State a casa!

Non c’è alcuna correlazione tra l’incremento del numero dei positivi registrati il 9 aprile e il fatto che tante, troppe persone sono in strada oggi anche a Como. Inoltre i dati sul numero dei positivi sono ormai universalmente ritenuti privi di senso essendo del tutto variabile, casuale e bizzarra la scelta delle persone con la quale vengono fatti i tamponi. In alcuni casi oggetto di indagini della magistratura. Il giusto appello a stare a casa del sindaco di Como evidenzia un fatto grave le cui conseguenze avranno effetti negativi tra giorni: a Como le persone in strada sono troppe, sempre di più e ciò è pericolosissimo.

Registro con grande preoccupazione i dati che oggi sono stati presentati in relazione all’andamento dei contagi nel nostro territorio.

Purtroppo colloco questo peggioramenti in quello che, al di là degli elementi oggettivi, delle misurazioni informatiche, di quanto riferito e riportato dalle forze dell’ordine, io stesso percepisco e vedo: troppa gente in giro. Non da oggi ma ormai da diversi giorni.

E’ come se prevalesse, sul rischio di contaminarsi e di contaminare gli altri, compresi i nostri cari, un bisogno inarrestabile e incontrollabile: uscire di casa!

Passeggiare, correre, ritrovarsi a parlare in gruppo: tutto legittimo se vivessimo nella vita di prima del contagio. Adesso c’è in corso un’emergenza sanitaria che ha cambiato la vita di ognuno di noi.

Sono ricomparsi i gruppi di runner, i ciclisti e non solo da mountain bike, cittadine e cittadini di ogni età a passeggio anche con bambini, adulti e anziani che ogni giorno escono di casa con la scusa della spesa per comprare poche cose.

Sono già finite nei nostri ricordi le tragiche immagini dei medici e degli infermieri stravolti dalla  fatica, delle bare depositate sui mezzi dell’esercito, del dolore che ha attraversato e tutt’ora attraversa i parenti di quanti non dovevano morire? Credo che molti di noi conoscano amici e parenti di chi è mancato per il virus: parlate (non di persona per favore) con loro.

Vi racconteranno quanto doloroso nel dolore sia non aver neppure potuto assistere i propri cari nei momenti terminali e quanto sia stato lacerante non poterli accompagnare neppure all’ultimo giaciglio.
Cosa devo ancora invocare affinché prevalga il buon senso e il rispetto per la vita degli propria e degli altri?

Domani cercherò di capire se questo appello sarà rimasto ancora una volta vano e in tal caso instancabilmente tornerò sul tema sperando mi siano dati voce e ascolto. Vorrei non fosse così.
Non possiamo né dobbiamo tollerare che una minoranza tra di noi decida il possibile futuro luttuoso di tutti gli altri. STATE A CASA! [Mario Landriscina, sindaco di Como]

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