In Lombardia il traffico inquina di più, anzi no

Sorpresa. Chi ritiene che il traffico veicolare sia la seconda causa di inquinamento atmosferico (la prima è il riscaldamento) è stato clamorosamente smentito da uno studio dell’Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente) della Lombardia, riportato dal sito Lombardia notizie il 15 maggio scorso.

Lo scrittore Pier Paolo Pasolini in un’opera della campagna “Clean air now” di Greenpeace

La ricerca dimostra come il blocco imposto dai decreti del governo per contrastare la diffusione del Covid-19 ha prodotto un calo della mobilità in Lombardia che si attesta su una meda del 65 per cento (il fermo riguarda anche il traffico aereo). Ci si sarebbe dunque aspettato un calo equivalente dell’inquinamento atmosferico, e invece no. Il calo dell’ossido di azoto (Nox) dovuto allo scarico dei motori è stato soltanto del 28 per cento. Le polveri sottili sono calate solo dell’11 per cento e il CO2, l’anidride carbonica, di un misero 18 per cento.

Ma allora da dove derivano gli altissimi tassi di inquinamento che fanno della Lombardia una regione straccia-record negativi? Ricordiamome alcuni, tanto per non dimenticare: ha i più alti, persistenti e misurati livelli di inquinamento dell’aria d’Europa, soprattutto da polveri sottili (pm 10 e pm 2,5), con ripetuti superamenti sia delle concentrazioni, sia dei giorni di elevato inquinamento.

Allevamento bovino nel Lodigiano

Inoltre, secondo il rapporto Mal’Aria 2019 di Legambiente che ha stilato una classifica delle città capoluogo con l’aria più inquinata d’Italia, tra i primi 15 capoluoghi per inquinamento atmosferico, ben 7 – compresi i primi 3 – sono lombardi: Brescia con 150 giornate di superamento dei limiti per il PM10 o per l’ozono, Lodi con 149, Monza con 140, Milano con 135, Bergamo con 127, Cremona con 127 e Pavia con 115. E poi l’ultimo meraviglioso primato, ricordato nelle giaculatorie televisive quotidiane, che vede la Regione di Alessandro Manzoni insidiare, con il numero di morti per coronavirus (15.519 al 17 maggio us.), quello che la peste descritta nei Promessi sposi spazzò via nel 1630.

Ancora un primato? Per l’Icct (International Council on Clean Transportation, organizzazione indipendente il cui scopo è quello di fornire consulenza, studi e analisi scientifiche agli enti regolatori per quello che riguarda le tematiche ambientali) nel 2015 a Milano poco meno del 40% delle morti premature per inquinamento è attribuibile allo smog provocato dai trasporti. A conti fatti sono 25 persone ogni 100mila abitanti, morto più morto meno. Delle circa 80mila morti premature che l’Agenzia europea per l’ambiente stima ogni anno in Italia si può insomma scommettere che considerevole parte di esse si verificano in Lombardia.

Una immagine dell’azione “Anime estinte” organizzata il 21 febbraio scorso a Milano dal movimento Extinction Rebellion

Come mai tanti morti in Lombardia per inquinamento e anche per Covid-19, ci si chiederà. Non sia mai ci possa essere un’incredibile correlazione tra i due. A dissipare gli incubi pensa l’autorevole quotidiano Sole24 Ore, che a beneficio di Confindustria il 20 aprile scorso chiarisce che «non esiste alcun rapporto di causa-effetto (…) perché mentre cresce uno dei due fenomeni cresce anche il secondo, senza che però nessuno dei due possa essere indicato come causa dell’altro».

Ma torniamo alla “sorpresa” iniziale che il traffico veicolare non sia la principale causa di inquinamento. Che tanto sorpresa non è, perché il 29 aprile scorso un rapporto diffuso da Greenpeace in collaborazione con l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) chiariva che lo smog è prodotto non solo dagli ossidi di azoto e di zolfo ma anche, e in maniera significativa, dall’ammoniaca che, liberata in atmosfera, si combina con quegli stessi componenti generando le polveri fini, i famigerati pm 10 e pm 2.5.

Il grafico dello studio Greenpeace-Ispra con la scala delle attività più inquinanti

Anche in questo caso la Regione Lombardia (stavolta intesa come amministrazione pubblica) scopre l’acqua calda, ovvero che più del trasporto stradale (14%) sono gli allevamenti intensivi (17%) a determinare l’inquinamento atmosferico, mentre la causa maggiore (37%) continua a essere il riscaldamento. Ma se si considera che i dati Greenpeace-Ispra sono nazionali e che la maggior parte degli allevamenti è situata in pianura padana che occupa una considerevole parte della Lombardia, l’inquinamento prodotto dall’agricoltura zootecnica nella regione è ancora maggiore. [Fabio Germinario, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: