Senza dimora/ Il Comune non c’è, Il volontariato non può risolvere da solo

Il volontariato non può risolvere i problemi creati dall’amministrazione comunale. All’indomani della manifestazione spontanea dei senza dimora il direttivo di Como accoglie riafferma «la disponibilità a dare una mano nelle diverse forme di aiuto e accoglienza, purché ci siano le condizioni materiali – e in questo periodo anche sanitarie – per poterlo fare».

Le persone senzatetto e il ruolo dei volontari  e delle volontarie di Como accoglie

«Il 5 giugno si è assistito a una manifestazione davanti al Comune di Como delle donne e degli uomini senzatetto, italiani e stranieri, che chiedevano di non tornare di nuovo a dormire in  strada, ad affermazioni dell’assessore Negretti, a puntualizzazioni del direttore della Caritas Bernasconi.

Noi volontari di Comoaccoglie ribadiamo la nostra disponibilità a dare una mano nelle diverse forme di aiuto e accoglienza, purché ci siano le condizioni materiali – e in questo periodo anche sanitarie – per poterlo fare. Molti di noi hanno garantito la loro presenza quotidianamente anche durante il periodo più pericoloso della pandemia.

Possiamo dare una mano preziosa, insieme ad altre realtà del mondo del volontariato e del terzo settore, ma non possiamo farci carico di trovare le soluzioni dei problemi.

Gli ospiti delle strutture di via Sirtori erano comprensibilmente molto tesi negli ultimi giorni di fronte alla prospettiva di ritrovarsi di nuovo per strada, senza riparo e senza neppure servizi igienici a partire dal prossimo lunedì, a seguito della fine dell’accoglienza.

La loro dimostrazione davanti al comune e la richiesta di essere ricevuti dal Sindaco è stata una iniziativa del tutto autonoma da parte loro – noi ne siamo stati informati la mattina stessa –  segno positivo di una presa di coscienza della libertà di chiedere misure rispettose della loro dignità.

La presenza di alcuni di noi  voleva essere solo un segno di vicinanza e anche una forma di precauzione perché la frustrazione e la rabbia venissero contenute in forme pacifiche, così come è avvenuto.

Delle decisioni del Comune e delle concrete difficoltà da parte di Caritas di procedere con le stesse forme di accoglienza garantite da novembre a oggi non possiamo che prendere atto.

Immaginiamo la frustrazione delle persone senza dimora qualora si dovessero ritrovare nuovamente per strada dopo che a una loro delegazione è stata promessa una estensione del periodo di accoglienza fino al 30 agosto, proposta di cui noi eravamo totalmente all’oscuro.

Speriamo che nel frattempo si trovino almeno soluzioni provvisorie, confidando che, dopo anni, si intraprenda finalmente un cammino verso forme più strutturate, con una visione di più largo respiro che non spinga verso una progressiva emarginazione queste persone costrette a vivere in condizioni difficilissime e di degrado estremo, tali da creare indirettamente disagio anche alla cittadinanza». [Il direttivo di Comoaccoglie] [Foto Claudio Fontana per ecoinformazioni]

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