Libia e Tunisia migranti a Rebbio

Nella serata di lunedì 17 agosto il piazzale della Parrocchia di Rebbio ha ospitato un incontro organizzato dai ragazzi e dalle ragazze di Arte migrante provenienti da varie città di Italia, un’iniziativa che nasce a Bologna nel 2012, dove studenti, migranti, senza dimora, lavoratori e disoccupati, giovani e anziani, condividono l’intento di creare inclusione attraverso l’arte.

Ai partecipanti è stata concessa la preziosa occasione di approfondire la situazione in Libia e i rapporti con l’Italia alla luce del recente rinnovo del Memorandum, e dell’evolversi della tratta con l’avvento del covid grazie a un vivo dialogo con Nello Scavo. Il giornalista dell’Avvenire, reporter internazionale, cronista giudiziario e corrispondente di guerra è da circa 1 anno sotto tutela della Polizia in seguito alle minacce ricevute per l’inchiesta che ha svelato la presenza del trafficante di esseri umani Abd al-Rahman al-Milad, meglio conosciuto come Bija, all’incontro di Mineo, in Sicilia, nel 2017 con le autorità italiane. Mediava l’incontro un ragazzo di Arte Migrante di Como, che ha aperto la serata con un’ode all’arte come linguaggio universale, grazie alla quale possono esprimersi anche colore che vengono continuamente dimenticati e calpestati. La riflessione sulla quale il ragazzo ha posto l’accento riguardava le conseguenze della chiusura delle frontiere a causa della pandemia che ha rammentato e rimarcato la loro esistenza. Nello Scavo, sorpreso positivamente dall’ampia presenza di partecipanti alla serata, ha approfondito il discorso della Tunisia, che, terra di provenienza di un solido flusso di migrazioni, in fuga dalla crisi politica ed economica che ha colpito il paese negli ultimi anni. L’Italia non può risolvere la questione delle migrazioni con la scelta di una soluzione che prevede un’accoglienza incondizionata o, al contrario con la severa chiusura dei porti, è impossibile inoltre, riflette il giornalista, stabilire quale sia il giusto numero di migranti che il paese può accogliere. E’ intervenuto poi don Giusto Della Valle, parroco della parrocchia di Rebbio, chiamato a esprimersi in merito al ruolo di Como quale città di frontiera. Il punto su ci centarre il discorso, spiega don Giusto, riguarda la qualità dell’accoglienza, che non si può limitare alla concessione di un tetto o di un pasto, ma deve includere un vero e proprio percorso educativo all’interno di un progetto pensato sul lungo termine. Non si può definire dialogo se non viene concessa a tutti la possibilità di condividere curiosità o riflessioni personali. La parte finale dell’incontro, era quindi dedicata agli interventi del pubblico. Un momento che ha dato l’opportunità di approfondimenti legati, ad esempio, alle analogie tra un lager nazista e un campo di detenzione libico. A chiudere la serata, sono state le note suonate dalla chitarra di Tommaso Carturan, una canzone dedicata a tutti coloro che sostengono la voce e i diritti degli “invisibili”. [Mara Cacciatori, Arci-ecoinformazioni]

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