Salute, non armi

La Settimana Internazionale per il Disarmo (24 – 31 ottobre) è iniziata bene. Con la ratifica dell’Honduras e, qualche giorno prima, di Giamaica e Nauru sono state raggiunte 50 adesioni al Trattato di Proibizione delle armi nucleari (TPNW). Il Trattato, votato alle Nazioni Unite a luglio 2017, entrerà in vigore il 22 gennaio 2021 rendendo illegale – per i paesi che lo hanno ratificato e per quelli che lo faranno d’ora in poi – l’uso, lo sviluppo, i test, la produzione, la fabbricazione, l’acquisizione, il possesso, l’immagazzinamento, il trasferimento, la ricezione, la minaccia di usare, lo stazionamento, l’installazione o il dispiegamento di armi nucleari. Si rafforza la posizione di mettere le armi nucleari fuori legge. Fortemente voluta dalla società civile internazionale con un’“iniziativa umanitaria”, sostenuta anche dalla Croce Rossa Internazionale.

I membri italiani della International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (Rete Italiana Pace e Disarmo e Senzatomica), oltre a esprimere soddisfazione, hanno dichiarato che proseguiranno con determinazione il percorso intrapreso per ottenere che il numero degli Stati aderenti al Trattato aumenti, a partire dall’Italia.

Per incoraggiare l’Italia a stare dalla parte giusta della storia, sarà rafforzata la mobilitazione “Italia, ripensaci” che si rivolge al Governo e al Parlamento affinché si sottraggano alle forti pressioni esercitate da Nato e Stati Uniti, dal momento che nel nostro Paese sono presenti circa 50 testate nucleari statunitensi e ci sono enormi interessi dell’apparato militare industriale per ammodernare gli arsenali nucleari, comprese le bombe presenti in Italia.

È evidente che in una situazione di emergenza sanitaria come quella che l’Italia sta vivendo le ingenti somme che ogni anno vengono spese per costruire e mantenere armi devastanti potrebbero più utilmente essere usate per contrastare il cambiamento climatico, la pandemia, la povertà.

La soddisfazione per l’importante risultato raggiunto con la ratifica del Trattato ci spinge a attivarci con ancora maggiore determinazione per la riduzione delle spese militari e sulle tante altre campagne ancora in corso – Stop Bombe in Yemen, NO F-35, Difesa Civile non armata e nonviolenta, IoAccolgo, Pace Diritto Giustizia in Israele/Palestina, per il controllo dell’export di armi e la difesa della Legge 185/90, per gli interventi civili di pace nei conflitti in corso, Control Arms, Stop Killer Robots, …). Per essere maggiormente efficaci abbiamo all’inizio del 2020 deciso l’unificazione di Rete della Pace e di Rete Italiana Disarmo che ha portato il 21 settembre alla nascita della Rete Italiana Pace e Disarmo di cui fanno parte associazioni, organizzazioni, sindacati, movimenti, attivi nella società italiana.

Per noi dell’Arci, da sempre attivi in entrambe le reti è una grande soddisfazione. Ed è la dimostrazione che il distanziamento fisico ci ha fatto cercare nuove forme di vicinanza e socialità per rimanere attive e attivi per la Pace e per continuare a dare voce alle esperienze di resistenza civile e nonviolenta italiane ed internazionali. [Celeste Grossi, Arci, coordinatrice del Gruppo regionale “Diritti umani, pace, disarmo, politiche internazionali]

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