massimo Balzarini, segretario regionale Cgil, colto ad annuire su talune affermazioni dello studente, e che ha tenuto a garantire sulla “svolta” ambientalista del sindacato, magari anche in polemica con certe amministrazioni territoriali. «Le disuguaglianze climatiche sono alimentate dalla cattiva gestione del territorio». ha esordito, precisando che «sulla mobilità, ad esempio, dobbiamo liberarci dall’imperativo della scelta binaria si/no, ma ragionare sull’effettivo bisogno della cittadinanza». E poi che «sviluppo non significa necessariamente crescita, ma benessere e sostenibilità. Bisogna parlare ai lavoratori che sono costretti a produrre oggetti inquinanti con metodi inquinanti. Da parte del sindacato c’è la volontà di esercitare uno sguardo sull’insieme per tenere uniti tutti».

La conclusione spetta a Caterina Valsecchi, della segreteria Cisl dei Laghi, che a nome dell’intero sindacato informa che l’impegno, anche in materia ambientale, è basato su un modello nazionale esercitato prevalentemente su contrattazione e concertazione, e che lo strumento chiave per l’ottenimento di qualsiasi risultato è sempre la formazione.
[Fabio Germinario, ecoinformazioni] On line sul canale di ecoinformazioni i video di tutti gli interventi.

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