Se la Lombardia piange il Ticino non ride (anche se finge di non capirlo)/ I frontalieri rischiano e pagano

Mentre il sindaco di Como giustamente ricorda ai criminali idioti che ancora vanno a fare benzina in Svizzera che  è inammissibile e sanzionabile penalmente farlo,  in Ticino si segnala il primo morto  e 120 casi acclarati. Numeri bassi che dipendono dall’incapacità delle autorità Ticinesi che non fanno i tamponi e intanto non stanno adottando nemmeno le più elementari norme per limitare il contagio e, possedute ancora più gravemente del solito dal demone del profitto a danno delle persone, determinano rischi enormi per la popolazione, limitando così chi potrebbe essere salvato e determinando anche un maggiore collasso dell’economia che – giova ricordarlo – non esiste senza le persone. L’11 marzo il governo ticinese incontra quello di Berna e vedranno il da farsi e la condizione dei frontalieri Italiani è particolarmente grave.  Su 70.000 frontalieri 4.200 sono il personale medico. Ed è quello che vogliono continui a passare, per questo la Svizzera ha fatto pressioni per non bloccare i frontalieri. Magari chiuderanno a tutti tranne a loro. Sui treni c’è meno gente. Le Ffs  hanno dichiarato un calo delle presenze sulla linea per Milano del 90% (10% a livello nazionale), mentre in Fombardia Fontana chiede di sospendere il trasporto pubblico o ridurlo all’osso (sui bus a Como non si sale più davanti ma dietro e da ieri per dividere l’autista dagli altri è stato posto uno di quei nastri rossi e gialli dei lavori in corso per isolare la prima parte del veicolo).

In Ticino dei frontalieri sono già stati lasciati a casa con vacanze anticipate o con orari ridotti, ore che in teoria recupereranno in futuro. Di Cassa integrazione non si parla, anche perché qui dovrebbe esserci qualcosa, ma funziona in modo diverso ed è probabile che solo alcuni frontalieri ne possano godere (la disoccupazione che prende un frontaliere è quella italiana). Alcune aziende invitano a fermarsi in Ticino e solo alcuni hanno la possibilità e l’intenzione di accettare (alcuni alberghi a Chiasso, e un hotel Garni a Locarno ha aperto ai frontalieri).

Il 10 marzo, dopo che lunedì i controlli erano quasi inesistenti, i i controlli alle dogane per chi passa in macchina facevano “perdere” fra una e due ore. Per entrare e uscire. Chiasso era completamente bloccata una lunga colonna di macchine arrivava quasi a balerna e l’autostrada era bloccata anche lei (mi hanno riferito di code simili a gaggiolo).

Tra l’altro ci sono controlli anche da parte Svizzera. L’11 c’è controllo in stazione a Como San Giovanni (c’è un banchetto fisso della Polfer) e arrivati a Chiasso le guardie di frontiera svizzere che dopo la frontiera fanno controlli random sulle macchine targare Italia e chiedono i pernessi di lavoro. Sono chiusi i valichi minori.

Inqualificabile la scelta dell’Associazione degli industria ticinesi che ha specificato che in caso di chiusura totale della frontiera non saranno tenuti a pagare i frontalieri.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: