10 maggio/ Giornata delle donne contro le guerre

La seconda domenica di maggio del 1870, Julia Ward Howe (1819-1910), poeta, scrittrice, femminista e pacifista statunitense, convocò a Boston un momento di protesta delle donne contro la guerra.

Nel suo appassionato intervento disse: «Le donne devono avere voce in capitolo sulle grandi questioni dell’umanità per impedire la distruzione della vita». […] «Le donne non devono più essere chiamate in causa solo dopo le guerre per piangere i loro figli morti. Si mobilitino tutte le donne che hanno un cuore e dicano con fermezza: non permetteremo che le grandi questioni dell’umanità le decidano unicamente persone irresponsabili. Noi, le donne di un unico mondo, saremo capaci di educare i nostri figli perché non siano pericolosi per gli altri. Deponete le armi!». […] «Noi donne di qui proviamo troppa tenerezza per le donne di un qualsiasi altro paese per permettere che i nostri figli siano addestrati a ferire i loro».

A Julia Ward Howe si deve la celebrazione annuale della Giornata di lotta delle Madri per la Pace, una giornata di protesta delle madri (sostantivo plurale) contro le guerre, trasformata poi in Festa della mamma, una festa in cui figlie e figli portano doni e fiori alla propria mamma. [vedi anche l’articolo di Giovanna Pagani – Wilpf Italia]

Mi piace festeggiare. Anche, ora che è volata via, ogni seconda domenica di maggio festeggio mia mamma, sono molti i motivi di gratitudine, non solo l’avermi messa al mondo. Mia mamma è nei miei pensieri, nei miei gesti, nella mia quotidianità tutti i giorni, non solo la seconda domenica di maggio.

Lo slittamento semantico – da Giornata di lotta a Festa, da madri a mamma – corrisponde a un cambiamento di senso. Così come è avvenuto per un’altra giornata di lotta e protesta, l’8 marzo, trasformata in Festa della donna, anche questa seconda domenica di maggio è stata volta in Festa dal modello economico consumista e dal sistema mediatico che lo sostiene.

In questa retorica della “ricorrenza”, in cui tutte le mamme, tutte le figlie, tutti i figli per un giorno, sono tutti più buoni, c’è un tentativo di occultare le discriminazioni quotidiane che le donne, anche le mamme, vivono in tutti gli altri giorni dell’anno, ancora di più nei luoghi e nei tempi di guerra.

L’attenzione per le donne (non tutte, solo quelle che hanno figli) in questo giorno rischia di far perdere di vista la forza delle donne, il loro desiderio di costruire uguaglianza e liberare le differenze e di occultare l’intreccio tra violazione dei diritti delle donne, discriminazioni, violenza di genere, guerre, povertà. [Celeste Grossi, ecoinformazioni]

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