Il diritto allo studio non può aspettare

La pandemia ha lasciato una traccia importante nella nostra vita e ancora oggi ne stiamo pagando le conseguenze. L’istruzione e la formazione personale devono essere considerati elementi fondamentali per costruire una nuova realtà sociale.

Viviamo in una società che continua a mettere la cultura in disparte. Ancora oggi, 16 settembre 2020, l’aula studio della biblioteca comunale Paolo Borsellino di Como non è accessibile agli studenti e a tutti coloro che vogliono arricchire la loro conoscenza. In questi mesi si è parlato tanto della scuola e di tutte le difficoltà che la pandemia ha causato, disagi che hanno reso complicato l’insegnamento e l’apprendimento, qualità indispensabili per la nostra società. Se è vero che la pandemia richiede una maggiore responsabilità da parte di tutti, è altrettanto vero che il diritto allo studio, garantite le misure di sicurezza necessarie, non può venire trascurato e considerato meno rispetto alle altre problematiche sorte a causa del COVID-19. E’ assurdo pensare che bar e discoteche sono stati aperti, a distanza di poco tempo dal lockdown, quando le biblioteche e le aule studio sono rimaste chiuse, nonostante molti studenti, soprattutto universitari, sentissero la necessità di ritrovarsi e studiare per prepararsi alla sessione estiva. E, ancora più assurdo, dopo numerosi tentativi di chiamate alla segreteria della biblioteca comunale, restano piuttosto vaghe le risposte ricevute in merito alla riapertura dell’area per lo studio individuale. Quanto tempo ci sarà da aspettare ancora per poter dare la possibilità alle nuove generazioni di riprendere a utilizzare gli spazi necessari alla loro formazione personale e professionale? Quanto tempo ci sarà da aspettare ancora prima che il diritto allo studio diventi una questione primaria e fondamentale da non sottovalutare? Ci illudiamo che il periodo che stiamo tutt’ora attraversando abbia portato con sé enormi cambiamenti, ma quando ci troviamo di fronte a disagi come questo, ci rendiamo conto che le abitudini e le nostre priorità non sono poi così cambiate. [Musa Drammeh e Mara Cacciatori, Arci ecoinformazioni]

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