Immagini dall’oasi di Rebbio

Non si poteva lasciare proprio adesso l’oasi di umanità e di solidarietà di Rebbio senza “telecamere” che ne raccontassero la realtà. La nostra si chiama Sara, è tra le insegnanti della Scuola di italiano di Rebbio (dopo la Sorbona l’istituzione culturale europea che ha accolto più allievi stranieri). Le abbiamo chiesto di mandarci qualche immagine nella forma di cronaca di una giornata. Ecco il suo racconto.

Il cancello della Casa parrocchiale di Rebbio è come sempre aperto, non si vedono in giro gli ospiti accolti. Il silenzio è Interrotto da un canto. È la voce melodiosa di una delle nostre giovani mamme. Con le finestre spalancate sta adempiendo il suo turno di pulizie. La chiamo, mi sorride e come saluto: un bacio al volo.

Il suo bambino dorme. Le giornate di questa ragazza trascorrono tra lavoro in casa, studio, compiti da fare per proseguire il corso d’italiano B1presso Il Cpia di Como a cui si è iscritta. È orgogliosa di studiare, vuole fare la terza media. Nel suo paese era stata costretta a lasciare la scuola per permettere a suo fratello minore di studiare. Adesso anche In Nigeria è arrivato il covid19, la sua mamma ha tanta paura e si sentono più spesso al telefono.

Dalla cucina proviene un buon profumo di sugo, due ragazzi con guanti e mascherine stanno preparando il pranzo. Uno di loro frequenta un corso di aiuto-cuoco all’Enaip di Como. Le lezioni in aula sono sospese ma lui si esercita preparando i pasti per le persone della casa

Il bar dell’oratorio è chiuso al pubblico, al nostri due ospiti Italiani è affidata la pulizia dell’ambiente. I tavoli sono distanziati, tutte le precauzioni rispettate, le chiacchere con i volontari che ogni sera si fermavano a cena sono sostituite dalla visione di un film.

Al primo piano c’è la “sala-stampa” :la porta è chiusa ma la luce è accesa. Busso, apro e trovo alcuni ragazzi impegnati a seguire le lezioni on line. Tre di loro frequentano un corso di formazione per la ristorazione promosso dalla scuola Oliver Twist di Como, il più giovane frequentala terza media della scuola locale. Si stanno impegnando molto, la buona formazione è una buona occasione per inserirsi nel mondo del lavoro.

Chiedo dove sono gli altri ragazzi. Alcuni sono impegnati nelle loro quotidiane mansioni, altri mi fanno cenno nella stanza accanto. Anche lì sono alle prese con lo studio.

Sono molto contenta perché si è creato un forte spirito di gruppo, si aiutano tra di loro e dimostrano una matura responsabilità. Spero che possano realizzare tutti i loro sogni. Ho nel cuore un “GRAZIE” per chi da lontano ci sta sostenendo in diversi modi: dal cibo all’acquisto di tablet e cellulari per collegarsi con le scuole.

Un altro giorno è finito… Pensiamo al domani con un fare costruttivo. [Sara]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: