Per ripartire e restare vivi

Mentre la situazione sanitaria dava solo deboli spiragli di miglioramento (si è passati da una crescita del numero di malati di tipo esponenziale ad una di tipo lineare ma sempre di crescita si tratta) è partita la carica delle associazioni industriali per una riapertura delle fabbriche. Vedi in proposito il documento “agenda per la riapertura delle imprese e la difesa dei luoghi di lavoro contro il Covid-19” pubblicato mercoledì 8 Aprile da Confindustria di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna.

Il dibattito si è aperto anche a Como con accenti diversi. Qualcuno invitava alla cautela, non solo le organizzazioni sindacali dei lavoratori ma anche una parte del mondo imprenditoriale, qualcun altro affermava senza reticenze che era ora di riaprire tutto al più presto. Anzi qualcuno (vedi gli ampi servizi sulla stampa locale), facendo il paragone con il periodo postbellico, invitava a togliere ogni possibile ostacolo al lavoro, in primis gli obblighi definiti di tipo “burocratico”.

Giusto il dibattito e sono sicuramente da valutare le motivazioni di carattere economico e di conseguenza anche sociali che stanno alla base di queste richieste, ma occorre assolutamente capire i tempi e i modi per una eventuale ripresa generalizzata delle attività produttive.

Circa i tempi, non possiamo prescindere dall’andamento dei contagi, dei ricoveri e dei morti. Forse siamo al plateau, forse ma con meno evidenza, si profila una debole diminuzione, forse c’è meno pressione sugli ospedali che però sono stati completamente stravolti dagli eventi e avranno bisogno di tempi lunghissimi per riorganizzarsi dopo aver costretto i propri operatori ad uno sforzo estremo con morti sul lavoro e migliaia di contagiati (oltre 6000 solo in Lombardia), forse si stanno organizzando i servizi di Igiene Pubblica delle ATS (ASL) completamente assenti nella prima fase dell’epidemia …. forse?!

Per i tempi quindi dobbiamo aspettare che  le autorità sanitarie ci diano indicazioni chiare su una possibile riduzione del contagio.

Comunque ci ha pensato il governo a stoppare chi voleva una ripresa già dopo Pasqua rinviando tutto al 4 Maggio.

Per quanto riguarda le modalità abbiamo quindi tre settimane di tempo per organizzarci e la ripresa non potrà che essere graduale e con paletti molto chiari. Già abbiamo assistito, dopo il decreto del 22 Marzo scorso, al pasticcio dei codici ATECO, con un “attacco alla diligenza” che ha sommerso le impreparate Prefetture con migliaia di richieste di deroghe per poter riprendere il lavoro.

La gradualità dovrà essere sempre quindi rivolta a privilegiare inizialmente i servizi essenziali e successivamente quelli voluttuari.

Gli ambienti di lavoro e l’organizzazione del lavoro dovranno essere rispettosi del protocollo, già un compromesso, del 14 marzo siglato tra sindacati dei lavoratori e rappresentanti delle associazioni imprenditoriali con la mediazione del governo.

Il protocollo prevede varie misure organizzative, spazi a disposizione, interventi di sanificazione, distanze di sicurezza, gestione degli spazi comuni come mense e spogliatoi, disponibilità di mezzi di protezione individuali e ambientali, modalità di accesso dei fornitori ecc.

Ma chi deve verificare che vengano rispettati?

Il protocollo parla di costituzione di comitati di verifica con la partecipazione di rappresentanti dei lavoratori e aziendali … e va bene! Però questi comitati potranno operare al meglio in aziende già strutturate e di medio-grandi dimensioni, dove può essere presente e attivo il Responsabile della Sicurezza (RSPP), il medico competente e il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS). La realtà italiana , lombarda, comasca è però rappresentata da una miriade di piccole e piccolissime imprese, piccoli cantieri ecc in molti dei quali è difficile organizzarsi e che già in passato erano carenti in materia di sicurezza sul lavoro, come purtroppo testimoniano le statistiche INAIL su infortuni e malattie professionali.

Non deve mancare quindi il controllo da parte dell’autorità pubblica.

