Chiaroscuri di cambiamento

L’intervento Chiaroscuri di cambiamento di Sara Sostini per l’Arci durante l’incontro Se l’economia rinascesse green, svoltosi online il 16 ottobre nell’ambito del progetto Como futuribile con la partecipazione di Alfonso Gianni ed il coordinamento di Massimo Patrignani (Auser, Como futuribile).

Vorrei riflettere brevemente sulle sfumature della parola “cambiamento” e su come, attraverso i suoi chiaroscuri e le varietà di tono, sia possibile abbracciare un punto d’osservazione a trecentosessanta gradi su orizzonti nuovi.
Il fatto stesso che sia stato costituito e portato avanti un progetto come Como futuribile rende immediatamente evidente la necessità, a livello locale e globale, di una variazione radicale della permanenza dell’umanità sul pianeta; Arci da sempre ha fatto propria questa necessità, declinandola e cercando di darle soddisfazione in una vita associativa attiva, in cui il dialogo con politica, cultura, scienza e geografia locale sia il perno attorno a cui possa ruotare la porta di un mondo che, nel nostro ottimistico (ed, in molti casi, utopistico) modo di vedere le cose, possa essere migliore.
Cambiamento è moto, dinamico e vivace, da un punto A, statico, radicato e definito, ad un punto B, diverso ed ancora in divenire – futuribile, appunto. È il cammino dell’umanità nella storia, corsa al progresso, migrazione millenaria e – ora – necessario rallentamento del passo, riappropriazione di una velocità intrinsecamente ‘umana’ per non perdere, nella fretta ossessiva di obiettivi imposti da un’economia frenetica, il fiato necessario ad andare avanti, parafrasando il meraviglioso «lentius, profundus, suavius» di Alex Langer.
Restituire valore al tempo vuol dire ristabilire una salutare condizione che permetta di ritrovare l’energia necessaria per riscoprire una «gioiosa rivoluzione» della socialità e dell’associazionismo così propri dell’essere umano.
Cambiamento è insieme evoluzione ed involuzione: è progresso nella necessità di riconvertire l’intero sistema economico e politico, ripensando le dinamiche che strutturano il lavoro e la produzione; è involuzione – inteso però come ‘ritorno sui propri passi, magari scoprendo strade nuove – nell’urgenza di staccarsi dalle dinamiche logoranti dello sfruttamento delle risorse e nel trovare nuove alternative energetiche (innescando un processo effettivo, voluto e reale di decarbonizzazione) e nel bisogno, questo sì primario, di scardinare la spirale di consumo compulsivo e fagocitante in cui ci ritroviamo, volenti o nolenti, prigionieri.
Cambiamento è rivoluzione, riforma, riconversione: è necessario rovesciare (che, appunto, è un’altra accezione di cambiare) questo andamento, invertendo parametri già stabiliti (e sbagliati) di consumo e produzione, riducendo in maniera drastica, decisa e dirompente l’inquinamento terracqueo e riequilibrando i livelli di benessere così disuguali da territorio a territorio, perché le istituzioni competenti possano tornare a traghettare la collettività, di cui sono curatrici e tutrici, verso lidi più limpidi e lungimiranti, dove “vivere” non diventa più sinonimo di “sopravvivere di catastrofe in catastrofe sperando di non affogare”.
Secondo una ricerca pubblicata il 21 settembre scorso dal sito Oxfam, «Il 10% più ricco dell’umanità è stato responsabile di oltre la metà (52%) delle emissioni accumulate nell’atmosfera tra il 1990 e il 2015. L’1% più ricco è stato responsabile del 15% delle emissioni durante quel periodo, più del l’intera popolazione dell’UE e il doppio di quella della metà più povera dell’umanità (responsabile del 7%). Durante questo periodo, il 10% più ricco ha sperperato un terzo del restante budget globale di carbonio per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 ° C, rispetto a solo il 4% della metà più povera della popolazione mondiale». È principalmente con una buona pratica politica, di cooperazione tra stati, che il cambiamento collettivo e totale su questi fronti potrà venir messo in campo e reso effettivo.
Cambiamento è riflessione, decostruzione, azione ragionata e presa di coscienza, contrario a stasi individualista, narcisistica e miope: è solo quando anche il singolo prende coscienza di sé, del proprio potere individuale, che le scintille del cambiamento bruciano vivide in un falò più grande. Questo vale anche se si pensa ad ecologia, ambientalismo, economia. È importante che noi tutte e tutti rivalutiamo il potere di azioni – scontate, per alcuni minime, ma indissolubilmente fondamentali – come il riutilizzo (degli oggetti e delle risorse in nostro possesso) e la riparazione (reale e metaforica) come scelte consapevoli rispetto al più immediato e largamente più tollerato rifiuto-consumo-rifiuto, l’attenzione ad un consumo energetico ragionato ed effettivamente necessario e alle alternative green (sostanziali e non solo di facciata) disponibili sul territorio in cui ci troviamo ad abitare, ed infine la riscoperta della bellezza di un fermento associazionistico – ora distanziato – ma non per questo meno privo di energia e vigore. [Sara Sostini, ecoinformazioni]

Guarda il video in streaming dell’incontro.

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