Covid-19/ L’Arci rispetta le norme/ Chiavacci: chiusi quasi tutti i nostri circoli

Non si può non dire che la norma che fissa a un metro la distanza di sicurezza tra le persone (in realtà quasi due metri per la scienza) o è fatta per non essere rispettata o non si può rispettare a meno di fare finta di farlo. Infatti per garantire la distanza di sicurezza a di 50 (anche nella forma ridotta di 1 metro) occorrono 200 metri quadrati e per 100 persone ne occorrono 400. Questo vuol dire che laddove si sta applicando l’escamotage (riaprendo bar, ristoranti, musei, palestre) senza assicurare davvero la distanza (che comunque andrebbe garantita anche nelle traiettorie di entrata e uscita dai locali) semplicemente si fa finta e si trascura per il commercio la salute. L’Arci non ci sta, l’Arci rispetta le norme e quindi è costretta a chiudere molte sue attività, ma questo non ferma l’impegno dell’associazione per la cultura e la promozione sociale contro la paura.

«Il nostro Paese e tutti noi siamo chiamati a cambiare stile di vita. Stiamo vivendo con grande disagio l’impatto di questa infezione; nell’applicazione del decreto l’Arci è costretta a chiudere i circoli senza neanche essere considerato un settore economico danneggiato». Lo dichiara Francesca Chiavacci, presidente dell’Arci nazionale, commentando l’applicazione del decreto emanato ieri dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

«La distanza di sicurezza di un metro – prosegue – inevitabilmente impatta sulle nostre attività, tante e diffuse in tutto il territorio. Non è certo il momento delle polemiche – continua – rispetteremo con senso di responsabilità le prescrizioni, ma ricordiamo al Governo che il Terzo Settore è una parte importante anche da un punto di vista economico, non solo del volontariato. Le attività – rimarca – verranno mantenute dove sarà possibile il rispetto delle norme di precauzione di salute pubblica, purtroppo saranno pochi in grado di garantirle quindi molti chiuderanno. Il lavoro della nostra associazione – conclude – non va in quarantena, continuiamo in altro modo a fare aggregazione sociale e inclusione, chiediamo però al Governo che anche il Terzo Settore venga inserito tra le attività da sostenere».

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: