Il mondo nuovo lo dobbiamo progettare. Adesso

Oggi c’è stato il sole, è primavera. Ho avuto una bella mattinata, mi sono svegliata prima del solito, in tempo per sentire il giornale e la rassegna stampa di radio popolare. Ho fatto colazione, mi sono vestita di tutto punto. Ho cucinato che è una delle cose che mi piace fare, ho fatto qualche chilometro di cammino in giardino, dopo pranzo mi sono messa a leggere al sole in balcone. In giardino, ora, ci sono due amici che camminano. Se non fosse per il silenzio e per gli uccelli che si avvicinano più confidenti del solito, sembrerebbe un pomeriggio di vacanza… Vorrei coltivarla questa illusione, ma so che è solo un’illusione.

So che la crisi non è finita e non ha ancora rivelato tutte le conseguenze non solo sanitarie, non solo sociali, non solo economiche, …

Sono una privilegiata anche perché ho molti contatti anche in questo momento. Sono isolata, ma non mi sento sola. Telefono molto, soprattutto a persone che vivono sole e cerco di parlare d’altro. Non per rimuovere, ma darci sollievo e non cedere alla pervasività del corona virus. Ho quasi un incontro o una riunione al giorno, per l’Arci o per Sinistra Italiana. È un piacere vedere almeno in video compagne e compagni, ascoltare le loro voci, confrontarsi in modo continuativo. E poi scrivo recensioni dei libri che leggo per Arci book, per ecoinformazioni… penso che in questo momento sia importante nutrire la mente.

Abbiamo grandi responsabilità, soprattutto noi più anziani. Di fronte alle ingiustizie, ci siamo limitati a denunciare le disuguaglianze crescenti (anche qui nella nostra ricca provincia), abbiamo chiesto, nel migliore dei casi, che le ricchezze fossero ridistribuite, ma non siamo stati abbastanza radicali nel denunciare l’irrazionalità del sistema (vengono prodotte merci che le persone non sono in grado di acquistare), un modello economico che è la ragione delle ingiustizie sociali e della crisi biofisica del pianeta. Non siamo stati capaci, anche quando lo abbiamo colto, di farlo cogliere ad altri l’intreccio tra biologico, sociale e politico. Non abbiamo urlato a voce abbastanza alta l’urgenza di disarmare cuori e menti e soprattutto riconvertire le produzioni di strumenti di morte. Non siamo stati in grado di limitare il potere enorme del mercato finanziario. Ci siamo adagiati nelle nostre “tiepide case”.

Anche ora che il virus non fa sconti a nessuno e ci scopriamo tutte e tutti vulnerabili, di fronte alla vulnerabilità non siamo tutti uguali: c’è chi una casa ce l’ha e chi no, c’è chi ci può stare a casa e chi no, c’è chi viene curato e chi no.

Siamo consapevoli che da questa situazione usciremo comunque mutati, ma siamo in mezzo al guado. La crisi è quando si sa che il vecchio è finito, ma non si sa dove si va a finire. Non lo sa davvero nessuno.

So solo che se, alla fine di questo tempo “straordinario”, riprenderemo come se nulla fosse stato, questa sofferenza personale e collettiva sarà stata purtroppo anche inutile. Andrà tutto bene? No. Non va e non andrà tutto bene. Andrà bene per la maggioranza dell’umanità che sopravviverà, ma resterà il dolore per chi muore solo, senza una persona cara ad accarezzarti e accompagnarti, una morte che non auguro a nessuno.

Nel 2008 abbiamo tentato di uscire dalla crisi economica con gli stessi strumenti che l’avevano determinata. Ma da questa crisi, effetto collaterale del Covid 19, non si uscirà se non modificheremo il modello economico che fino ad ora ci è stato imposto. Dovremo rivede le priorità dei bisogni che si possono soddisfare: più asili nido, più scuola pubblica, più sanità pubblica, meno beni inutili.

Antonio Tabucchi ci ha insegnato che “[…] la storia la facciamo noi, ce la costruiamo con le nostre mani, è una nostra invenzione, e ne potremmo fare un’altra, se solo volessimo, se solo non ci lasciassimo convincere dalla storia che lei è o così o cosà, se solo avessimo la forza di dirle, signora storia, lei non è niente, non faccia tanto l’arrogante, lei è solo una mia ipotesi, e se non le spiace ora la invento come preferisco. Ricordiamolo, quando questo tempo sarà passato. E facciamola diversa la storia.

Al lavoro, alla lotta e prima ancora al pensiero: il mondo nuovo lo dobbiamo progettare. Adesso. [Celeste Grossi, dal blog di ecoinformazioni Effetti collaterali]

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