Poesia/ I muri parlano, basta ascoltare

Non so se credere alle congiunzioni astrali (non c’è una cometa da qualche parte che incombe su di noi?) o agli effetti postumi della pandemia, di certo Como, negli ultimi giorni, si ritrova con un surplus di azione civica “poetica”.

Dopo la ribellione dolce di Luminanda contro l’insipienza culturale della giunta, dopo la protesta personale (nel senso migliore del termine) di Roberto contro l’incapacità del sindaco di vedere i problemi, questa notte, sui muri della città, sono comparse addirittura delle poesie! Davanti all’ingresso della Biblioteca (e quale posto più giusto di quello?) e negli immediati dintorni, sono stati affissi alcuni versi, a cura del Movimento per l’Emancipazione della Poesia.

Immagino che le parole scelte per essere ingrandite «Chissà cosa senti quando hai freddo / davvero e non sai come riscaldare le tue paure» non siano state scelte a caso… Il «freddo» ai nostri occhi non può che evocare la cosiddetta «emergenza» e le «paure» che vengono agitate e strumentalizzate. Che qualcuno traduca tutto ciò in provocazione poetica non può che «riscaldarci».

Forse c’è speranza anche per questa città.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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