La circolare del Viminale/ Restiamo a casa

Le destre al governo della Regione Lombardia e di alcuni comuni hanno ingaggiato una vergognosa battaglia contro i presunti addolcimenti delle norme riportate nella Circolare del Viminale del 31 marzo. Per evitare che ciascun controllore decida arbitrariamente cosa si intenda per stare a casa, la Circolare chiarisce cosa si può fare. Scopo di questo attacco condotto sul web da professionisti della comunicazione è determinare odio e trasformarlo in consenso per alcuni partiti politici. Gli stessi ai quali noi cittadine e cittadini lombardi chiederemo il conto, alla fine dell’epidemia, per lo stato comatoso nel quale hanno ridotto la Sanità pubblica lombarda, strutture ospedaliere e presidi territoriali, che non è stata in grado di affrontare l’emergenza.

Il Viminale ha chiarito meglio ciò che si sapeva già. Nessuna norma ha mai detto che “bisogna” uscire e fare piccole passeggiate, ma nessun divieto esiste per comportamenti cauti, razionali e consapevoli dei rischi.
Ora, come prima, non è vietato fare brevi percorsi fuori casa, rimanere all’esterno per un tempo ragionevolmente breve, curando di non incontrare nessuno, rientrare in casa attenti a mantenere la dovuta distanze da altri condomini.
Ora è, però, ancor più necessario che, chi può, stia a casa (come i Dpcm prescrivono giustamente), rinunciando anche a qualche possibilità (che c’è sempre stata) per renderla fruibile a altri che ne hanno maggiore bisogno.
Lo chiarisce bene quanto scritto da Cecilia Sarti Strada qualche giorno fa: «Dobbiamo imparare un nuovo modo di ragionare: chiedere a noi stessi non solo “posso farlo?”, ma anche “e se lo facessero tutti?”. Leggo un sacco di discussioni sull’uscire per la passeggiata e lo sport. Proviamo così. […].Io a casa ho un figlio di dieci anni, vivo a Milano, nelle ultime due settimane siamo usciti per passeggiare quindici minuti (in sicurezza, scegliendo i marciapiedi vuoti, senza intrattenerci con nessuno). Avremmo potuto fare una passeggiata in più? Sì, avremmo potuto. Ma ho pensato che ci sono famiglie con bambini più piccoli, e magari una casa meno comoda, che hanno più bisogno di noi di fare un giro all’aria aperta. Quindi non faccio “tutto quello che posso fare”, ma faccio solo quello che mi è necessario fare. Secondo me le discussioni sul jogging e dintorni le potremmo chiudere così: chiediamoci non solo “posso?” ma anche “devo?”».
Stupisce il comportamento di alcune forze politiche, le stesse che hanno cercato di montare, prima, la protesta contro i blocchi, poi, si sono schierate contro i necessari scioperi di lavoratrici e lavoratori costretti ingiustamente da imprenditori senza scrupoli a spostarsi da casa per raggiungere il posto di lavoro, spesso senza i presidi di sicurezza, quindi hanno tentato di mettersi alla testa di un improbabile movimento di maratoneti, e che ora pretenderebbero che nessuno uscisse di casa per nessun motivo, nemmeno i bambini. [Gianpaolo Rosso, presidente Arci Como]

Il testo della circolare del Viminale del 31 marzo 2020.

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