A scuola per mare/ Vita in barca contro l’abbandono scolastico

«Alla fine del nostro viaggio le sole cose di valore che avremo con noi saranno i ricordi dei sogni che abbiamo realizzato e di quel che abbiamo fatto per rendere questo mondo un posto migliore». Le parole de Il delfino di Sergio Bambarèn ben descrivono lo spirito di Ragazzi in viaggio – cento giorni in mare contro l’abbandono scolastico, progetto che vede cinque regioni coinvolte e che ha come protagonisti adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni, di entrambi i sessi – anche del circuito penale minorile – che incontrano difficoltà a completare il ciclo di studi.

Nella mattinata del 6 agosto si è tenuta, in via digitale, la conferenza di presentazione della nuova edizione del progetto A scuola per mare, attivo dal 2018, nell’ambito del bando attuato dall’impresa sociale Con i bambini, onlus grazie al finanziamento del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Il coordinatore della onlus Alessandro Martina, dopo un’introduzione Enrico Marletta, moderatore della conferenza, ha presentato il percorso dei lavori che hanno portato alla realizzazione del progetto ponendo l’accento sul problema della povertà educativa minorile: radicato in contesti di disagio sociale e territoriale, rappresenta un circolo vizioso di deprivazione materiale che compromette la capacità dei ragazzi di approfittare delle opportunità formative, impedendo loro l’uscita da uno stato di povertà sociale. La percentuale dei ragazzi che abbandonano gli studi e non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro varia in maniera non omogenea da regione a regione a livello nazionale, mentre il confronto con l’Europa, in cui la percentuale di ragazzi è al 10,3%, mostra l’Italia con una percentuale del 19%, quindi più elevata.
Martina ha quindi illustrato in che modo l’impresa sociale ha affrontato la problematica, illustrando quindi i bandi attuati nel corso degli anni rivolti alla prima infanzia ed adolescenza, per prevenire la dispersione scolastica ed i rischi di devianza criminale che essa comporta.
Nel 2018 con il bando Un passo avanti è stato approvato il progetto interregionale A scuola per mare, che vede l’associazione I Tetragonauti come capofila della cordata.

È proprio Gabriele Gaudenzi, fondatore ed educatore dell’associazione, a presentare insieme con Simona Ravizza dell’Associazione Antonio Vita – Carrobiolo di Monza, la nuova versione del progetto A scuola per mare: cento giorni in mare, per imparare la condivisione della vita in barca, l’educazione ambientale (attraverso l’osservazione dell’ecosistema marino) e l’educazione alla legalità (con la visita ai luoghi simbolo della lotta alla mafia).
L’articolazione del programma è in due moduli, uno estivo (di 100 giorni) ed uno autunnale (di 85), che comprendono dei periodi a terra pre- e post-navigazione, necessari prima alla familiarizzazione dei ragazzi con la vita di bordo e successivamente ad un loro reinserimento nel mondo scolastico o lavorativo.
L’obiettivo del progetto, su cui entrambi i relatori pongono molto l’accento, non è quello di cambiare i ragazzi (inviati da famiglie, scuole, servizi sociali o centri di giustizia minorile), quanto piuttosto di sviluppare insieme a loro le capacità, gli strumenti e l’energia per creare nuovi obiettivi e nuovi sogni, restituendo ai ragazzi la possibilità di poter scegliere.
A testimonianza di ciò, i racconti di tre realtà partner della cordata (Associazione Centro Koros – Catania; Aps Un Ponte nel Vento – Ischia; Aps Giovani per il Sociale – Porto Torres) in grado di illustrare come questo tipo di esperienza – che ha visto fianco a fianco adolescenti con disabilità, problemi di emarginazione e degrado sociale – arricchisca tanto i ragazzi quanto chi vi lavora.

La situazione di emergenza sanitaria in corso, derivante dall’epidemia di Covid-19, ha reso necessarie delle modifiche al progetto, come illustra ancora Gaudenzi: il periodo del modulo autunnale verrà ridotto da 85 a 50 giorni, con solo un ragazzo per ciascuna regione coinvolta (anche al fine di garantire il rispetto delle norme sanitarie), mentre nei giorni restanti saranno alcuni ragazzi provenienti da comunità lombarde alternarsi in periodi di navigazione e permanenza a terra della durata di una settimana.
L’educatore conclude evidenziando come sia importante portare avanti i lavori, visto quanto il lockdown abbia aggravato molte situazioni di esclusione, emarginazione ed isolamento. [Sara Sostini, ecoinformazioni]

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