Il coronavirus salva la ciclabile di Como

La “terapia intensiva” sotto forma di denaro a pioggia che sta per rovesciarsi anche sugli enti locali grazie agli stanziamenti per la cosiddetta Fase 2 salva la vita alla ciclabile urbana di Como, altrimenti destinata a un irreparabile soffocamento.

Dopo oltre un anno di vacanza, da palazzo Cernezzi giungono segnali inequivocabili sulla volontà di riprendere in mano il progetto e una road map che – senza imbarazzo – scandisce «tempi precisi» per la sua realizzazione: entro il mese prossimo la trasmissione alla Regione Lombardia del piano definitivo adeguato; entro fine anno l’appalto del primo lotto; entro il 2021 l’appalto dei lotti successivi. Il tutto finanziato con fondi comunitari dalla Regione Lombardia (2014 -2020) per 1,35 milioni di euro e dal Comune di Como per 1,45 milioni di euro.

Critical mass organizzato il 20 luglio 2019 da Fridays for future per la ciclabile urbana

A sentire il comunicato stampa, l’enorme ritardo accumulato è dovuto a «carenze progettuali e procedurali» (traduzione: sciatteria e incapacità amministrativa, ndr) che l’assessore ai Lavori pubblici, Vincenzo Bella, motiva come «mancanza di autorizzazioni ambientali e insufficiente sviluppo degli elaborati progettuali indispensabili a qualificare adeguatamente il progetto». Sono trascorsi la bellezza di tre anni dal «2017, data in cui è stato predisposto il progetto, poi respinto dalla Regione» ma, in magica sincronia con l’arrivo dei fondi ai Comuni per dare una riverniciata di verde alle città in preda alla psicosi da contagio, ora giunge il via libera da parte del Pirellone.

Come in certe veline di un tempo si esprimono ringraziamenti alla Regione per aver tollerato le carenze e rinviato la scadenza del progetto, alle maestranze «che sotto la accorta direzione dell’architetto Giuseppe Ruffo, dirigente del settore Mobilità (…) ha reso possibile tale risultato». Quale risultato? Si dice che i dirigenti ne sappiano più dei loro responsabili politici, ma evidentemente l’architetto Giuseppe Ruffo, dirigente del settore Mobilità, fa eccezione. Difatti sembra sia stato l’artefice – che l’assessore ringrazia – del suggerimento di «affidare a un professionista esterno (…) la revisione del progetto definitivo dell’intero tracciato».

L’assessore ai Lavori pubblici Vincenzo Bella

Una scelta che nel comunicato si definisce «legittima e opportuna», ma che induce più di un dubbio sulla carenza di professionalità da parte dei tecnici comunali, tanto da convincerli a individuare un tutor esterno per un doposcuola sul progetto. Nella nota si precisa inoltre che il professionista sarà «adeguatamente selezionato» (senza precisare le modalità della selezione) e che la supervisione sarà al “prezzo stracciato” di «poco meno di 25mila euro, comprese tasse». Un affare.

E chissà se è ad opera dell'”illuminato” dirigente l’introduzione di «alcune modifiche migliorative» alla revisione del progetto, come quella di «far transitare la ciclabile attraverso il passaggio Zucchi in quanto migliora la funzionalità del tracciato, evita di impegnare – attraversandolo – lo spazio del mercato “mercerie”, preserva una parte dei posti auto lungo la via Mentana e risolvendo una situazione di conflitto in piazza Vittoria che oggi esiste tra auto, pedoni, biciclette e mezzi pubblici, così da migliorare anche l’accesso dei mezzi provenienti da via Milano».

Il mercato coperto di Como

E qui è necessario ricapitolare. Il transito in via Mentana aveva suscitato, fin dall’inizio, una levata di scudi senza precedenti da parte di Confesercenti e in particolare da parte dei commercianti dei mercati scoperto e coperto, alcuni dei quali l’anno scorso erano arrivati a dichiarare guerra aperta alla ciclabile minacciando di spargere chiodi sul percorso per ostacolare il passaggio delle dueruote, usurpatrici a loro dire di un numero (anche questo variato numerose volte) di parcheggi auto che con la realizzazione del tracciato avrebbero dovuto essere eliminati.

La trattativa tra Comune e bottegai è proseguita per mesi, forse provocando una parte delle «carenze» che hanno quasi causato l’affondamento dell’intero progetto, ma il Comune ora ne esce per “merito” del dirigente, che mediante una fregoliana trovata ha individuato il modo di deviare letteralmente il percorso dall’intoccabile via Mentana in un budello pedonale lungo 80 metri e incredibilmente stretto per immaginarlo anche compatibile con un transito massivo (magari a doppio senso) di biciclette.

Passaggio Carlo Zucchi (Como)

Ma che importa? L’obiettivo di non irritare Confesercenti (tra i serbatoi “naturali” di voti dell’Amministrazione attuale) con il passaggio di sfaticati su due ruote che come tali non possono essere riempite di ortaggi e cineserie, paragonati alle capienti auto (paganti anche il parcheggio) può dirsi raggiunto. Peccato che le «carenze» comunali e il clientelismo praticato impediscano di apprendere che, secondo numerosi studi internazionali, le ciclabili non equivalgano affatto alla morte del commercio, ma al contrario costituiscono una importante risorsa soprattutto nel centro di una delle città con i tassi di attrattività turistica tra i più alti in Italia.

Nel più recente, una ricerca condotta nel 2018 dalla University College London’s Bartlett School of Planning, si afferma che «la realizzazione di piste ciclabili e il miglioramento degli spazi per i pedoni in molte aree di Londra hanno generato migliori affari per negozi locali, bar e ristoranti. Le persone che arrivano in bicicletta spendono in media il 40% in più rispetto a chi arriva in auto, le persone trascorrono più tempo per la strada e frequentano di più bar e ristoranti. La ricerca è stata svolta nella aree di Londra che hanno visto miglioramenti nella ciclabilità e negli spazi pedonali» (Walking and cycling, The economic benefit).

Progetto originario della ciclabile comasca

Meglio i commercianti che votano piuttosto dei turisti che partono, pensano in modo pragmaticamente lariano a Palazzo Cernezzi, inserendo nel redivivo progetto anche un pizzico di originalità nel nome del tracciato, evidenziandone l’allure mistica rispetto alla denominazione tecnica. Quindi non tratta urbana del “percorso europeo Euro Velo 5”, denominazione evidentemente letta come burocratica e sovranisticamente estranea alla città, bensì “dorsale urbana della via dei Pellegrini”. Una preferenza che appare insolita per una Amministrazione che i pellegrini usa allontanarli poiché giudicati «indecorosi». Fabio Germinario [ecoinformazioni]

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