Su questo tema devono riappropriarsi di un ruolo da protagonisti i Servizi di Prevenzione e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro dei Dipartimenti di Prevenzione delle ATS, purtroppo negli ultimi anni ridotti al ruolo di cenerentole del servizio sanitario lombardo.

Dalle notizie che abbiamo risulta che tali Servizi  hanno fatto del loro meglio con indicazioni per i medici competenti, indagini  conoscitive, questionari alle aziende che riaprivano, apertura di sportelli informativi e di assistenza telefonica ecc. Però i sopralluoghi di verifica veri e propri sono andati via via diradandosi per annullarsi in molti casi, man mano che venivano a mancare condizioni di sicurezza anche per loro e i necessari dispositivi di protezione individuale. E’ ovvio che il personale, che ci auguriamo impegnato nel controllare una ripresa in sufficiente sicurezza, debba essere fornito di adeguati dispositivi di protezione. Tutto questo da subito in considerazione delle già tante aziende che comunque stanno operando e di quelle che via via riapriranno.

Si spera che Regione e ATS si attivino finalmente in questo senso.

Anche gli ispettori di INAIL e Direzione Provinciale del Lavoro (ex Ispettorato del Lavoro) devono essere da subito e preventivamente coinvolti.

Occorre poi risolvere la questione nuova di riassegnare l’idoneità al lavoro per gli addetti. A questo proposito anche i locali destinati alle visite e la strumentazione utilizzata dovranno essere oggetto di controllo per i requisiti di idoneità sicuramente più rigorosi rispetto al passato.

L’attuale legislazione non prevede una nuova valutazione di idoneità per il rientro al lavoro, anche dopo un periodo di quarantena, se si esclude la visita dopo 60 giorni di assenza per malattia, come da articolo 41 del DLgs 81/08.

Nel protocollo del 14 marzo si afferma genericamente che la sorveglianza sanitaria deve proseguire e che “vanno privilegiate, in questo periodo, le visite preventive, le visite a richiesta e le visite da rientro da malattia”.

Deve essere colmato questo vuoto legislativo.

Si sta valutando l’opportunità di far eseguire, per tutti coloro che dovranno riprendere il lavoro, i test rapidi sierologici per la ricerca degli anticorpi anti-coronavirus con eventuale tampone nasofaringeo per coloro che risulteranno positivi al test.

Questi test, secondo le comunicazioni dell’ISS, dovrebbero essere a disposizione a breve e, se validati e standardizzati, potrebbero essere effettivamente uno strumento a disposizione del medico competente per selezionare sani, guariti e portatori asintomatici.

Attenzione ancora dovrà essere data ai trasporti per evitare un improvviso e pericoloso nuovo affollamento di lavoratori pendolari su strade e mezzi pubblici.

Una ultima considerazione di carattere generale, che però non si può semplificare in poche righe ma richiederà un necessario dibattito, sarà su cosa e come produrre, pensando all’ambiente che ci circonda. Spaventa il paragone di alcuni industriali alla ripresa postbellica. Ripresa che ci portò sicuramente a diventare una delle prime potenze industriali al mondo con conseguente ricchezza e benessere, ma ancora oggi  subiamo i danni ambientali e sanitari di uno sviluppo senza regole.

Non si può, nella foga di tornare al più presto ai ritmi di produzione attuali, dimenticare quanto faticosamente si andava diffondendo tra gli imprenditori più avveduti e lungimiranti in merito ad economia circolare, green economy, energia alternativa ecc.

Non si deve, come alcuni già auspicano per rilanciare l’economia e l’occupazione, pensare come in passato ad aprire faraonici cantieri continuando a impoverire suolo e biodiversità.

Non si può non rivedere il lavoro e la produzione ripensando a nuovi stili di vita rispettosi dell’ambiente e della natura. Una natura che sta dimostrando con questa epidemia che può farsi beffe delle nostre presunte certezze economiche e sociali.

Nel frattempo siamo ancora legati al tragico e ansiogeno bollettino giornaliero di ricoveri, posti in terapia intensiva, decessi, guarigioni.

 [Enzo Tiso e Lamberto Settimi, medici del lavoro, per ecoinformazioni]

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