Lettera aperta al sindaco di Como

La Prossima Como scrive a Landriscina una lettera aperta. «Egregio Sindaco, non è nel nostro stile fare polemiche, meno che mai in questo difficile periodo. Abbiamo sempre manifestato pubblicamente le nostre idee, magari non condivise, ma le riteniamo importanti per la costruzione della “città per l’uomo”.

Vogliamo esprimere riconoscenza per l’impegno del personale sanitario, scolastico, degli addetti alla filiera alimentare, degli operatori ecologici, degli autisti dei mezzi pubblici, di quanti per lavoro o per scelta volontaria si sono adoperati per il benessere di cittadine e cittadini in questi ultimi mesi.

La Como solidale, della quale tanti di noi fanno parte, ha ancora una volta risposto all’emergenza, come fu per quella umanitaria dell’estate del 2016 dovuta all’arrivo di tanti immigrati.

Le scriviamo anche per segnalare situazioni che potevano e devono essere risolte.

I problemi che questa crisi ha svelato dureranno ancora a lungo, purtroppo, e occorre intervenire al più presto.

1. Siamo preoccupati, come Lei, per il crescente numero di persone povere che vivono nella nostra città. Apprezziamo la consegna di viveri da parte del Coc – Centro operativo comunale, al quale si affiancano altre forme di solidarietà, come parrocchie, associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, cittadine e cittadini che individualmente tentano di alleviare il malessere. Ci sembra tuttavia che non tutte le persone vulnerabili siano state raggiunte. Ci sono donne e uomini anziani, adulti fragili, bambine e bambini a cui è venuta a mancare anche la socialità che normalmente si svolge a scuola. Molti per pudore non chiedono aiuto. È una maniera errata di intendere la dignità, perché non è di aiuto che hanno bisogno, ma di vivere una vita degna, un diritto umano per tutte e tutti, indipendentemente dal luogo di nascita. Occorrono forme di vicinato, come il portierato sociale che noi della Prossima Como avevamo proposto inascoltati. Ora è evidente che mancano non solo strutture di medicina del territorio, ma anche strutture sociali di prossimità, dove persone che condividono il luogo di vita e che conoscono le esigenze degli abitanti del quartiere

Ora che non ci sono più le Circoscrizioni, forme di portierato sociale diventano ancora più importanti.

2. C’è un grande bisogno di case. A Como ci sono tante case vuote (sia comunali che private) e tante persone senza casa. Facciamo solo un esempio: coloro che escono dal Carcere e non hanno parenti o amici disposti ad accoglierli, dove vanno? Quante sono le domande presentate per alloggi comunali che sono in attesa di risposta? Progettare un intervento sulle abitazioni è urgente e necessario.

3. La Caritas ha gestito il dormitorio di via Sirtori per due mesi; con orari ridotti è ancora attivo; c’é il dormitorio di via Perti… ma sino a quando? Abbiamo sentito che a fine maggio dovrebbero chiudere tutte le strutture. Dove andranno queste persone? Ancora sotto i portici di qualche chiesa? Ancora in edifici dismessi? Progettare soluzioni stabili è un dovere per una città ricca come la nostra.

4. Riconoscere la residenza alle persone che attendono il permesso di soggiorno sarebbe un gesto che qualificherebbe la nostra città. Darebbe loro la possibilità di accedere a interventi sanitari, diminuirebbe la conflittualità tra residenti e stranieri, che ancora una volta pochi giorni fa, una parlamentare della nostra città, ha inopportunamente cercato di riaccendere. Darebbe loro qualche diritto e qualche dovere in più. Darebbe dignità e una vita meno marginale.

5. Creare lavoro socialmente utile con cantieri di manutenzione, in attesa di una rinascita urbana e sociale: pensi alla pulizia di strade, giardini, parchi, cimiteri. Ci sono dei cimiteri con angoli abbandonati e degradati, un trattamento che le sepolture dei nostri morti non meritano. I nostri concittadini che non si sono più hanno contribuito con il loro lavoro e il loro impegno a costruirla la nostra città.

6. Le persone con disabilità, e le tante persone socialmente fragili che vivono a Como, ancora di più in questo periodo di distanziamento fisico, in cui sono mancati anche gli abituali punti di riferimento, come la scuola, gli amici, le associazione di volontariato, e le abituali attività hanno sofferto e soffrono di solitudine che ha creato in loro ulteriore disagio ed emarginazione.

Quando potranno riprendere ad uscire per le strade della città, si troveranno davanti barriere architettoniche e muri sociali che da anni denunciamo. Questo sarebbe il momento di abbatterle queste barriere e di superarli questi muri.

Questa nostra lettera pone una serie di problemi importanti per la città dove vorremmo vivere e per le persone che a Como abitano. L’invito a Lei e alla giunta è a impegnarsi per affrontarli. Distinti saluti». [Luigi Nessi, portavoce di La Prossima Como].

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