Regalare la scuola a Google? No grazie

Teodoro Margarita insegna in una scuola della provincia di Como. Nella scuola crede molto, quanto nella natura e nella politica. Come docente si è dovuto misurare con le difficoltà della didattica in remoto, ma non pone problemi di eccesso di lavoro, di affaticamento, bensì di libertà, giustizia, correttezza.

Un discorso chiaro, radicale, che proponiamo sperando che possa animare un dibattito sul merito delle trasformazioni necessarie per la scuola per non tradirsi nell’emergenza e ripartire davvero, senza genuflessioni all’economia dominante e ai suoi padroni. Alla fine del documento i due allegati uno per il collegio docenti e consiglio d’istituto della sua scuola e peri il garante della privacy.

«Lo scenario che si prospetta nel futuro non solo della scuola ma della società tutta è plumbeo o meglio, luccicante dei riflessi falsi e intermittenti dei  tasti di un computer. La crisi conseguente al Covid 19 sta comportando situazioni assurde e paradossali,definirle  kafkiane è poco.

Lavoro nella scuola, prima di questa corsa forsennata alla DAD, la didattica a distanza, era un continuo ripeterci da parte dei dirigenti di stare attenti alla privacy. Per le comunicazioni relative intorno ai ragazzi Dsa, diversamente abili, impiegavamo mail criptate, il sistema “Protonmail” per esempio  ed a parte ci veniva inviato il codice per leggerle. Le scuole vietavano l’uso del telefono mobile ai minori. Tutto questo per proteggere da intrusioni sia pure involontarie nella vita privata da parte dei ragazzi nei confronti di altri ragazzi per evitare cyberbullismo e simili ed anche per proteggere notizie relative a patologie e simili. Adesso, siamo al paradosso opposto.

Docenti che chiedono anzi pretendono di “vedere in faccia i ragazzi” e sto parlando dei minori della scuola media, per intenderci, incuranti di qualunque nostra, sono un docente anch’io, intrusione nelle case dei ragazzi. All’improvviso si pretende l’uso di dispositivi elettronici, non è obbligatorio il loro possesso per legge in Italia, si incoraggia l’uso di qualunque cosa pur di avere quanti più alunni possibili alle lezioni virtuali. Ed ancora su piattaforme disparate, fa nulla se, per esempio, il quotidiano Repubblica ha accusato Zoom di essere il mezzo preferito per neonazisti o scambisti per ritrovarsi .  Non mi risulta che i gestori di Zoom abbiano querelato quel quotidiano. Si convocano consigli di classe, collegi docenti via Meet che è applicazione di Google, dimenticandosi completamente che Google è stato nel corso della sua storia, più e più volte condannato per abuso di posizione dominante, multe milionarie, luglio 2018, inflitta dalla Commissione europea, violazione dei diritti di copyright non solo su proprietà intellettuale ma  su farmaci e così via. Google è proprietaria di You Tube, del sistema Android dei telefoni, è una delle Fab Four multinazionali  più ricche e potenti del mondo.

La scuola si sta gettando e volontariamente, gioiosamente tra le braccia di Google. La scuola italiana, altri paesi non sono così teneri e preferiscono contrastare lo strapotere di questa corporation  e tenerla lontana dai banchi di scuola. Bisogna che il Garante per la Protezione dei dati personali, il Garante Privacy si svegli e garantisca appunto che una messe infinita di dati sensibili provenienti già prima dell’epidemia da Covid 19, vadano a finire nel bottino di Google. Nella mia scuola, per esempio, chissà perché,le programmazioni che una volta venivano inviate al dirigente via mail, adesso debbono essere caricate su Drive, emanazione di Google. Personalmente mi rifiuterò e continuerò ad inviarle via mail alla scuola.  Che la scuola diventi “Schoogle” meglio anche no.

Che i nostri ragazzi vengano trasformati in pigiatori di pulsanti anziché in esseri umani liberi e pensanti, anche no. E tutti i peggiori scenari degni del Grande Fratello di 1984 di George Orwell si stanno palesando davanti ai nostri occhi. Abbiamo il dovere di aprirli bene e spalancarli.

Primo:non è fatto obbligo di possedere dispositivi elettronici. La profilazione e la tracciabilità di massa devono diventare la bestia nera di chiunque, singolo o organizzazione, si ponga come obiettivo minimo quello di tutelare le libertà individuali e collettive. Sollecitare il Garante della Privacy, chiedere l’annullamento di atti come gli scrutini, per esempio, se condotti su canali come Meet, o altri di multinazionali in quanto non garantiscono la obbligatoria per legge regola  della riservatezza. Mobilitarsi, informarsi, cominciare con il mettere il granello di sabbia nella macchina mostruosa finalizzata alla sorveglianza ed al controllo, farlo adesso, prima degli scrutini e degli esami se questi non si dovessero tenere nelle classi come normalmente si fa  tenendo le distanze se il rischio epidemia fosse elevato. No alla Schoogle, si alla scuola libera, pluralista.

No ai teorici del sorvegliare e punire. Ribellarci tocca a noi. Ora. Dopo, saremo ingabbiati ed incasellati e le future generazioni nasceranno addomesticate e sottomesse, tracciate, profilate.

Il tempo di pensare ed agire per una società delle mani e delle menti, degli occhi e  del cuore, il tempo per lottare per una visione eco-sofica del mondo è ora. Poi, saremo  polli d’allevamento edi polli, sono, per definizione, quelli che si saranno fatti ingabbiare e fregare». [Teodoro Margarita]

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