Black lives matter a Como/ Studenti uniti in memoria di George Floyd

Più di 200 persone si sono radunate sabato 6 giugno pomeriggio in piazza Verdi, a Como, per ricordare che “No justice, no peace” e onorare la memoria di George Floyd.
L’assassinio del quarantaseienne afroamericano da parte della polizia statunitense ha fatto esplodere in tutto il mondo proteste legate al movimento Black lives matter. Como, grazie a Unione degli studenti e Como senza frontiere, non è mancata all’appello.

Il presidio si è aperto con i manifestanti inginocchiati col pugno alzato, nella posa simbolo del movimento antirazzista e antisovranista americano, per 8 minuti. È infatti durata 8 minuti e 46 secondi la strenua resistenza opposta da Floyd alla morte, prima di arrendersi e spirare sotto il ginocchio del suo aguzzino.

Dopo questo lunghissimo silenzio commemorativo, conclusosi con un applauso liberatorio, si è aperta una lunga carrellata di interventi.

Ludovico, uno dei ragazzi di Uds, ha sottolineato l’importanza di ricordare che Black lives matter non deve essere un’istanza solo negli Usa: anche l’Italia e tutto il resto del mondo devono opporsi al razzismo e alla violenza della polizia, rifiutando qualunque discriminazione e forma di sovranismo.
Fabio Cani, portavoce di Csf, è intervenuto per secondo ringraziando le ragazze e i ragazzi che hanno portato in piazza la protesta declinandola non solo in termini antirazzisti, ma anche antifascisti e democratici. Questi tre elementi non devono infatti essere visti come unità separate, ma devono necessariamente coesistere, non potendo prescindere l’una dall’altra.

Sono state veramente tante le persone che hanno preso parola, chi inneggiando a un mondo migliore, chi ribadendo i valori fondanti della lotta contro le disuguaglianze, chi esortando le nuove generazioni a farsi portatrici del cambiamento verso una società meno violenta e più giusta.
Numerosi sono stati anche gli interventi di persone immigrate o figlie e figli di genitori stranieri. 
Tra questi va ricordato quello di Mel. studente di origini turche, la ragazza ha letteralmente sbattuto in faccia ai presenti la disumanità del pregiudizio razzista. Sui mezzi pubblici, per strada, nei locali, l’odio razziale insegue Mel quotidianamente, senza che lei abbia alcuna colpa se non quella di essere “diversa”. Paradossalmente, lei può ritenersi fortunata, perché in un mondo razzista come il nostro il pregiudizio arriva anche a uccidere; George Floyd, ha sottolineato la ragazza, è solo l’ultimo di una lunga lista di persone uccise per la loro diversità, vittime dell’ignoranza altrui e di società che non hanno ancora sconfitto (e anzi spesso tollerano) l’odio contro l’alterità.

Proteste come quelle che hanno luogo in questi giorni in Italia, però, dimostrano che c’è chi vuole cambiare questo status quo: sabato anche in altre città italiane, tra cui Milano, sono andate in scena altre proteste studentesche antirazziste, e domenica ci sarà un’altra manifestazione del Blm nel capoluogo lombardo.
Nel frattempo, in America la tensione sociale è altissima, e continuano le proteste contro i suprematisti e per i diritti di tutte le persone oppresse e discriminate.

[Pietro Caresana, foto di Pietro Caresana e Fabio Cani, ecoinformazioni]

Alcuni momenti della manifestazione:

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