Arci/ Per la Pace, il pane e la libertà

Il 2 giugno è l’anniversario della Repubblica, nata dalla Resistenza e dalla volontà popolare espressa col Referendum, a suffragio universale. Ed è anche il giorno in cui fu eletta la Costituente, l’Assemblea che scrisse la Costituzione italiana, il patto comune su cui si fonda la nostra Repubblica, antifascista, che ripudia la guerra. È un antidoto al fascismo, che vediamo presentarsi ancora, nascosto dietro al qualunquismo, al nazionalismo, al sovranismo. Il video di un estratto di questo intervento è on line per Trasmissioni di democrazia.

Il 2 giugno 1946 mia nonna Celeste votò per la prima volta a 57 anni e mia nonna Maria a 53. Per le donne fu il primo voto su scala nazionale, la conquista di un diritto imprescindibile per avere cittadinanza politica. Anna Garofalo, curatrice dal 1944 della rubrica radiofonica Parole di una donna, del 2 giugno 1946 disse: «Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un’autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane stringiamo le schede come biglietti d’amore; si vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne timorose di stancarsi nelle lunghe file davanti ai seggi. E molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione. Le conversazioni che nascono tra uomo e donna hanno un tono diverso, alla pari».

Noi dell’Arci, innamorati della Costituzione italiana, da sempre celebriamo il 2 giugno come una festa di popolo. Lo facciamo in modo civile e disarmato. Questo 2 giugno senza manifestazioni di piazza innalzeremo comunque bandiere della pace e cartelli con l’articolo 11 della Costituzione, quello che sancisce «il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Ripudio, un termine deciso e forte, è quello scelto dall’Assemblea, dopo una appassionata discussione. Sono molto grata a tutte e tutti i costituenti per questo. Mi emoziono tutte le volte che ricordo quanto, il 2 giugno del 2006, ha raccontato Teresa Mattei, la più giovane eletta all’Assemblea Costituente: «Al momento della votazione per l’articolo 11, tutte le donne che erano lì, ventuno, siamo scese nell’emiciclo e ci siamo strette le mani tutte insieme, eravamo una catena, e gli uomini hanno applaudito».

La Repubblica Italiana è fondata sul lavoro, sull’uguaglianza, sulla pari dignità sociale di tutti e di tutte e sul ripudio della guerra. Per questo noi dell’Darci chiediamo che le spese militari e l’impiego delle forze armate rientrino nel dettato costituzionale, che si rilanci la ricerca e la produzione civile e sostenibile anziché quella militare. Ridurre le spese militari libererebbe risorse non solo per fornire assistenza sanitaria universale, ma anche per far fronte alle emergenze climatiche e umanitarie che anche ogni anno uccidono milioni di persone, specialmente nei paesi del Sud del mondo che stanno subendo le peggiori conseguenze del modello economico capitalista.

Quest’anno in Italia per le spese militari saranno impiegati 25 miliardi di euro. Sono miliardi sottratti alle tante necessità sociali, cresciute in modo devastante come conseguenza della pandemia. Sono miliardi che vanno contro la Costituzione, invece di rispondere al compito che l’articolo 3, per il quale tanto lottarono le costituenti, e Teresa Mattei in particolare, assegna alla Repubblica: «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Unica buona notizia di questo 2 giugno senza manifestazioni è che non ci sarà la parata militare. Ma la festa di popolo, trasformata da anni in celebrazione militarista, anche quest’anno non ci risparmierà i voli della Pattuglia acrobatica. Quest’anno tutti i capoluoghi delle 21 Regioni sono stati sorvolati a partire dal 25 maggio dalle Frecce Tricolori, il cui giro d’Italia si concluderà sorvolando Roma. In pochi minuti bruceranno risorse che avrebbero potuto essere molto più utilmente destinate ad altro. Aldo Capitini nel 1961, in occasione della prima Marcia italiana per la pace e la fratellanza tra i popoli dichiarava: “Ospedali e scuole, non cannoni”. Noi oggi lo ribadiamo con forza. È urgente e necessario ridurre drasticamente le spese militari. Spendiamo 70 milioni di euro al giorno. Mai come durante questa pandemia le cittadine e i cittadini italiani hanno compreso che la sicurezza personale e collettiva non viene dalle armi, ma dalla cura della vita. Ma, anche nel periodo di chiusura, il Governo ha permesso alle industrie belliche di continuare a produrre; ha perseverato nell’acquisto di cacciabombardieri F35 (un F35 costa 135 milioni di euro, pari a 387 asili nido, con 11.610 famiglie beneficiarie e circa 3.500 nuovi posti di lavoro, oppure a 21 treni per pendolari; oppure a 32.250 borse di studio per studenti universitari, oppure alla messa in sicurezza di 258 scuole italiane, oppure a 14.428 ragazzi e ragazze in servizio civile per un anno; oppure all’indennità di disoccupazione per 17.200 persone rimaste senza lavoro, oppure servizi di assistenza per 14.742 famiglie di persone con disabilità o anziane non autosufficienti, oppure a 1.350 letti per terapia intensiva); ha proceduto a comprare un nuovo sottomarino dal costo di 650 milioni di euro, di nuovi blindati, elicotteri, missili per una spesa di 5 miliardi di euro in 6 anni.

Nel periodo di chiusura dei nostri circoli, la nostra attività non si è fermata.

Dal 27 aprile, giorno in cui sono stati diffusi i dati sulla spesa militare mondiale elaborati dal SIPRI di Stoccolma, abbiamo partecipato con Rete della Pace, Rete per il Disarmo, in collaborazione con Sbilanciamoci, al Global Days of Action on Military Spendine, una mobilitazione mondiale promossa dall’International Peace Bureau (Premio Nobel per la Pace 1910).

Abbiamo insieme a Sbilanciamoci fatto una proposta politica al Governo italiano, al fine di spostare fondi dalla spesa militare su capitoli più utili, sanità e scuola.

Abbiamo, con Rete per il Disarmo, proposto il percorso “Dialoghi di Disarmo”, una serie di incontri di confronto e approfondimento.

Abbiamo rilanciato, proprio in occasione della Festa della Repubblica, la Campagna “Un’altra difesa è possibile”, con una petizione al Parlamento che chiede l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta. [Celeste Grossi, Arci Como]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: