Grazia Villa nella Piazza virtuale dell’8 marzo a Como

Donne nei giardini di marzo. Sono quasi le Idi di marzo. Ecco un cammino di dolore e gioia, morte e risurrezione, buio e luce, guerre e percorsi di pace, lotte e nuove oppressioni, tutto incredibilmente intessuto e vissuto con occhi e cuori di donne.

Ecco il pugnale delle immagini che abbiamo potuto e dovuto vedere, sfuggendo alla tentazione, sempre più acuta, di distogliere gli sguardi dalle donne in fuga dalla guerra, disperate e fiere, dai loro parti incredibili nei campi profughi, vita contro la volontà di sterminio, dalle madri che si buttano oltre i nostri vili ostacoli, i nostri fili spinati, i nostri fallimenti. 

Donne costrette ad essere volti senza nome, schiacciate nell’antico, unificante glorioso peso della sopravvivenza della specie, lasciandoci ignari ed ignare dei loro sogni, della loro forza, delle loro carriere, delle loro vite, delle loro storie confuse tra gli stracci di una povertà, magari mai provata, frutto della follia delle armi e dell’ingiustizia, tragicamente speculari a quelle che da anni mostriamo e sulle quali ancora piangiamo nelle varie giornate della memoria.

Dove sono le donne in piedi, quelle che lottano, che vincono le paure, che pregano pubblicamente con forza, che celebrano la frazione del pane, che  spezzano vasi di alabastro per sprecare profumi di amore?

Non si vedono, dove sono? Staranno preparando gli unguenti? Custodiranno le parole di vita che esploderanno negli annunci di visioni di risurrezione? Sono in marcia verso i fratelli nascosti nei cenacoli o esposti nelle cattedrali?

Eccole: camminano fiere silenti, cantanti, gementi, danzanti urlanti con figlie e figli per mano, a milioni, sulle strade della storia!

Marzo e le sue Idi diventano allora un giardino pieno di fiori e profumi di sorelle, amiche, ragazze, madri, donne di amore e di lotte, di visioni e di sogni, di speranze e di strisce di futuro. [Grazia Villa]

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