La Costituzione vince

La decisione della Corte costituzionale che ha sancito la fine del divieto di iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo ristabilisce la legalità e censura non solo i decreti sicurezza ma anche quei provvedimenti dei Comuni (Como e non solo) contro i quali erano stante intentate e vinte cause a sostegno della Costituzione e dei diritti. Ne parla per ecoinformazioni l’avvocato Antonio Lamarucciola dell’Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti che contro quella norma ingiusta ha sempre lottato con tutti gli strumenti dell’intelligenza e della legge.

Un anno fa di questi tempi a Como abbiamo iniziato una battaglia legale per consentire al nostro assistito, che chiamammo John per il rispetto della sua vita privata, di ottenere l’iscrizione all’anagrafe del Comune di Como, negatagli in forza dell’applicazione dell’art. 13 del D.L 113/2018 (il cosiddetto decreto “sicurezza”) che modificando l’art. 4 del D.lgs. 142/2015, ha stabilito che «il permesso di soggiorno di cui al comma 1 (cioè quello rilasciato ai richiedenti asilo, ndr.) non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica del 30/05/1989 n. 223 e dell’art. 6, comma 7, del D.lgs 286/98».

Il Comune di Como, applicando la norma del decreto sicurezza, aveva ritenuto “irricevibile” la richiesta di iscrizione anagrafica di John. La risposta del Comune è stata quindi impugnata davanti al Tribunale di Como con un ricorso d’urgenza, posto che la mancata iscrizione anagrafica del nostro richiedente asilo comprometteva alcune possibilità di lavoro, oltre che l’accesso ad alcuni servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione, nonché nel caso specifico, addirittura l’ottenimento della conversione della patente di guida conseguita all’estero. Nel ricorso avevamo evidenziato come la norma del decreto sicurezza richiamata dal Comune di Como appariva in contrasto con alcuni principi della nostra Carta Costituzionale fra cui il principio di eguaglianza (art. 3 Cost.), oltre che della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo; ma abbiamo altresì evidenziato come la norma fosse in contrasto con lo stesso sistema di leggi che impongono alla persona che soggiorna stabilmente in un territorio, di registrarsi all’anagrafe comunale (l’art. 43 del codice civile e soprattutto l’art. 2 della legge 1228/54 che disciplina questo obbligo di ogni cittadino).

Il Tribunale di Como ha accolto il ricorso riconoscendo l’illegittimità del comportamento del Comune di Como obbligandolo all’iscrizione anagrafica del richiedente asilo. In seguito, altri colleghi dell’Osservatorio Giuridico per i diritti dei Migranti, hanno ottenuto provvedimenti analoghi o quanto meno la rinuncia del Comune a proseguire le cause intentate e quindi ottenendo l’iscrizione all’anagrafe. Da ultimo, nel mese di febbraio, il provvedimento del Tribunale di Como contro il Comune di Cantù, che nonostante le precedenti pronunce, si ostinava a negare l’iscrizione anagrafica ad una famiglia di richiedenti asilo.

Nei ricorsi presentati al Tribunale di Como si era dato atto che già altri Tribunali d’Italia avevano accolto i ricorsi dei richiedenti asilo, sollevando, alcuni, la questione di legittimità costituzionale. Fra questi il Tribunale di Ancona e il Tribunale di Milano. Proprio nei giorni scorsi, a suggello dell’ottimo lavoro svolto dai colleghi che si son confrontati con questa assurda normativa, la Corte Costituzionale ha definitivamente sancito l’incostituzionalità della norma contenuta nel decreto sicurezza. In attesa di poter leggere le motivazioni complete, la Corte Costituzionale con un comunicato ufficiale ha reso noto che «ne ha dichiarato l’incostituzionalità per violazione dell’articolo 3 della Costituzione sotto un duplice profilo: per irrazionalità intrinseca, poiché la norma censurata non agevola il perseguimento delle finalità di controllo del territorio dichiarate dal decreto sicurezza; per irragionevole disparità di trattamento, perché rende ingiustificatamente più difficile ai richiedenti asilo l’accesso ai servizi che siano anche ad essi garantiti.»

Già da queste poche righe si può comprendere che le questioni giuridiche sollevate nei ricorsi presentati dinanzi al Tribunale di Como erano non solo fondate ma che correttamente evidenziavano i profili di irrazionalità della norma contenuta nel decreto sicurezza rispetto sia ai principi costituzionali ma anche alle stesse norme che regolano il sistema dell’anagrafe delle persone residenti in Italia. Irrazionale perché impedire ad una persona richiedente asilo di accedere all’anagrafe comunale vuol dire anzitutto non avere alcun controllo delle persone che dimorano stabilmente in un determinato comune. Evidentissima, infine, l’ingiustificata disparità di trattamento dei richiedenti asilo che di fronte al diniego dell’iscrizione anagrafica si trovano a dover rinunciare anche ad una serie di servizi che sono garantiti dalle norme stabilite proprio per i rifugiati. In definitiva, la Corte Costituzionale ancora una volta si è resa giustamente garante dell’applicazione dei principi fondamentali che reggono la nostra Repubblica ed il nostro sistema democratico, eliminando una norma che nulla ha a che vedere con questo sistema. Una vera e propria bocciatura per quel legislatore che nonostante l’evidenza volle ugualmente promulgare la norma. Resta, sullo sfondo, la domanda del perché di tanto accanimento, da parte di un legislatore disattento, verso fasce di popolazione più deboli che ingiustificatamente vedono negati i diritti fondamentali della persona che sono invece alla base del nostro ordinamento democratico. [Antonio Lamarucciola per ecoinformazioni]

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