Celeste Grossi nella Piazza virtuale dell’8 marzo a Como con Julia Ward Howe

Una giornata particolare. C’è una frase che mi emoziona tutte le volte che la leggo: «Noi donne di qui proviamo troppa tenerezza per le donne di un qualsiasi altro paese per permettere che i nostri figli siano addestrati a ferire i loro». È contenuta nell’appassionato intervento di Julia Ward Howe, la femminista e pacifista nordamericana, durante un momento di protesta delle donne contro le guerre, a Boston nella seconda domenica di maggio del 1870.

«Alzatevi, dunque, donne di questo giorno! Si alzino tutte le donne che hanno cuore, sia che abbiano avuto un battesimo d’acqua, sia che abbiano avuto un battesimo di paura. Dite con fermezza: non permetteremo che le grandi questioni siano decise da forze estranee alla nostra volontà; i nostri mariti non torneranno da noi con addosso la puzza del massacro per ricevere carezze e applausi; i nostri figli non ci verranno sottratti affinché disimparino quello che noi siamo state in grado di insegnare loro sulla carità, la pietà e la pazienza.

Noi donne di qui proviamo troppa tenerezza per le donne di un qualsiasi altro paese per permettere che i nostri figli siano addestrati a ferire i loro. Dal seno di una terra devastata una voce si unisce alla nostra, dice: “Disarmo! Disarmo!”. La spada dell’assassino non è la bilancia della giustizia. Il sangue non lava il disonore né la violenza indica possesso. Poiché gli uomini hanno spesso abbandonato l’aratro e l’incudine alle prime avvisaglie di guerra, che le donne ora lascino a casa tutto ciò che può essere lasciato e si uniscano per una giornata nella quale si discuta insieme.

Si incontrino dapprima le donne tra loro, per riflettere sul dolore e la devastazione della guerra e commemorare i morti. Si uniscano poi agli uomini in un comune consiglio per trovare i mezzi con cui la grande famiglia umana possa vivere in pace e ognuna porti, nel tempo che mette a disposizione, la sacra impronta, non di Cesare, ma del suo dio. In nome delle donne e dell’umanità, io chiedo seriamente che un congresso generale delle donne, senza limiti di nazionalità, venga indetto nel luogo più conveniente e nel più breve tempo possibile, per promuovere l’alleanza di differenti nazionalità, la risoluzione amichevole delle questioni internazionali, il grande e generale interesse della pace».

Da allora molte donne antimilitariste nel mondo la seconda domenica di maggio celebrano il Giorno delle Madri. Ma il modello economico consumista e il sistema mediatico che lo sostiene hanno trasformato una giornata di lotta delle donne nella Festa della mamma.

Così è avvenuto anche per l’8 marzo ridotto a cioccolatini, mimose e cene. Come se la festa di un giorno possa occultare l’intreccio tra violazione dei diritti delle donne, discriminazioni, violenza di genere, guerre, povertà e possa far perdere di vista la forza delle donne, il loro desiderio di costruire uguaglianza e liberare le differenze.

Quest’anno abbiamo corso un altro rischio che la giornata passasse in solitudine. Un rischio che non dobbiamo correre e che dobbiamo sventare con creatività.

Noi ci abbiamo provato con questa Piazza virtuale. Grazie a tutte le donne che hanno scelto di frequentarla insieme a noi. [Celeste Grossi, Arci Como]

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