Un 25 aprile triste

Già si sapeva: sarà un 25 aprile diverso, nessuna possibilità di essere in piazza, nessuna bandiera, nessuna banda, nessun discorso. A Como però grande l’impegno dell’Anpi e dell’Arci per far sì che il 25 aprile sia comunque “festa” della Liberazione. Sarà fatto utilizzando i tanti mezzi di comunicazione a disposizione che riescono a far sentire le persone vicine e aggiungendo la solidarietà, tanta, scattata in questo periodo, cosa proprio da 25 aprile.

Ma per la nostra città a rendere tristissimo questo 25 aprile c’è la notizia della morte di unragazzo del Gambia, 23 anni, finito sotto il treno, a Como Borghi. Si tratterebbe di un tragico gesto volontario…

Proprio ieri, portando il pane che il panificio di Albate mi dà quotidianamente per la mensa, parlavo con una delle donne che lavora al dormitorio di via Sirtori e mi diceva di queste persone, tanti giovani, preoccupate del loro futuro di cosa succederà. Domande angoscianti: Chiuderà questo posto? dove andremo? cosa facciamo in questa città?. Noi vogliamo lavorare…

Penso alle tante associazioni, alle tante persone che a Como si preoccupano per assistere queste fragilità, ma quelle domande ci impongono una riflessione; cosa succederà a queste persone, la maggior parte ragazzi stranieri, tanti da anni presenti a Como?

Lo scorso anno alla conclusione dell’intervento del 25 aprile, avevo consegnato al sindaco, per conto di Como Senza Frontiere, la petizione, presentata in varie città d’Italia che chiedeva che venisse garantita l’iscrizione dei richiedenti asilo, nelle liste dei residenti, un piccolo passo, che però apriva diritti e doveri.

Ha avuto esito questa richiesta? È stato fatto qualcosa in questo senso? Nulla.

Si parla in questo periodo di regolarizzare a livello nazionale molte persone immigrate di cui tra l’altro anche in questo periodo difficile, specie la nostra agricoltura, ha bisogno.

La politica nazionale e locale intervengano subito. Nonostante la difficoltà attuale si impegnino a dare diritti e futuro anche a queste persone.

Si deve dire tutti “insieme”, altro che prima gli italiani. Il coronavirus ha evidenziato chiaramente che tutti siamo legati più che mai, nessuno può essere solo in questa lotta per la sopravvivenza. Abbiamo tutti bisogno di tutti.

La nostra Costituzione che dalla Resistenza è nata parla di diritto d’asilo per lo straniero che nel suo Paese trova negate le libertà democratiche. Ora più che mai è il momento di accogliere.

La morte di un ragazzo sotto il treno alla stazione di Como Borghi deve farci pensare

Sarà purtroppo a Como un 25 aprile più triste e più amaro, un 25 aprile ancora più di riflessione. [Luigi Nessi, portavoce La prossima Como]

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