18 settembre/ Non è l’isola/ Dalla lavatrice ai ghiacciai passando per il lago di Como

In una sala decisamente gremita (nonostante il doveroso distanziamento dei posti a sedere) del Teatro nuovo di Rebbio, prende il via Non è l’isola, versione ridotta e concentrata in soli due giorni dell’annuale L’isola che c’è (organizzata insieme con il Centro servizi per il volontariato dell’Insubria sede di Como e Ecofficine cooperativa sociale), vivaio di incontri e proposte su economia solidale, riciclo ed energie rinnovabili. A causa dell’epidemia in corso di Covid-19 e le conseguenti misure sanitarie, lo svolgimento della manifestazione è vincolato ad ingressi contingentati, distanziamento fisico e sanificazioni frequenti; cambiata anche la sede, dal Parco di Villa Guardia a Rebbio. Uguali gli intenti e gli ideali: quelli di promuovere e favorire la conoscenza e lo sviluppo di un’economia attenta ai problemi ambientali ed alla sinergia tra uomo e natura.
Proprio a questo è dedicato l’incontro di venerdì 18 settembre, organizzato nell’ambito del progetto Como futuribile (di Arci Como, Auser Como, Circolo legambiente Como e L’isola che c’è): l’analisi dei rapporti tra uomo, plastica ed ecosistema.
Prodotta da combustibili fossili, la plastica ha visto crescere in maniera esponenziale il proprio utilizzo (tentacolarmente espanso in ogni settore) dagli anni ’50 ad oggi, di cui metà della produzione è da collocare negli ultimi quindici anni. Cultura usa e getta, tessuti sintetici, lavorazioni pericolose, diffusione nella zona lariana e difficile smaltimento sono solo alcuni degli aspetti affrontati nell’incontro.

Dopo un breve saluto di Micol Dell’Oro, presidente di ecofficine, l’uditorio si ferma per ricordare don Roberto, tragicamente scomparso recentemente, attraverso le parole di Don Giusto, particolarmente toccanti perché in grado di conciliare il ricordo di una figura importante nella rete solidale comasca per il suo ruolo di ‘educatore di strada’ con gli ideali di delicatezza e attenzione nell’accompagnare il prossimo anche (e forse, soprattutto) nei momenti più difficili di integrazione nella società – prigioni, reparti psichiatrici, centri di accoglienza.

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Giacomo Magatti, dell’Università di Milano Bicocca e Rete per il clima, comincia poi con introdurre la serata: partendo dalla definizione temporale di “antropocene”, ovvero l’epoca geologica in cui l’uomo modifica il pianeta, producendo cambiamenti nel clima e nella biodiversità.

Antonio Montagnoli dell’Università degli studi dell’Insubria prosegue poi il viaggio alla scoperta della «plastica che sfugge», partendo dal suo primo incontro con questa tematica (grazie alla mostra The garbage plastic project del 2012 a Zurigo, in cui venivano esposti i rifiuti raccolti sulle spiagge) e proseguendo poi nell’illustrare la presenza della plastica in ogni ambito della vita (particolarmente efficace è il grafico mostrato, elaborato da Greenpeace Corea, della presenza della plastica nel sale delle regioni di tutto il mondo), gli effetti – ancora dibattuti – sulla salute umana, sull’ecologia e sulla diffusione dei microrganismi.

Arianna Bellasi, dottoranda presso l’Università degli studi dell’Insubria, presenta il proprio lavoro di ricerca in Ecologia acquatica insieme alla professoressa Roberta Bettinetti, che le ha portate ad indagare sulla presenza e gli effetti delle plastiche in acqua dolce: tematica non semplice da affrontare ed elaborare sia per la diversificazione degli ambienti, la densità di popolazione e le caratteristiche dei vari bacini, sia per le differenti politiche territoriali di gestione dei rifiuti. È assodato che plastiche e microplastiche (miscele eterogenee di particelle polimeriche, secondo la definizione riportata, in parte derivanti dai residui di prodotti cosmetici, dagli scarichi urbani e industriali e da quelli di depurazione) siano ubiquamente presenti negli ambienti lacustri, Lario compreso. Le iniziative passate, come la Goletta dei Laghi di Legambiente o il campionamento dei pesci persici da parte dei Cnr per il rilevamento di tali materiali, hanno confermato la loro presenza nel lago e nei suoi abitanti. La ricerca della Bellasi si ripropone quindi di catalogare e valutare i pattern di distribuzione, gli eventuali rapporti/scambi con altri organismi o metalli ed il contributo specifico dato dall’utilizzo dei cosmetici.

