Oltre i limiti dell’indecenza: Anagrafe anticostituzionale

La nota che segue dell’Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti è determinata da un fatto di assoluta gravità: alle leggi il Comune di Como risponde nei fatti con il fascistissimo «Me ne frego».

«L’Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti, un anno fa di questi tempi a Como aveva iniziato una battaglia legale per consentire al sig. “John”, cittadino Nigeriano richiedente asilo, di ottenere l’iscrizione all’anagrafe del Comune di Como, negatagli in forza dell’applicazione dell’art. 13 del D.L 113/2018 (il cosiddetto decreto “sicurezza”) che modificando l’art. 4 del D.lgs. 142/2015, ha stabilito che “il permesso di soggiorno di cui al comma 1 (cioè quello rilasciato ai richiedenti asilo, ndr.) non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica del 30/05/1989 n. 223 e dell’art. 6, comma 7, del D.lgs 286/98”. Nel corso dell’anno abbiamo condotto altre battaglie legali ottenendo sempre il riconoscimento all’iscrizione anagrafica, talvolta con provvedimenti emessi dal Comune di Como in “autotutela” dopo la notifica dell’inizio della causa. Da ultimo, nel mese di febbraio, il provvedimento del Tribunale di Como contro il Comune di Cantù, che nonostante le precedenti pronunce, si ostinava a negare l’iscrizione anagrafica ad una famiglia di richiedenti asilo.

La nostra associazione ha accolto, quindi, con grande soddisfazione la notizia apparsa su tutti i media nazionali il 09 luglio u.s. con la quale la Corte Costituzionale, con un comunicato ufficiale, ha reso noto, in relazione alla norma del decreto sicurezza, che “… ne ha dichiarato l’incostituzionalità per violazione dell’articolo 3 della Costituzione sotto un duplice profilo: per irrazionalità intrinseca, poiché la norma censurata non agevola il perseguimento delle finalità di controllo del territorio dichiarate dal decreto sicurezza; per irragionevole disparità di trattamento, perché rende ingiustificatamente più difficile ai richiedenti asilo l’accesso ai servizi che siano anche ad essi garantiti.”

Di fronte a questa notizia tutto ci potevamo aspettare tranne che il Comune di Como potesse nuovamente dichiarare “irricevibile” la richiesta di iscrizione anagrafica per una famiglia salvadoregna richiedente asilo -genitori e due minori in età scolare- motivando il diniego per essere, il Comune, in attesa di ricevere non meglio precisate indicazioni dalla Prefettura. Lo stesso atteggiamento negatorio del diritto all’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo, ci è stato segnalato, riguarda anche il Comune di Lurate Caccivio.

Da qualche giorno è stata resa nota anche la pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale, la n. 186 del 31 luglio 2020.

Di fronte all’atteggiamento del Comune di Como – Ufficio Anagrafe e da quanto ci consta anche del Comune di Lurate Caccivio, la nostra Associazione non intende restare inerte e denuncia l’illegittimità del rifiuto all’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo da parte del Comune di Como e di altri Comuni della Provincia a fronte della decisione dalla Corte Costituzionale e preannuncia prossime iniziative legali per la tutela dei diritti dei richiedenti asilo; evidenzia come la negazione di un diritto fondamentale della persona da parte del Comune di Como sia non solo fonte di enorme disagio e difficoltà per una categoria di persone notoriamente più deboli e in difficoltà, ma risulterà anche un evidente inutile spreco di risorse pubbliche a danno dei cittadini comaschi e degli altri comuni eventualmente coinvolti. Senza dimenticare che a differenza del Comune di Como altre amministrazioni anche prima della pronuncia della Consulta avevano adottato una interpretazione della norma ora abrogata coerente con i dettami costituzionali». [Antonio Lamarucciola, presidente del. l’Osservatorio giuridico per i Diritti dei migranti].

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