Dalla Germania/ Covid-19 non è uguale per tutti

Qualche giorno fa ci siamo, più o meno, tutti commossi davanti alla prima pagina del quotidiano tedesco Bild che a caratteri cubitali scriveva: «Siamo con voi», riferendosi all‘Italia e agli italiani. Una settimana dopo, die Welt, giornale che appartiene allo stesso gruppo editoriale della Bild (Axel-Springer-Verlag) scrive: «Signora Merkel, rimanga ferma sulle sue decisioni. In Italia, la mafia aspetta solo una nuova pioggia di soldi da Bruxelles». Un titolo che evidenzia da una parte i consolidati pregiudizi nei confronti dell‘Italia, dall‘altra, senza filtri di sorta, i mali storici del nostro Paese.

Non tutti in Germania la pensano così: a venirci incontro è, al contraro, un‘articolo pubblicato sull‘autorevole settimanale der Spiegel, dal titolo: „Il rifiuto tedesco degli Eurobonds è non solidale, gretto e vigliacco“. Insomma, la convinzione che saranno solo i contribuenti tedeschi a dover sborsare per mettere una toppa alla crisi finanziaria italiana, dovuta esclusivamente agli sperperi e all‘incapacità gestionale dei conti pubblici, non è univoca.
Non voglio però qui lanciarmi in analisi politiche, o metapolitche, sulla posizione del Governo tedesco davanti alle richieste di aiuti, o meglio sarebbe dire di sostegni finanziari, che l‘Italia e altri Paesi invocano. Lascio questo compito a chi è più competente di me. Vorrei solo avanzare una personale riflessione su come l‘emergenza sanitaria, e tutte le sue conseguenze, vengano vissute in Germania. L‘impatto quotidiano sulla vita e sui comportamenti delle persone è molto attenuato. Partendo dalle limitazioni di movimento e di spostamento che sono, per legge, blande. E infatti non sono in molti coloro che hanno preso davvero alla lettera il motto „io resto a casa“. Almeno a Düsseldorf, città dove vivo; sensazione che credo si possa però estendere al resto della Germania (tranne alcune eccezioni).

Si continua ad uscire per strada, ad andare nei parchi, i fidanzati vanno a trovare le fidanzate, i bambini giocano insieme, ci si invita per fare una grigliata… Il numero straordinariamente e fortunatamente basso di decessi, un sistema sanitario meglio strutturato e una gestione dell‘informazione in modalità „antipanico“, hanno determinato, a mio giudizio, una percezione della tragicità della pandemia in forma più leggera. Quasi come se questa terribile situazione riguradasse  solo più gli altri paesi che non la Germania. Fattore ancora più determinante, in grado di spiegare ciò che io valuto come un minore coinvolgimento emotivo, quello dell‘aspetto economico. Il Governo tedesco ha messo in piedi, rapidamente, una serie di pacchetti di aiuto alle imprese e ai singoli, con effetti immediati. Velocità nell‘accedere ad ammortizzatori sociali come la cassa integrazione, o contributi a fondo perduto per i liberi professionisti e per i lavoratori autonomi. A fine marzo, sul conto corrente di chi ne aveva fatto richiesta, i soldi erano già arrivati. Non solo: la possibilità di ricorrere, senza grandi ostacoli burocratici, al Wohngeld (soldi per la casa), rivolta a tutti coloro che hanno difficoltà a pagare l‘affitto a fine mese. Uno dei tanti sostegni economici previsti da anni in Germania, tramite il quale la città di residenza si prende in carico l‘affitto del cittadino, o una parte di esso, in caso di difficoltà economiche.

Ed è partendo da queste premesse che mi sento di dire che il Covid 19 non è uguale per tutti. Perché quando i lettori della Bild, o della Welt, che si misurano con il proprio vissuto e si confrontato solo con le proprie esperienze ai tempi del virus, faticano a capire cosa si stia davvero succedendo in Italia. Lo strazio delle bare portate via da camionette militari, la solitudine davanti alla morte, la reclusione tra le mura domestiche e i soldi che a fine mese non ci sono e che nessuno ti dà, o quelli stanziati dal Governo che ancora devono arrivare. E allora anche le richieste di sostegni finanzari, probabilmente, si capiscono più difficilmente. [Luciana Mella, ecoinformazioni]



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