Francesca De Falco, dell’Istituto per i polimeri, compositi e biomateriali (Ipcb) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), in collegamento web, espone invece la propria ricerca, che pure parte da presupposti interessanti per il tema: la presenza di microplastiche ‘nascoste’ derivate dal lavaggio degli indumenti. Sia per composizione del tessuto (specialmente se di natura sintetica e a fibra corta) che per stress derivato dal lavaggio (detersivi usati, alte temperature, tempi e velocità elevati), si è potuto constatare l’alto rilascio di microplastiche negli scarichi delle lavatrici. Nonostante molti aspetti della questione siano ancora in corso di studio, le buone norme di ‘ecologia domestica’ (rifiuto del fast fashion e di tessuti in pile/microfibra, programmare il più possibile cicli a carico pieno, di breve durata e a bassa velocità, preferendo detersivi liquidi a quelli in polvere) possono aiutare a ridurre il rilascio di queste sostanze.

Andrea Franzetti (Università degli Studi di Milano-Bicocca), porta gli spettatori sul ghiacciaio di Forni, in Valtellina, dove sono state ritrovate plastiche di vario tipo; trattandosi di un ambiente estremo ed alquanto isolato, questo ritrovamento – che pure ha creato notevole scalpore mediatico – è stato attribuito a vari fattori, tra cui l’abbigliamento tecnico per la montagna (ricco appunto di microfibra e fibre sintetiche) ed il trasporto eolico e la precipitazione a seguito di fenomeni piovosi/nevosi; la crioconite, vera e propria «spugna naturale» di sedimenti sovraglaciali, ha assorbito nel tempo le microplastiche le cui interazioni (ed eventuali sinergie) con altri contaminanti sono ancora in fase d’indagine.

Si torna a livello del mare con Stefania di Vito di Legambiente che, dopo aver descritto l’operato della onlus su mari e laghi negli scorsi anni e nel periodo post-lockdown (analisi e raccolta di rifiuti su alcune spiagge italiane), presenta il progetto Life blue lakes, nato per supportare le amministrazioni locali nello sviluppo di iniziative economiche, chiedere impegno concreto alle realtà economiche, favorire la creazione di un protocollo unitario condiviso per lo studio e le azioni da intraprendere nella lotta alle microplastiche, riducendone l’immissione negli impianti di depurazione, sensibilizzando pubblico e privati (soprattutto quelle industrie ‘responsabili’ del fenomeno).

Ultimo oratore della serata, Enzo Tiso, medico del lavoro, esponente di Legambiente, illustra gli effetti della plastica sulla salute umana. La riflessione parte dal considerare infatti ciascun passo del ciclo della plastica come dannoso: dall’estrazione (con gas e polveri nocivi per lavoratori e popolazioni vicine) al trasporto, passando per il raffinamento fino ad arrivare al polimero trattato, al suo utilizzo ed il successivo diventare rifiuto, ogni fase, se avviene un contatto per respirazione, ingestione o anche solo cutaneo, provoca moltissime patologie dannose (come ad esempio le leucemie insorte a casa dell’esposizione al benzene). L’utilizzo capillare, riporta Tiso, che si fa della plastica la rende pressoché indispensabile per la quotidianità: è necessario quindi avere normative più stringenti in grado di limitare i rischi derivanti dalla tossicità della lavorazione e maggiore attenzione (medica e produttiva) nella produzione di giocattoli, cosmetici e sanitari).

Il dibattito svoltosi alla fine verte proprio su questo punto: eliminare la plastica, trovare alternative o renderla meno impattante sulla salute dell’uomo e dell’ambiente? La risposta non sarà semplice né immediata, ma sicuramente nella seconda giornata della rassegna, sabato 19 settembre, verranno proposte altre alternative, idee, spunti di riflessione e progetti di riciclo. [Sara Sostini, ecoinformazioni]

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Tutte le info, video, foto e articoli su Non è L’isola nel blog di ecoinformazioni dedicato News km zero.

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