Ida Dominijanni nella Piazza virtuale dell’8 marzo a Como

Festeggiare in un altro modo. È l’8 marzo. Leggo molto dispiacere per la necessità di rinunciare alle manifestazioni relative allo sciopero femminista e alla lotta contro la violenza sulle donne. Capisco e ovviamente partecipo di questo dispiacere. Però invito a festeggiare in un altro modo.

Questa storia del coronavirus sta riportando ad attualità, anzi ad impellenza, il pensiero (e le pratiche) della vulnerabilità, della contingenza, della relazionalità, della cura su cui il pensiero femminista lavora e produce da almeno vent’anni a questa parte: a far data dall’11 settembre, quando la metafora virologica, non a caso, fece la sua comparsa del dibattito politico per nominare la forma anomala – virale appunto – di un “nemico” come il terrorismo che non aveva la forma della sovranità statuale e non poteva essere combattuto efficacemente con gli strumenti – e le perversioni – della sovranità tradizionale, né la sovranità dello Stato né quella dell’io. Non serve che faccia i nomi, italiani e americani e di ogni dove: li conoscete. Rileggete e godete orgogliosamente di questo immenso patrimonio. Ne abbiamo più che mai bisogno oggi che il virus non è metafora ma realtà. Auguri di cuore a tutte. [Ida Dominijanni]

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