Arci liberi, quindi chiusi/ Persone non braccia

L’Arci di Como, in accordo con le leggi nazionali e con le decisioni regionali dell’associazione conferma la chiusura della sede del Comitato e dei circoli. L’attività, come dall’inizio della pandemia si svolgerà in remoto, nella solidarietà con le comunità e con ancora maggiore impegno. Per l’Arci si conferma, mentre tante/i vengono deportati a lavoro con grave rischio di propagazione della pandemia, la scelta del civismo attivo che guarda alla salute delle persone prima che al profitto (di pochi) o alla necessità di “ripartire” riprendendo la stessa strada sbagliata percorsa dalla società consumistica e ingiusta che vuole a qualsiasi costo riprendere il suo devastante cammino contro le persone e l’ambiente. [Gianpaolo Rosso, presidente Arci Como]

Nella notte del 17 maggio, mentre ancora l’ordinanza regionale per la Lombardia, nonostante la gravità della situazione, esitava da ore a essere emanata, Massimo Cortesi presidente di Arci Lombardia, ha indicato ai circoli il rispetto delle norme nazionali e della tutela della salute. «Visto che il decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri  impone la sospensione delle nostre attività, al punto “z”; visto che le prefetture di diverse località riferiscono che l’attività di somministrazione e autorizzata solo in modo complementare all’attività istituzionale: visto il mancato parere di regione lombardia a seguito di sua ordinanza: si ritiene opportuno non aprire le proprie sedi, in tutela dei propri legali rappresentanti . Abbiamo già avviato interlocuzione con la Regione Lombardia e speriamo di fornire a breve  aggiornamenti [Massimo Cortesi presidenza Arci Lombardia] »

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