Sara Sostini nella Piazza virtuale dell’8 marzo a Como

Libertà. «Bisogna tenere sempre la guardia alta: perché si può essere usate sempre, anche dopo una vita in cui si è scelto liberamente, anche se si pensa di essere preparate.

Lei potrà trovarsi di nuovo e ancora in una relazione malata, con un partner che piano piano, in modo subdolo, la costringerà a fare qualcosa che non desidera o che smetterà di darle ciò ce vuole, e potrà sempre trovarsi in una società in cui certi diritti non sono garantiti, o in cui sarà definita una “poco di buono” perché vive la propria sessualità in maniera diversa da quella definita normale. La libertà è qualcosa di prezioso che deve sempre essere protetto, perché può essere attaccato da un momento all’altro in nome di un qualche valore superiore. Ma esiste davvero un valore superiore alla libertà, alla scelta di sé, all’uso consapevole del proprio corpo?

Questa dinamica di svalutazione della libertà avviene anche a livello lavorativo e sociale, dunque è necessario che Lei osservi come è percepita “in quanto donna” in ogni contesto. Non può dare per scontato che la libertà femminile sia un’idea accettata da tutti. Non è mai stato così nella storia dell’umanità, e purtroppo non lo è neppure adesso». (Maura Gancitano, Andrea Colamedici, Liberati della brava bambina)

Questo 8 marzo è arrivato nelle piazze silenziose, nei caffé deserti, sulle piante di mimosa fiorite prima del tempo. È arrivato in punta di piedi, occupando le retrovie dei telegiornali, un sussurro veloce e frettoloso correndo via, una piccola nota di colore in un panorama plumbeo. In un momento delicato come quello attuale, in cui le misure per il contenimento dell’emergenza sanitaria scoraggiano l’aggregazione ed il contatto fisico per la salute di tutte e tutti, è necessario fermarsi a riflettere su come condividere insieme questa ricorrenza, in modo da restituirle ancora il proprio senso profondo: non la dichiarazione di una supremazia, bensì l’affermazione di una universale uguaglianza e dei passi – molti, difficili e spesso insanguinati – compiuti dalle donne e dagli uomini nel corso dei secoli per arrivare ad affermarla.

Ecco quindi illuminarsi le piazze virtuali, i canali di streaming, le volubili vie telematiche di comunicazione, di una forza colorata e multiforme in grado di esprimersi con mille linguaggi, diffondendo mille messaggi diversi che poi sono sempre uno: «Nessuno è solo: siamo parte di una multidiversità che si fonda sulla parità ed uguaglianza di ciascun componente». Credo sia importante recepirlo, farlo proprio nella vita di ognuna e di ognuno di noi, declinandolo secondo i casi: un ricordo di chi ha lottato per darci la parola e di chi è morta uccisa dalla presunzione ed arroganza di decidere per altri che non siano se stessi; il racconto dei momenti di vittoria e di quelle sconfitte, ingiuste e brucianti; l’arte di chi parla attraverso immagini, colori, cineprese, materiali plastici, marmo; le testimonianze di chi ha cambiato la storia; le storie quotidiane di ciascuna e ciascuno di noi, non meno importanti o meritevoli di attenzione.

Il senso di celebrare l’8 marzo, per me, è tutto lì: schiudersi al mondo e berne la sua luce, diventando insieme ricettacolo di conoscenza e veicolo di trasmissione di essa. Lavorando per affermare l’uguaglianza sostanziale non di due generi, ma dell’Umanità tutta, senza mai cedere di un passo.

Più di qualsiasi altro contenuto, sento di voler condividere questo passo di Liberati della brava bambina, libro di Maura Gancitano ed Andrea Colamedici, per la nuda severità con cui viene affermato il valore della libertà. I due ideatori di Tlon, scuola di filosofia, casa editrice e libreria teatro, affrontano il “problema senza nome” insito in ciascuna donna, declinandolo attraverso l’analisi di figure della cultura popolare classica e contemporanea. Così Elena, Medea, Difred, Morgana e altre parlano dell’essere donna, affermandolo con la propria vita e le proprie azioni, restituendo un interessante chiave di lettura degli squilibri sociali, dei rabbiosi tentativi compiuti per smantellarli e degli esiti – non sempre positivi – attraverso cui però si scolpisce l’idea di una Lei libera da pressioni e annichilimento, in grado di vivere con pienezza le proprie esperienze, in armonia e non in conflitto reciproco col resto del mondo.

Lasciando agli autori stessi il compito di illustrare con un linguaggio essenziale e lucido ciascun capitolo del libro, evidenzio solo il passo riportato in calce: bellissimo nell’affermare il valore superiore ed universale della libertà, inflessibile nel ribadire quanto si sia ancora lontani dalla realizzazione completa di esso.

È fatto obbligo per ciascuna e ciascuno di noi di non abbassare mai il livello di attenzione, monitorare costantemente la salute dei propri diritti: non è detto che, sebbene eterni ed inalienabili in teoria, non siano mai più passabili di attacco. Anche ora. Ci sono donne che, mentre sto scrivendo queste parole, stanno lottando per poter affermare il proprio diritto all’amore e alla vita, altre che muoiono lapidate per aver dato forza alla propria voce; donne nell’animo ma non ancora fisiologicamente, che cercano di affermarsi completamente in quanto tali; ci sono donne silenziose che si battono con i mezzi a disposizione per il controllo del proprio corpo; chi per lavorare, chi per avere uno stipendio uguale a quello dei propri colleghi, chi semplicemente per sopravvivere. Tutte sanno che una volta arrivate dove si erano prefissate non sarà finita: bisogna combattere per tutta la vita per mantenere quella posizione, senza dare niente per scontato. Al loro fianco, quegli uomini che come loro credono in un’ideale di parità binaria e si impegnano per scardinare un sistema di disuguaglianze e preconcetti radicato saldamente nella società.

Il mio 8 marzo è dedicato a questa comunità di ideali, alla necessità di costante attenzione ed agli sforzi per mantenerli, all’impossibilità di vivere altrimenti. [Sara Sostini]

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