Gli anni della partigiana Lidia

Oggi, 3 aprile, è il compleanno della mia carissima amica Lidia Menapace. E, dal momento che non posso essere con lei a Bolzano per festeggiarla e portarle un dono, ho deciso di fare un regalo a me, scrivendo di lei.

Lidia è pacifista della scuola di Rosa Luxemburg, femminista, attivista politica, saggista, scrittrice, teorica capace di sintesi importanti espresse con chiarezza, all’interno di un dialogo con lettori e lettrici, da persona curiosa, positiva e propositiva. Chi, come me, ha avuto la fortuna di averla come Maestra di pensiero e di pratiche, sa che dobbiamo a lei alcune grandi intuizioni e originali letture della realtà, corredate da proposte politiche sempre attuali.

Le sono molto grata per il suo impegno politico appassionato e costante, per aver coniato il motto “Fuori la guerra dalla storia” (che noi della rete internazionale delle Donne in nero continuiamo a usare nelle nostre manifestazioni antimilitariste), per avermi fatto comprendere e amare Rosa Luxemburg, per avermi insegnato l’impoartanza della “scienza della vita quotidiana” delle donne, per le molte cose che ho imparato dai suoi scritti, dai suoi racconti, dalle chiacchierate, serie e insieme lievi, nelle belle serate passate intorno al tavolo di casa a Como, con un buon bicchiere di vino. A Lidia piacciono molto le chiacchierate distese lo dice e lo scrive: nel suo libro “A furor di popolo” (2012), «Chiudere un libro è sempre così difficile, tornano le idee e la voglia di continuare a riflettere». […] Vorrei «che questo momento fosse uno scambio di idee su cui poter ritornare. Una chiacchierata tra amici».

A Lidia sono grata per avermi insegnato che «La Resistenza non fu un fenomeno militare, come erroneamente si crede. Fu un movimento politico, democratico e civile straordinario. Una presa di coscienza politica che riguardò anche le donne». Continuare a parlare di Resistenza e del valore politico della Resistenza – che ha posto le fondamenta teoriche e pratiche di una società solidale e partecipata – è assai importante oggi. «Adesso la Resistenza non c’è nemmeno più bisogno di cancellarla, la si può semplicemente mettere in coda alle guerre, dalle Puniche in qua, storia antica che poi si può levare senza traumi dall’insegnamento scolastico e può restare all’Università per far vincere qualche cattedra di storia antica».

A Lidia Menapace sono grata anche per la forte determinazione a trasmettere gli ideali di quel tempo doloroso, denso di significato e dignità per la tenace volontà di far confluire le forze di tutti quelli che lottarono allora per un paese libero e non violento con le energie giovani, che a quegli ideali fanno ancora riferimento. E voglio esprimere gratitudine anche alle scuole di Bolzano che portano a casa di Lidia gli studenti a parlare di Resistenza, ora che Lidia non esce.

Chi non ha la fortuna di abitare a Bolzano e di poterla ascoltare può comunque leggere i libri autobiografici che Lidia Menapace ha scritto, tra questi “Resisté. Racconti e riflessioni di una donna che ancora resiste” (Il dito e la luna, 2001) e “Io partigiana. La mia Resistenza” [Manni 2014, pagg 160, 13 euro], un libro di insegnamento e di condivisione di valori con giovani donne e uomini. “Io spero che a narrarti riesca” è scritto nella prima pagina, intitolata con un verso della canzone di Italo Calvino, “Oltre il ponte”.

Uno degli insegnamenti più potenti del libro è quello di mantenere la capacità di indignarsi. Per come la Costituzione nata dalla Resistenza, è stata tradita nella storia reale dell’Italia. Tanto che ormai la “costituzione materiale” del nostro paese contempla la guerra. «Quanto all’art 11, quello per il quale “l’Italia ripudia la guerra”, vero residuo di altri tempi, di 70 anni fa, può essere prontamente rottamato».

Lo stile narrativo pacato (Lidia lo definisce congenito) emoziona, appassiona, fa pensare. Il lessico è esplicito, quotidiano, a tratti perfino spruzzato di humor. Lidia alterna vari registri, da quello lieve del racconto della clandestinitànel quotidiano, fino ai toni dolorosi, senza retorica, dei tanti momenti drammatici. Lidia Menapace è sempre molto attenta all’uso di un linguaggio non sessista e privo di metafore belliche. Perché Lidia è una partigiana pacifista. Nel libro ci fa capire come possano esistere partigiani e partigiane pacifisti: dalla scelta della staffetta Lidia di non trasportare armi al rifiuto dell’odio (affermato anche dal padre di Lidia, appena tornato a fine guerra da un lager nazista); dal riconoscimento e rispetto delle altre e degli altri, come noi capaci di sofferenza e di paura all’orrore per chi uccide e gode di uccidere, nel nome di un “eroismo guerriero” e di un machismo menefreghista che arriva a deridere le vittime. Come Lidia, anche mio padre, comandante partigiano ragazzino, è stato un partigiano pacifista, non è un ossimoro: «Non ho mai ucciso nessuno», ci ha detto, e del periodo della Resitenza ha sempre ricordato le azioni a favore della vita dei compagni e dei civili.

Nel libro Lidia racconta alcuni momenti significativi della sua vita da ragazza e della sua scelta partigiana. Con modestia scrive di essersi trovata a fare la staffetta quasi inavvertitamente. In realtà dietro ogni suo comportamento si intuisce, invece, una scelta consapevole, frutto di profonde riflessioni. Lidia, a partire da sé, offre una visione più generale degli eventi e del loro significato, con una ricerca accurata della parte cancellata e dimenticata della storia, con una riflessione su “l’altra Resistenza”, quella fatta senza armi, che fu soprattutto delle donne, staffette ma anche tante altre, e dei civili, resistenti in varie collocazioni e situazioni.

Nel libro anche un ricco corredo: schede storiche brevi e chiare sul periodo fascista prebellico, sul periodo precedente all’armistizio dell’otto settembre; canzoni dei partigiani, “Oltre il ponte” di Calvino, quelle di Nuto Revelli, “Bella ciao”, “Soffia il vento” e altre; il testo di risposta di Piero Calamandrei alla pretesa di Kesselring, liberato quasi subito dopo la condanna e tornato in Germania, che gli italiani gli erigessero un monumento per il suo comportamento quale comandante in capo delle forze di occupazione naziste in Italia; due appendici: Lettere dei condannati a morte della Resistenza” e sugli internati militari italiani in Germania.

Penso che Lidia Menapace abbia accompagnato l’attività politica di molte delle donne e degli uomini con cui faccio politica, nell’Arci, ma non solo, perché Lidia è protagonista della vita civile e politica italiana, a partire dalla Resistenza fino ad oggi.

Donne e uomini convinti come Lidia che «Non è vero che non c’è più sinistra o destra: dirlo è tipicamente di destra. Un’idea da osteggiare». [Celeste Grossi, da Arci book Lombardia]

Lidia Menapace, Io partigiana. La mia Resistenza, Manni 2014, pagg. 160, 13 euro.

Articoli e video di Lidia Menapace su ecoinformazioni.

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