No movida… E mo’, vita?

Dopo che l’intera popolazione italiana è stata chiusa in casa per circa due mesi, dopo la scellerata e scriteriata riapertura delle attività produttive e dopo la rovina di una regione (la Lombardia) per mano di politici inetti e ipocriti, il teatro degli orrori sociali continua con la scoperta della causa del virus: i giovani.

Che le Rsa e la malagestione sanitaria non sarebbero mai stati davvero al centro del dibattito politico lombardo era chiaro; mettere l’epidemia sul piano del conflitto generazionale è però intollerabile.
L’Istat ha recentemente pubblicato la propria analisi (uscita il 4 maggio e compiuta su 31.096 deceduti da covid-19) e questa ci dice, tra le altre cose, che quasi il 50% delle vittime del virus sul suolo nazionale è lombardo.
Bisogna mettersi il cuore in pace sul fatto che questo non può dipendere solamente dal fatto che la regione abbia tra le sue città Lodi e Bergamo, epicentri nazionali (e per qualche tempo mondiali) dell’epidemia da coronavirus. In Lombardia ci sono le Rsa malgestite e decadenti, la sanità tagliata, gli ospedali che diventano trappole di contagio per chi è costretto a lavorarci.
Giusto per non tralasciare nulla, c’è anche un futuristico ospedale costato 21 milioni per ospitare 25 pazienti, nonché un assessore della sanità che si lancia in tragicomiche uscite sulle modalità di contagio.

A fronte di tutto questo si è comunque deciso prima di chiudere tutta Italia, per evitare morti inutili e per non rischiare che il contagio facesse crollare anche i sistemi sanitari del centro-sud, e poi di riaprire tutto.
Sfortunatamente, la globalizzazione porta all’iper-diffusione dei fenomeni, epidemie comprese; fortunatamente, permette anche di guardarsi intorno nel mondo. Si vedrà così, per esempio, che in Francia le scuole primarie sono state riaperte l’11 maggio e che in Spagna la distribuzione economico-politica multicefalica (Madrid, Barcelona, Bilbao, Valencia…) ha consentito una pianificazione differenziata in fasi pensata ad hoc di comunità in comunità.
In Italia, invece, i genitori-lavoratori devono delegare i bambini-fardelli ai nonni (quegli stessi per la cui sopravvivenza era fondamentale stare sbarrati in casa senza nemmeno poter respirare) e ci sono regioni da tempo senza contagi o morti che hanno dovuto aspettare i comodi dei politici-criminali lombardi per poter ritrovare una parvenza di normalità.

La situazione era già socialmente precaria e ci ha pensato Beppe Sala a dare il colpo (forse) di grazia, facendo un’operazione a suo modo aristotelica e anticapitalistica. Via la movida, via l’alcol dalle 19 alle 7 e via le bevute “in pubblico” negli stessi orari. La manovra è una dichiarazione di guerra ai giovani, a cui non rimane che farsi sfruttare come commessi o passare le proprie giornate sullo schermo per seguire le lezioni (dato che le scuole sono chiuse e, soprattutto le università, chissà quando riapriranno).
Il trionfo lombardo si compie: i bambini vanno dai nonni (che, citando la retorica di questi tempi, rischiano la morte), i giovani causano la morte degli anziani, le Rsa e gli ospedali sono posti bellissimi e i centri commerciali sono sempre aperti.
Tragedia sanitaria, economica e conflitto sociale che rischia di infiammarsi da un momento all’altro.

E Aristotele? Pensare di riaprire bar, ristoranti e negozi per poi proibire ai consumatori di consumare non può che essere una mossa per distruggere il capitalismo: rendere la produzione fine a se stessa e senza scopo, prassi aristotelica appunto, per ridurre alla fame più persone possibile e far trionfare nuovi sistemi economici.
Tutto questo, peraltro, sconfiggendo gli untori del covid, cioè i giovani, cui si prospetta un futuro che è uno e trino: ci saranno da pagare infatti le conseguenze della crisi del 2008-2011, della crisi ambientale e della crisi della pandemia
Finita la movida, non può quindi che esserci, mo’, vita. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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