Le nostre madri di Plaza de Mayo

«Ci chiamavano le pazze, e qualcuno pensava che fosse un’offesa. Certo, ci mettevano dentro tutti i giovedì, e noi ritornavamo. Ma noi sapevamo di essere pazze d’amore, pazze dal desiderio di ritrovare i nostri figli. Abbiamo rovesciato il significato dell’insulto di quegli assassini. A volte sono proprio i pazzi, insieme ai bambini, quelli che dicono la verità.»

In Argentina, a 44 anni dal colpo di Stato del Generale Videla, Las Madres de Plaza de Mayo, continuano a lottare, un esempio di speranza e tenacia nella costruzione di un mondo giusto. Continuano testardamente a essere costruttrici di un’altra storia, tessuta e intessuta di volti, di parole, di desideri. E noi qui, lontani, ma vicini, le sentiamo madri e sorelle e le vogliamo accompagnare nel chiedere con determinazione verità e giustizia per sé, per figlie, figli, nipoti scomparsi.

Dopo il golpe del 24 marzo 1976, le Madri ebbero il coraggio di sfidare la dittatura. Non sapevano che i militari avevano sequestrato e ucciso trentamila oppositori politici, ragazze e ragazzi torturati nei campi di concentramento clandestini disseminati nell’intero paese, gettati in mare con i “voli della morte”. Donne passate dagli impegni casalinghi all’impegno politico e civile alla ricerca di figlie e figli scomparsi nelle ragnatele di regimi senza democrazia. All’inizio erano solo quattordici donne disperate che con coraggio si recavano presso i tribunali, le questure, le carceri, i sindacati, le chiese rivendicando il diritto di conoscere il destino delle proprie figlie e dei propri figli desaparecidos (scomparsi) durante la dittatura militare che ha devastato l’Argentina. Le porte sbattute in faccia diedero loro la misura del potere che le soverchiava e le spinsero in nella Plaza de Mayo Davanti al palazzo del potere. La loro lotta ha superato la rivendicazione per i soli propri figli. Le Madres hanno dato un valore sociale al concetto di maternità: sono diventate dapprima Madri di tutti e di ciascuna dei trentamila desaparecidos e poi Madri di tutti gli sfruttati, gli emarginati ed i perseguitati di questo mondo. Non hanno smesso di fare della maternità un potere irrevocabile, capace di generare sogni, progetti, relazioni.

Dal 1976 la marcia continua, ancora oggi, ogni giovedì, una straordinaria indicazione di pratica politica andata ben oltre l’Argentina. Essere famose in tutto il mondo non le ha cambiate. Continuano a chiedere che il corpo di donne e uomini sia il primo territorio di pace e di libertà, non sia mai più usato come campo di battaglia o bottino di guerra, che stupro e violenza sessuale non siano mai più armi per l’affermazione del potere su corpi e menti.

Negli anni sono invecchiate, diventate nonne. All’associazione de Las Madres si è affiancata una organizzazione non governativa, Las Abuelas de Plaza de Mayo, che cerca di trovare e di restituire alle famiglie legittime le bambine e i bambini sequestrati e spariti a causa della repressione politica, esigendo una punizione per tutti i responsabili affinché non si ripeta mai più una così terribile violazione dei diritti umani. I bambini desaparecidos, rubati come “bottino di guerra”, furono registrati come figli legittimi dagli stessi membri delle forze armate o venduti o lasciati in istituti come creature senza nome. Tra loro centinaia di bambini sequestrati con i propri genitori e centinaia di bambini nati da giovani desaparecidas incinte uccise subito dopo il parto. [Celeste Grossi, Donne in nero]

Un consiglio di lettura: Daniela Padoan, Le Pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo, Bompiani, 2005

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