Sindacati/ #Iocimettolavita per i diritti del personale sanitario

Si è svolta alle 12 di venerdì 24 aprile la videoconferenza stampa di Cgil, Cisl e Uil comasche per il lancio della campagna #Iocimettolavita, che pone all’attenzione di regione, ats ed enti competenti la tragica situazione del personale sociosanitario durante l’emergenza covid-19.

I relatori Vincenzo Falanga per Uil, Alessandra Ghirotti per Cgil e Nunzio Praticò per Cisl dei laghi hanno aperto riassumendo lo stato dell’arte nella provincia di Como e Varese, presentando un quadro piuttosto preoccupante.
Come ha sottolineato fin da subito Falanga, la corrente situazione è il risultato della carenza di due “vitamine”: la vitamina I per investimenti e la vitamina P per personale ed assunzioni. A livello nazionale si registra infatti una diminuzione della spesa di 37 miliardi in campo sociosanitario, con una mancanza di personale che si attesta intorno alle 60.000 unità, di cui 3500 solo in Lombardia.
Questa situazione, dettata principalmente da cattive politiche locali e in particolare da una malagestione del concetto di territorialità sta pesando tantissimo in una fase critica come quella che sta vivendo attualmente la regione, che ha oltre la metà dei morti registrati per covid-19 a livello nazionale.
Sembra difficile pensare alla fase due se non si garantiscono dispositivi di protezione individuale e tamponi per tutto il personale di ospedali e rsa.

Alessandra Ghirotti ha ripreso la critica ad ats Insubria e alla regione, colpevoli di aver abbandonato il personale delle istituzioni di cura, costretto a sopperire alle mancanze di personale, di competenze e di mascherine e camici.
Il settore rischia il collasso, secondo l’esponente di Cgil, non solo ora, ma anche sul lungo periodo: in particolare, le rsa potrebbero subire un duro colpo se il tasso di decessi dovesse rimanere così alto, per mancanza di pazienti.

Ciò che lamentano principalmente i sindacati, ha chiosato Praticò, è la mancanza di ascolto tra datori di lavoro, personale, sindacati ed istituzioni amministrative.
Cgil, Cisl e Uil si sono impegnate con continui solleciti alle autorità competenti, senza però grandi risultati:

Abbiamo scritto più di Stephen King e abbiamo ricevuto in cambio risposte a dir poco ermetiche.

Un dato molto preoccupante, presentato nel corso della videoconferenza, mostra come se a Bergamo la situazione contagi sta migliorando in linea con la tendenza nazionale, le provincie di Como e Varese invece mantengono una curva stabile e anzi in leggera crescita. Bisogna stare attenti ad eventuali aggravamenti della situazione sul piano locale che, inizialmente, sembrava invece essere molto meno colpito rispetto alle zone critiche di Lodi, Brescia, Bergamo e, più tardi, Milano.

Con la campagna #Iocimettolavita, in sintesi, i sindacati chiedono di rimettere al centro i lavoratori sociosanitari e la loro condizione critica. Si sollecita dunque a:

  • Riorganizzare la sanità e le misure preventive in ospedali ed rsa.
  • Eseguire tamponi su tutti gli operatori e fornire loro i necessari dispositivi di protezione individuale.
  • Inviare personale specializzato nelle rsa e regolarizzare i turni, che attualmente sono disorganizzati e in balia degli eventi e delle necessità.
  • Riconoscere anche sul piano economico il lavoro compiuto in questo periodo critico.

I dati raccolti dai sindacati, così come l’elenco delle loro richieste sarà inviato a tutti gli organi che si stanno facendo carico della gestione della crisi del coronavirus a livello locale e regionale.
I cittadini e lavoratori, indipendentemente che siano sociosanitari o meno, potranno compilare una cartolina disponibile sui canali sindacali con nome, cognome e professione e inviarle via mail alla regione e ad ats Insubria per far sentire quella voce che, al momento, non possono far sentire in piazza.
Questo tipo di iniziative serve per dimostrare alle autorità e alla popolazione che i sindacati non sono fermi e anzi, se continuasse la mancanza di dialogo con le istituzioni, nessuno dei tre enti esclude la possibilità di attuare manovre più classiche, come ad esempio l’attuazione dello stato di agitazione.

Mentre la regione tace, infatti, migliaia di persone vengono contagiate e rischiano la vita e più la situazione si prolunga nel tempo più si rende inevitabile considerare di uscire dai binari imposti dall’alto e attivarsi per la tutela dei lavoratori e della cittadinanza tutta.

[Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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