La scuola che vorremmo: istruzioni per il miglioramento didattico

Nella serata di venerdì 29 maggio si è tenuto il primo incontro organizzato nell’ambito del progetto Non uno di meno, che si pone l’obbiettivo di pensare una scuola migliore.
Con la mediazione di Paolo Lipari, il dibattito, tenuto via Webex, ha coinvolto quattro dirigenti scolastici del comasco: Silvana Campisano, del Caio Plinio di Como, Ilenia Brenna, dell’Enaip, Laura Mauri, dell’Istituto comprensivo di Mozzate e Roberto Peverelli, preside dell’I.s.i.s. Carlo Carcano di Como.

Non uno di meno ha trovato sviluppo durante la quarantena a cui la popolazione italiana, studenti e professori compresi, è stata costretta per via della pandemia covid-19. Durante questo periodo di stasi, infatti, alcuni/e studenti e docenti hanno elaborato una riflessione sull’importanza di ripensare e cambiare la scuola.
Alcuni pensieri sono raccolti in brevi clip video pubblicate al sito del progetto.
L’incontro della serata è frutto di questa elaborazione, che è stato ritenuto importante condividere ed integrare attraverso l’incontro con altri cittadini.

La scuola è infatti pilastro della società in quanto istituzione formativa a livello culturale, sociale e umano ed è fondamentale non solo per chi ne fruisce, ma per l’intera collettività.
Questo concetto è stato sottolineato da tutti i mediatori, a cui è stato chiesto di ricordare come sia nato il loro affetto per la scuola e cosa li spinga adesso a impegnarsi tanto per questa istituzione. L’educazione come vocazione, l’incontro per caso col mondo della scuola o il perseguimento dell’obbiettivo di contribuire attivamente alla comunità hanno portato i quattro relatori ad essere professori e, poi, dirigenti degli istituti che ora hanno in carico.
Come ha spiegato Peverelli:

Nella scuola accadono eventi, alcuni previsti, altri non programmati.
Questi ci segnano, sia come studenti che come professori e dirigenti. Potersi prendere cura di questi eventi, gestirli ma soprattutto crescere con essi e approfondire il proprio rapporto con sé e gli altri resta tutt’ora un’esperienza straordinaria.

Tra gli eventi di cui prendersi cura, però, ci sono anche situazioni critiche, migliorabili, che suscitano dibattiti normativi, volti cioè a discutere di come la scuola dovrebbe essere.
La scuola ha anche degli antagonisti, su cui i presidi sono stati invitati a riflettere.
Il problema della scuola, secondo Ilenia Brenna, è la staticità strutturale e mentale:

Non bisogna più dire che “si è sempre fatto così”. Bisogna capire che si può cambiare, per poter creare il futuro, e ascoltare. Il rapporto tra studente e docente in questo periodo di didattica a distanza lo ha dimostrato, con l’aiuto arrivato a chi insegnava nel maneggiare strumenti relativamente nuovi, come quelli online.

Per Silvana Campisano invece l’ostacolo principale è la contrapposizione tra scuola e resto della realtà, nonché l’apparato burocratico che finisce per danneggiare gli interessi di tutti.
Queste due problematiche sono state condivise anche dagli altri relatori. Il bisogno di innovazione è condiviso quindi dall’intera utenza della scuola, sia che eroghi sia che fruisca della didattica.
Interessante l’intervento di Peverelli, che ha parlato di sclerotizzazione delle relazioni e dell’importanza dello studente sul piano documentario più che umano, testimoniate dalla stigmatizzazione di un errore visto come cosa da evitare a tutti i costi più che come elemento di crescita.

Su questo punto è intervenuto anche Bernardino Casadei, uno dei fondatori del progetto Non uno di meno, che ha sottolineato l’importanza dell’impegno sociale e comunitario nella questione scolastica. Se il problema è interno alla scuola, la soluzione non può che venire da fuori, e tutti i cittadini devono essere interpellati.

Come cambiare?
Coinvolgendo di più i ragazzi a livello culturale e personale oltre che meramente conoscitivo, permettendo la scelta formativa senza gabbie di tempo e spazio, creando una comunità disposta a mettersi in gioco per valorizzare le professionalità reali, riprendendo una relazione diretta per raggiungere un obbiettivo, sfruttando le risorse monetarie e sociali a disposizione.


Si è quindi aperto un dibattito virtuale con le domande da parte del pubblico.
Lorenzo Canali, di CiaoComo radio è stato il primo a prendere la parola sottolineando l’importanza del legame tra scuola e territorio, anche attraverso i media, spesso trascurati dai ragazzi.
Si è poi dibattuto del ruolo delle riforme della scuola che hanno prodotto difficoltà di orientamento nel breve periodo palesando però, come ha spiegato Peverelli, l’assenza di progetti a lungo termine e concreti.

Il progetto Non uno di meno andrà avanti da queste riflessioni e troverà riscontro pratico negli istituti coinvolti appena si tornerà alla scuola in presenza.
Il covid-19, tra tutte le cose negative che ha portato, ha lasciato ai cittadini un grande insegnamento sull’importanza della relazione. La scuola è luogo principe dell’intersoggettività e dell’incontro. Deve quindi fare tesoro dell’esperienza straniante della distanza forzata per ricominciare coinvolgendo appieno studenti, studentesse e insegnanti in un progetto che porti ad un futuro scolastico e sociale migliore.

[Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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