Arci/ Almeno le mascherine vere

«Si può dire per farsi coraggio che è finita la fase del contagio ed è iniziata la seconda fase. In Lombardia purtroppo non è così, con un numero rilevante di persone costrette a riprendere le attività lavorative in aziende che ci si augura siano sicure.

Ciò in un paese che si dimostrava estremante insicuro nei luoghi di lavoro già prima dell’emergenza covid-19 è un esercizio di estremo ottimismo  che tuttavia viene imposto e c’è chi, al governo della Regione Lombardia e persino tra le forze politiche del governo nazionale,  per farsi paladino della parte peggiore del mondo delle imprese,  vorrebbe sposare pienamente la politica dello struzzo: convincersi e convincere che il problema non c’è per risolverlo. Purtroppo non funziona. Ed è ancora più grave imporne la “sperimentazione” quando si chiede giustamente ai cittadini e alle cittadine di dotarsi di dispositivi di protezione individuale senza fare in modo che vengano usate, almeno nei luoghi più a rischio, mascherine  certificate e valide.

Il Consiglio direttivo dell’Arci di Como, allargato ai presidenti di circoli Arci della provincia, riunito telematicamente il 5 maggio, chiede quindi alle autorità di assicurare ancora di più ora, vista la decisione affrettata e improvvida di aumentare le possibilità di contagio con le riaperture, di mettere a disposizione dei volontari e della volontarie impegnati a favore della popolazione, del personale sanitario e di tutti/e  coloro che devono necessariamente affrontare rischi maggiori a causa della situazione creata,  mascherine certificate ffp2  senza valvola o ffp3 senza valvola. La fornitura di questi dispositivi non può essere lasciata al mercato, ma deve essere garantita dallo Stato evitando così che si sviluppino ancora di più fenomeni criminali, contraffazioni e illeciti guadagni, frutto di speculazioni sulla pelle delle persone. L’Arci di Como ribadisce inoltre la richiesta che venga davvero assicurato il monitoraggio della situazione, ampiamente dichiarato come intenzione, ma con ancora insufficiente capacità di sottoporre a tampone un numero adeguato di persone corrispondente alla gravità della diffusione del virus nel nostro territorio».  [Arci provinciale Como]

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