La prossima Como/ Io sto a casa. No, tu no.

Stare a casa è l’invito che viene ripetuto giustamente da tutti i mezzi di comunicazione. Tv, radio, giornali, social. Io sto a casa…, ma rifletto. Questa situazione emargina ancora di più le persone con fragilità.

Pensiamo alle bambine e ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi, stranieri che stanno o si stavano inserendo nelle nostre scuole… Questa lunga sosta li penalizza: come fanno i compiti? come passano le giornate se i genitori sono impegnati al lavoro e non hanno la fortuna di nonni e vicini?

E come loro, anche tante e tanti altri nostri concittadini.

Pensate agli anziani. Certo ci sono per loro servizi che funzionano: pasti e medicinali a domicilio, e tanto altro, ma il problema grande è la solitudine che in questi giorni viene accentuata. Le giornate, da soli, sono lunghe e la Tivu non basta.

Pensate a chi è in carcere. Non siamo d’accordo con quei politici che hanno chiesto il pugno sempre più duro. Le rimostranze dei carcerati andavano previste e prevenute. Non è possibile ammassare persone in celle strette, non favorire momenti di socialità, non mettere in pratica quello che la nostra Costituzione sostiene debba essere la pena, dimenticare Leggi, come la Gozzini.

Pensate a chi la casa non ce l’ha. Alle persone italiane senza fissa dimora e a quelle straniere che vivono vagando per la città. Un centinaio trovano rifugio di notte nei dormitori e nelle tende; alcuni dormono a San Francesco e in altri luoghi; molti mangiano alla mensa serale del Don Guanella un prete e volontari e volontarie portano la colazione; ma il resto della giornata tutti lo passano per strada, vagando per la nostra città semideserta. Non ci sono un centri diurni. Ci vogliono luoghi a Como in cui le persone possano vivere una propria vita dignitosa ventiquattro ore su ventiquattro.

E comunque, le tende e il dormitorio non bastano. Lo pensa anche la maggioranza delle consigliere e dei consiglieri comunali che nel luglio scorso hanno votato una mozione su questo. Cosa ha fatto la Giunta, oltre a chiedere ai privati di risolvere un problema di competenza istituzionale?

Pensate ai tanti edifici vuoti in questa città presenta, non solo appartamenti di privati sfitti, ma anche tante proprietà comunali.

Certo c’è tanta solidarietà, tanta generosità.

Alcuni di noi accoglieranno anche l’invito a donare offerte alle strutture sanitarie per acquistare materiali e strumenti per superare questo momento difficile.

Ma ricordiamo i tagli effettuati agli investimenti in sanità pubblica, in prevenzione, in ricerca scientifica; ricordiamo l’enorme elusione e evasione; ricordiamo gli amministratori condannati per concussione; ricordiamo i fondi delle nostre tasse date alle strutture sanitarie private; ricordiamo chi si è battuto per inserire la sanità tra le deleghe previste dall’autonomia regionale differenziata… Mai come ora, occorre riflettere su alcune scelte politiche che noi di La Prossima Como abbiamo sempre considerato sbagliate. Non era meglio un ospedale o un presidio sanitario pubblico in più, e un aereo F35 in meno?

Io sto a casa, ma chi una casa non ce l’ha come fa? [Luigi Nessi, portavoce di La Prossima Como]

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