Posata la prima pietra d’inciampo a Como

È stata posata a Como, nella mattinata del 20 febbraio 2020, la prima pietra d’inciampo in città. È dedicata ad Aldo Raffaello Pacifici, deportato prima al campo di concentramento italiano di Fossoli, poi ad Auschwitz e lì ucciso il giorno stesso del suo arrivo, il 6 agosto 1944.

Per la posa, in via Brogeda 11, si è svolta una breve cerimonia, con la presenza del sindaco di Como, Mario Landriscina, e del nipote della persona ricordata, Aldo Pacifici.

Le “pietre d’inciampo” sono il frutto di un progetto artistico di memoria di Gunter Demnig, il quale ha cominciato questo processo di commemorazione e di ricordo “non retorico” a Colonia nel 1992; il nome “pietre d’inciampo” (in tedesco stolpersteine) si richiama a una citazione della lettera ai Romani dell’apostolo Paolo: «Ecco, io metto in Sion un sasso d’inciampo e una pietra di scandalo; ma chi crede in lui non sarà deluso» (9, 33). Da allora, questa iniziativa, che idealmente vorrebbe arrivare a ricordare tutti i milioni di deportati e sterminati dai regimi nazifascisti, ha conosciuto un crescente successo: oggi in Europa le pietre d’inciampo posate sono quasi ottantamila, in Italia sono circa un migliaio, a Milano più di 80.

Ciononostante, a Como il progetto originale è ancora di incerta comprensione: forse per questo il Comune di Como ha pensato bene di collocare la pietra d’inciampo in posizione defilata, quasi nascosta, contro il muro sul marciapiede a lato dell’ingresso, quando invece le pietre vanno collocate in posizione centrale, davanti all’abitazione da cui i deportati sono stati strappati (è appena il caso di ricordare che all’inizio del progetto, a Colonia, vi furono roventi polemiche da parte di alcuni proprietari di case – evidentemente di famiglia diversa da quella dei deportati – che non volevano il loro marciapiede “deturpato” da un ricordo così drammatico). A Como, sembra quasi che il Comune voglia dire: ricordiamo sì, ma non troppo; “inciampiamo”, ma anche no; se la gente non vede e non si fa domande, che problema c’è?

Spiace che un’iniziativa importante sia stata così sottovalutata.

Spiace anche perché la collocazione della pietra d’inciampo dedicata ad Aldo Raffaello Pacifici è molto significativa per più di una ragione: non solo per la vicenda personale di Pacifici, funzionario di quello Stato che poi lo rinnegò, ma anche perché vicina a quella frontiera italo-elvetica che Pacifici con i fratelli cercò di varcare e da cui invece fu respinto (non a Chiasso, però, ma nella zona di Porto Ceresio); una vicenda che naturalmente evoca (e lo ha fatto esplicitamente il nipote Aldo Pacifici in occasione della Giornata della Memoria 2020) le più recenti drammatiche vicende di quei migranti che per superare le frontiere mettono a rischio la propria vita.

L’iniziativa della pietra d’inciampo a Como è nata dalla proposta del consigliere di minoranza Vittorio Nessi ed è stata accolta dal Consiglio Comunale di Como (ma bisogna anche ricordare che la proposta era stata avanzata a Como, fin dal 2015, in un convegno organizzato dall’ANPI con la partecipazione di Adachiara Zevi, che del progetto è stata la prima promotrice in Italia; proposta poi reiterata in modo ufficiale alla celebrazione pubblica della Giornata della Memoria del 2018 nell’intervento dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta”). Un’iniziativa che speriamo possa continuare con la posa di altre pietre, per rafforzare la memoria e per migliorarne la comprensione, presso la cittadinanza e presso chi ha la responsabilità del suo governo.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: