Como futuribile con Gianna Fracassi

Ripartono le iniziative di Como futuribile: venerdì 25 settembre si è tenuto il primo degli appuntamenti di approfondimento previsti dal progetto di Arci, Auser, L’isola che c’è e Legambiente, rischedulato in seguito agli slittamenti dovuti all’epidemia di Covid-19. È così, con rinnovate energie, che nello Spazio Gloria si svolge – l’incontro Buon lavoro, bell’ambiente con il dialogo tra la vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi, in collegamento digitale, con alcuni degli esponenti delle associazioni della cordata. L’intero incontro è stato trasmesso in streaming con possibilità di interventi online ed è tutt’ora disponibile per la visione).
Un pomeriggio di riflessioni e discussioni con protagonisti le persone, il lavoro e l’ambiente.

Massimo Patrignani (Auser), introduce l’incontro ribadendo come, con l’avvento e l’attuale persistenza della pandemia, un progetto come Como Futuribile sia ancora più necessario, soprattutto per aprire nuovi interrogativi e proposte nel rapporto tra ambiente e lavoro, nello scenario di una crisi (economica e ambientale) su scala globale.

La parola poi va al neosegretario della Cgil comasca Umberto Colombo, che si interroga sul significato di “buon lavoro” (quando tutelato da contratti collettivi nazionali) e “bell’ambiente”(difeso e protetto come unico ponte verso il progresso) e di come i due concetti-chiave debbano andare di pari passo nell’azione comune sul territorio dentro e fuori gli ambienti lavorativi.

Dopo un accenno alla felice metafora del Prometeo scatenato di Claudio Fontana, un «homo faber» condannato all’autoestinzione per il consumo drastico delle risorse del pianeta, Massimo Patrignani instaura il dibattito chiedendo a Gianna Fracassi come si pone il sindacato rispetto alla necessità del cambiamento del mondo del lavoro, dei sui ritmi e metodi di produzione anche in riferimento all’ambiente e della conseguente urgenza di rivedere la percezione del debito pubblico.

Fracassi offre in risposta una panoramica della situazione attuale ed immediatamente precedente all’avvento della pandemia: questa, infatti, è arrivata in un momento in cui l’Italia stava avendo dei piccoli, timidi segnali di ripresa nonostante la stagnazione derivata dal decennio critico oramai (speriamo) alle spalle e, con l’avvento della quarantena, ha spinto alla riflessione, a vari livelli istituzionali, sulla necessità di far prevalere la salute rispetto al mero profitto. Nonostante la preoccupazione (sanitaria ed umana) dei mesi scorsi, prosegue Fracassi, ci si ritrova ad avere davanti la prospettiva di rompere tabù (come «l’intoccabile debito pubblico») e di poter cambiare il modello economico, declinandolo non più secondo logiche neoliberiste, ma portandolo piuttosto verso un miglioramento qualitativo dell’occupazione; è necessario avere risposte politiche affermative sia alla richiesta di investimenti per creare lavoro, che a quella di una ripartenza volta a prestare ascolto ai bisogni sociali (come salute ed istruzione, su cui porrà l’accento in seguito), guarendo dai postumi dalla «sbornia del privato» degli scorsi anni, come nel settore sanitario.
La Cgil, prosegue, accanto alla moratoria sui licenziamenti, chiede una riforma intelligente degli ammortizzatori sociali, un intervento forte contro le disuguaglianze fiscali (inteso come lotta all’evasione ed alla criminalità organizzata): solo così si potranno superare le difficoltà e contemporaneamente accompagnare il paese verso un’adeguata transazione digitale ed ambientale.

Ma come possono andare di pari passo politiche ambientali e lavorative?
Si dibatte sul come la trasformazione socio-ecologica in corso debba portare a nuovi modelli di sviluppo: Fracassi focalizza il discorso sul rapporto tra Green deal europeo e situazione italiana. Se riguardo al primo mantiene toni ottimistici, citando i punti recentemente ribattuti dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (obbligo di riduzione dei gas serra aumentato al 55%, maggiori risorse per i green bond e rincari sulle varie carbon e plastic tax, maggiori vincoli per la spesa dei fondi europei da parte dei singoli paesi, che dovranno essere in grado di indicare con ancora maggior precisione il loro utilizzo), passando a scenari nazionali si fa più cauta: la speranza è che in Italia si possa assistere nel futuro prossimo ad un dibattito serio e coerente circa l’utilizzo di determinate risorse; in questo è sostenuta da Patrignani, il quale ribadisce la necessità di una politica industriale unificata ed efficiente, perché nonostante i risultati ed i cambiamenti a livello europeo, incoraggianti su molti settori «energivori» come quello chimico, farmaceutico o d’aviazione, a livello nazionale a pesare maggiormente sono quello dei trasporti o dello smaltimento dei rifiuti.
La necessità di cambiare, di unirsi e mobilitarsi per avere soddisfatte le esigenze lavorative insieme con quelle ambientali, prosegue Fracassi, deve essere sostenuta dallo stato come autore deciso di politiche di investimenti e sviluppo in grado di generare circoli virtuosi e abbattere i divari territoriali; sarebbe questa la svolta necessaria a progredire, dopo vent’anni passati a scaricare la responsabilità di queste iniziative sui singoli privati.

È poi Celeste Grossi (Arci) a prendere parola; citando Alex Langer, sempre esempio di saggezza, mostra come una situazione di difficoltà, come quella derivata dalla pandemia, possa comunque aiutare a «scoprire e praticare il senso del limite», vedendo nell’austerità sostenibile degli scorsi mesi un momento di arricchimento collettivo. Nel corso della storia umana le pandemie hanno sempre portato a scelte di cambiamento.

Anche Arundhaty Roy ci invita a farlo. “Siamo di fronte ad un cancello, un portale, un passaggio da un mondo a quello successivo. Possiamo scegliere di attraversarlo, trascinandoci le carcasse dei nostri pregiudizi e del nostro odio, la nostra avarizia, i nostri dati bancari e gli ideali ormai morti, i fiumi e i cieli inquinati. Oppure possiamo attraversarlo alleggeriti, pronti a immaginare un nuovo mondo. E a lottare per esso”.


Il ruolo del sindacato, riflette Grossi, dovrebbe diventare «coraggiosamente creativo» mantenendo una conflittualità che non è solo difensiva, ma attiva e dinamica. Solo così, conclude, si potrà scardinare l’equazione nociva per cui il lavoro è vita e viceversa; riconvertendo il tempo in maniera alternativa (e forse, più naturale), si riconvertirebbero anche le dinamiche sociali che legano persone, ambiente e lavoro.

La parte finale dell’incontro, prima di un breve dibattito, si concentra sulle proposte concrete su cui lavorare, come sindacato, associazioni e cittadini attivi: rafforzare la sanità pubblica a livello territoriale, così come l’istruzione (dal nido alla formazione lavorativa), incrementare le opere pubbliche di manutenzione territoriale (conservare, restaurare e preservare l’esistente invece di creare il nuovo), compiere scelte energetiche intelligenti sulle energie rinnovabili, riqualificare l’edilizia pubblica ripensando le logiche dei nuclei urbani ed infine – ma non meno importante – rafforzare la coesione associativa nelle battaglie sociali, aprendo anche ad altre battaglie, magari diverse da quelle prettamente lavorative ma non meno importanti (come, ad esempio, il movimento Fridays for future, nuova linfa vitale per l’ambientalismo mondiale). [Sara Sostini, ecoinformazioni]

Guarda i video di Artur Borghesani di tutti gli interventi dell’iniziativa sul canale di ecoinformazioni.

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