Cattivi spesa/ La fame può attendere

Piccola storia di ordinaria burocrazia. Una richiesta di buono alimentare inoltrata il 5 aprile al Comune di  Como è ancora in attesa di risposta. C’è da credere che non sia l’unica. Per i bisogni delle persone più fragili la quarantena non finisce mai.

Dunque.

Una signora di origine straniera ma regolarmente residente in Italia con permesso di soggiorno a durata illimitata, dopo aver lavorato come badante con regolare contratto fino a giugno 2019 ed avere goduto dell’assegno di disoccupazione fino a gennaio 2020, si ritrova senza alcun reddito da febbraio a causa della pandemia che ha azzerato il “mercato” per le badanti.

Il 5 aprile viene inoltrata domanda al Comune di Como per la “solidarietà alimentare“,  .

Dal settore Politiche sociali rispondono via mail il 27 aprile. Si tratta di un preavviso di diniego ex art. 10 bis L. 241/90 e s.m.i.: “Sono emersi elementi che ostano all’accoglimento della domanda” perché “nella dichiarazione resa non ha indicato alcuna riduzione del reddito in conseguenza del Covid 2019”.

Falso, la dichiarazione indicava chiaramente tutto, mancava solo una crocetta. Si provvede in tempo reale a crociare il quadratino, si scannerizza e si restituisce.

Per scrupolo, si contatta telefonicamente l’ufficio, nella persona del Dirigente che ha firmato il preavviso di diniego, e si riceve assicurazione che la mail è arrivata e verrà esaminata.

Da allora, il silenzio, malgrado due solleciti mail allo stesso Dirigente. Siamo al 22 maggio. Siamo entrati nella fase 2, la città ha riaperto, la movida è ripresa. Il buono alimentare però è ancora in quarantena.

Che dire? Mettiamola così: emergono elementi che ostano a definire “politiche sociali” questo modo di affrontare i bisogni delle persone.

[Massimo Patrignani – ecoinformazioni]

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